21 Settembre 2026, lunedì
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Venezuela, il Nobel conteso: per la Procura Machado diventa una fuggitiva se lascia il Paese

La leader dell’opposizione vuole volare a Oslo per ricevere il Premio per la Pace. Il governo la avverte: uscire dal territorio equivale a dichiararsi latitante. Sullo sfondo, nuove accuse e un clima politico sempre più teso.

Maria Corina Machado, figura simbolo dell’opposizione venezuelana e fresca vincitrice del Premio Nobel per la Pace, è al centro di un nuovo braccio di ferro politico e giudiziario con il governo di Caracas. Se deciderà di lasciare il Paese per recarsi a Oslo il 10 dicembre, dove dovrebbe ritirare il prestigioso riconoscimento, verrà formalmente considerata una fuggitiva.

A ribadire la linea dura è stato il procuratore generale Tarek William Saab, che ha definito l’eventuale viaggio all’estero incompatibile con la condizione giudiziaria della politica venezuelana. «Essendo fuori dal Venezuela e oggetto di numerose indagini penali, sarà considerata una fuggitiva», ha dichiarato, confermando che su Machado pendono accuse di cospirazione, incitamento all’odio e terrorismo.

La leader dell’opposizione, che sostiene di essere attualmente nascosta in Venezuela per tutelare la propria sicurezza, aveva manifestato con determinazione l’intenzione di essere presente alla cerimonia del Nobel. Un gesto dal forte valore politico e simbolico, destinato a proiettare sulla scena internazionale il conflitto interno che da anni oppone la società civile ai vertici del potere chavista.

A complicare ulteriormente il quadro, Saab ha fatto riferimento a un presunto disegno sovversivo di portata internazionale. Secondo il procuratore, il Venezuela starebbe perseguendo più di cento “mercenari”, provenienti da oltre trenta Paesi e «legati alla Cia». Accuse che si inseriscono nel consueto armamentario retorico del governo, che da tempo attribuisce all’opposizione e ai suoi presunti alleati stranieri la responsabilità di tentativi di destabilizzazione e complotti contro lo Stato.

Il caso Machado rappresenta così l’ennesimo capitolo di una stagione politica segnata da tensioni profonde: un equilibrio fragile, in cui ogni gesto pubblico può trasformarsi in detonatore. La scelta della leader di andare o non andare a Oslo non è più soltanto un atto personale, ma un banco di prova per misurare la portata internazionale della sua figura e il margine di manovra che il governo è disposto a concedere in un contesto di conflitto permanente.

Nei prossimi giorni, mentre l’attenzione internazionale si concentra sul Premio che dovrebbe celebrarla, la vicenda di Machado continuerà a pesare sul panorama venezuelano come un indicatore del clima politico: incerto, febbrile, carico di interrogativi sul futuro del Paese e sulle libertà di chi lo contesta.

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