29 Giugno 2026, lunedì
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Nel carcere minorile di Casal del Marmo il grido di un padre: “Mio figlio torturato”. Il 14enne accusato di abuso su una 12enne denuncia violenze in cella

Il genitore presenta un esposto alla procura di Sulmona: “Deve pagare per ciò che ha fatto, ma non con la tortura”. L’avvocato: “Chiesto per la terza volta il trasferimento”. Sotto accusa le condizioni dei minori detenuti.

C’è un’altra storia che si sovrappone alla vicenda già drammatica dell’abuso su una 12enne avvenuto a Sulmona: quella delle presunte violenze subite in carcere da uno dei due minorenni accusati di aver aggredito la ragazzina e di aver poi diffuso i video su WhatsApp. È un quadro inquietante quello tracciato dal padre del 14enne, che ha denunciato alla procura di Sulmona una serie di maltrattamenti avvenuti nel carcere minorile di Casal del Marmo, a Roma.

Secondo il racconto del genitore, suo figlio sarebbe stato più volte picchiato, insultato, minacciato. L’ultima visita, avvenuta ieri, lo avrebbe messo di fronte a un peggioramento evidente: “Gli ho visto lesioni sul volto, sul petto, sulle braccia. Mi ha detto di essere stato torturato. Devo essere chiaro: mio figlio deve pagare per quello che ha fatto, ma non sono la tortura e le aggressioni a insegnargli la gravità delle sue azioni. Così si rischia solo di distruggere definitivamente un ragazzo”.

La denuncia parla di strumenti improvvisati trasformati in armi: una spazzola di ferro, lamette usate per colpire e intimorire. Dinamiche che, secondo il padre, sarebbero alimentate sia dalla natura del reato contestato ai due giovani, spesso stigmatizzato anche in ambito carcerario, sia dalle ritorsioni degli stessi detenuti quando il 14enne prova a raccontare ciò che subisce.

Il quadro che emerge è quello di una spirale di violenza alimentata anche da minacce dirette alla famiglia. “Gli hanno imposto di riferire a me che devo portare droga da fumare, altrimenti lo ammazzeranno”, sostiene il genitore. Un’escalation che lo ha spinto questa mattina a rivolgersi al commissariato di Sulmona per formalizzare un nuovo esposto.

Il ragazzo condivide la cella con l’altro minore coinvolto nel caso, un 17enne che, a detta del padre del 14enne, sarebbe anch’egli vittima di percosse e intimidazioni. “È sconvolto quanto mio figlio, ma non ha nessuno che lo va a trovare. Non ha i genitori qui”, racconta. Un dettaglio che restituisce l’immagine di due adolescenti isolati, fragili, immersi in un contesto che sembra incapace di garantire la tutela minima prevista per chiunque, a maggior ragione per dei minorenni.

L’avvocato della famiglia, Alessandro Margiotta, non usa giri di parole e annuncia un nuovo passo formale: “Lunedì presenteremo per la terza volta la richiesta di trasferimento. Non è più rinviabile. È necessario che la procura di Roma verifichi le condizioni di tutti i ragazzi detenuti a Casal del Marmo”.

Un appello che interpella direttamente il sistema della giustizia minorile, chiamato a garantire sicurezza, rieducazione e un contesto protetto, anche e soprattutto nei casi più gravi. La vicenda ora è nelle mani delle procure competenti, mentre resta aperta una domanda di fondo: come assicurare che la punizione per un crimine non diventi, a sua volta, terreno fertile per nuove violenze?

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