3 Luglio 2026, venerdì
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Il caso delle residenze fantasma a Moggio Udinese: sei indagati per false cittadinanze

Quasi un anno di indagini porta alla luce un presunto sistema illecito che avrebbe favorito l’ottenimento della cittadinanza italiana a decine di cittadini brasiliani. Al centro dell’inchiesta amministratori, dipendenti comunali e due intermediari con un giro d’affari stimato in oltre mezzo milione di euro.

I Carabinieri della Stazione di Moggio Udinese hanno concluso una lunga e meticolosa attività investigativa durata quasi dodici mesi, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Udine, Giorgio Milillo. L’inchiesta ha portato alla denuncia a piede libero di sei persone, tra amministratori e dipendenti della precedente amministrazione comunale, accusati dell’ipotesi di reato di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici.

A innescare l’attenzione degli investigatori è stato un fenomeno anomalo, che nel tempo era diventato troppo evidente per passare inosservato: un flusso costante e sospetto di cittadini brasiliani, tutti accomunati dalla dichiarata discendenza italiana e dalla richiesta di residenza in due precise abitazioni nel cuore del piccolo comune della Valcanale. Un dettaglio che, da solo, non basterebbe a sollevare dubbi, se non fosse che gli 84 cittadini stranieri oggi al centro dell’indagine non avrebbero mai realmente vissuto in quelle abitazioni, né tantomeno nel territorio comunale.

Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, tra il 2018 e il 2024 l’allora amministrazione comunale avrebbe concesso la residenza anagrafica a queste persone pur in assenza dei necessari requisiti. Una residenza solo sulla carta, ma sufficiente a costituire l’elemento essenziale per ottenere la cittadinanza italiana secondo il principio dello ius sanguinis. Un iter che, seguendo la procedura ordinaria tramite le autorità consolari del Brasile, avrebbe richiesto anni. A Moggio Udinese, invece, tutto si sarebbe risolto in pochi mesi.

Il risultato era sempre lo stesso: ottenuto il passaporto italiano, i neocittadini lasciavano nuovamente l’Italia per rientrare in Brasile o trasferirsi in altri Paesi dove avevano reali interessi personali e lavorativi, dagli Stati Uniti all’Irlanda, dal Regno Unito a Spagna, Portogallo e Israele. La cittadinanza italiana era, per molti di loro, uno strumento per facilitare la mobilità internazionale, molto più vantaggiosa rispetto a quella garantita dal passaporto brasiliano. Di contro, i doveri derivanti dall’essere italiani venivano del tutto ignorati: emblematici i certificati elettorali recapitati dal Comune all’estero e mai utilizzati, spesso letteralmente cestinati dai destinatari.

Al centro del presunto meccanismo illecito sono finiti ora due persone considerate dagli inquirenti i promotori dell’intera operazione: una donna di 61 anni, di origine albanese e residente a Cassola, e un uomo di 54 anni, brasiliano, residente a Valbrenta. Entrambi incensurati, avrebbero dato vita, dal 2018, a una sorta di agenzia occulta, pubblicizzata su specifici siti internet e specializzata nel “facilitare” l’ottenimento della cittadinanza italiana a cittadini brasiliani.

Il loro ruolo, ricostruito dai Carabinieri, sarebbe stato determinante: avrebbero fornito ai clienti falsi contratti d’affitto trimestrali per le due abitazioni utilizzate come residenze fittizie; predisposto e consegnato al Comune la documentazione necessaria al riconoscimento della cittadinanza, nonostante contenesse irregolarità evidenti; assistito gli interessati nell’organizzare brevi viaggi in Italia, spesso di soli due o cinque giorni, per attestare formalmente la loro presenza sul territorio nazionale. In alcuni casi, dietro pagamento di un supplemento, avrebbero persino consentito ai clienti di ottenere la cittadinanza senza mai mettere piede in Italia, complice – secondo l’ipotesi accusatoria – la collaborazione di alcuni dipendenti comunali che non avrebbero rilevato incongruenze e falsificazioni presenti negli atti.

L’aspetto economico dell’operazione non sarebbe stato secondario. Per ogni pratica portata a termine, i due presunti intermediari avrebbero riscosso una parcella di circa seimila euro. Un giro d’affari complessivo che supererebbe i cinquecentomila euro, denaro che, secondo le indagini, sarebbe confluito su conti correnti esteri, in particolare irlandesi, britannici e brasiliani, riconducibili agli organizzatori.

L’inchiesta prosegue ora per definire con esattezza la posizione degli 84 cittadini brasiliani coinvolti e per accertare eventuali ulteriori responsabilità all’interno dell’apparato amministrativo locale. Il Comune di Moggio Udinese si ritrova così al centro di un caso che solleva interrogativi sul controllo delle procedure di riconoscimento della cittadinanza e su una pratica, quella dello ius sanguinis, che negli ultimi anni ha attirato l’interesse di migliaia di persone nel mondo. Una vicenda che, giorno dopo giorno, sta mostrando i contorni di un sistema complesso, costruito con cura e sfruttato per anni, in una realtà apparentemente lontana dai riflettori ma rivelatasi, suo malgrado, crocevia di un affare internazionale.

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