La tregua raggiunta nelle scorse settimane rischia di trasformarsi in una pausa fragile, attraversata da nuove operazioni militari e da avvertimenti che rimettono in discussione il cessate il fuoco. Le forze armate israeliane hanno lanciato nuovi raid sulla Striscia di Gaza e, secondo le autorità locali, le vittime dall’entrata in vigore della tregua avrebbero superato quota trecento. Un dato che riaccende tensioni politiche e diplomatiche, mentre Hamas minaccia esplicitamente la rottura dell’accordo.
L’avvertimento del movimento palestinese è stato rivolto al delegato statunitense Witkoff, indicato come interlocutore per monitorare l’attuazione della tregua. Hamas ha denunciato la prosecuzione delle operazioni israeliane come una violazione degli impegni assunti da Tel Aviv, affermando che il cessate il fuoco non potrà reggere senza un cambiamento immediato della condotta militare sul terreno. Una posizione che alimenta incertezza in una fase già segnata da sospetti reciproci e continui rilanci diplomatici.
Nel frattempo, il presidente Donald Trump ha ribadito che gli Stati Uniti stanno spingendo per il disarmo totale di Hamas, inserendo questo obiettivo nel quadro della strategia che accompagna la nuova risoluzione approvata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu. La dichiarazione si inserisce nel tentativo di rafforzare la cornice politico-militare del piano internazionale, passato con tredici voti a favore e le sole astensioni di Cina e Russia.
Sul terreno, l’episodio più rilevante delle ultime ore si è verificato a Rafah. L’esercito israeliano ha riferito di aver eliminato cinque militanti di Hamas che erano emersi da un tunnel situato nella porzione orientale della cosiddetta Linea Gialla, area sotto controllo delle forze di difesa israeliane. Secondo la ricostruzione dell’Idf, i militanti si stavano avvicinando alle truppe e rappresentavano una minaccia imminente. Nella rete sotterranea di Rafah, spiegano fonti militari israeliane, restano asserragliati circa centocinquanta combattenti.
Il ministro Israel Katz, intervenendo sulla situazione, ha parlato di uno Stato ebraico forte, proattivo e determinato a rispondere con decisione a ogni minaccia, respingendo al contempo le critiche dell’opposizione interna. Parole che riflettono una linea politica senza concessioni, mentre sul piano internazionale si procede verso la cosiddetta fase due del progetto elaborato dalle potenze coinvolte.
La risoluzione approvata dal Consiglio di Sicurezza, più volte modificata nel corso dei negoziati, autorizza l’ingresso nella Striscia di una forza internazionale di stabilizzazione. Si tratta del tassello centrale del piano ispirato alla proposta statunitense per Gaza, che punta a costruire un percorso di sicurezza multilivello, accanto a un progressivo consolidamento politico e amministrativo dell’area.
Il fragile equilibrio tra diplomazia e azione militare resta però appeso alla tenuta della tregua. Le prossime mosse di Israele e Hamas, così come il ruolo che la comunità internazionale riuscirà a esercitare sul campo, definiranno se il conflitto tornerà a incendiarsi o se si potrà proseguire lungo il difficile cammino tracciato dalle Nazioni Unite.
