15 Agosto 2026, sabato
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Ex Ilva, il governo sblocca 108 milioni e rafforza gli ammortizzatori sociali

Un decreto per garantire continuità produttiva, manutenzioni, tutela dei lavoratori e indennizzi ai territori coinvolti

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto legge che introduce misure urgenti per assicurare la prosecuzione delle attività produttive negli stabilimenti ex Ilva, tutelare i lavoratori e fornire sostegni economici ai territori colpiti dalla crisi del siderurgico. Un provvedimento atteso, che nelle intenzioni del governo punta a tenere in vita un comparto strategico e al tempo stesso a rafforzare la rete di protezione sociale ed economica intorno ai siti industriali.

La nota diffusa dal ministero delle Imprese e del Made in Italy chiarisce i punti centrali del decreto, a partire dall’autorizzazione concessa ad Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria a utilizzare i 108 milioni residui del finanziamento ponte fino a febbraio 2026. Si tratta di risorse considerate indispensabili per garantire la continuità degli impianti in una fase ancora segnata dall’incertezza proprietaria e dalla procedura di gara, che dovrebbe concludersi proprio nel febbraio del 2026 con l’individuazione dell’aggiudicatario.

I fondi residui si aggiungono ai 92 milioni dello stesso finanziamento già impegnati negli interventi essenziali sugli altoforni, nelle manutenzioni ordinarie e straordinarie e nei capitoli dedicati alla sicurezza e agli investimenti ambientali, in particolare quelli connessi al nuovo schema autorizzativo dell’AIA e al Piano di Ripartenza. Una parte cruciale del percorso di rilancio passa infatti dalla messa in sicurezza degli impianti e da un adeguamento ambientale più volte sollecitato dalle autorità e dalle comunità locali, fortemente provate da anni di criticità.

Sul fronte del lavoro, il decreto interviene ampliando le tutele. Per il biennio 2025-2026 vengono stanziati ulteriori 20 milioni di euro destinati a coprire l’integrazione fino al 75 per cento del trattamento di CIGS, una quota finora sostenuta direttamente da Acciaierie d’Italia. Lo Stato si assume dunque un impegno strutturale nel periodo in cui la gestione commissariale resta chiamata a mantenere la produttività e a garantire l’occupazione, mentre lo stabilimento, soprattutto quello di Taranto, continua a rappresentare uno dei nodi industriali più sensibili del Paese.

Il provvedimento interviene anche sul Fondo per gli indennizzi riservati ai proprietari di immobili del quartiere Tamburi, l’area cittadina più esposta alle conseguenze ambientali dello stabilimento tarantino. Il decreto consente di utilizzare nel 2025 le somme residue per completare gli indennizzi parziali relativi alle richieste presentate l’anno precedente, un passaggio che dovrebbe contribuire a sbloccare pratiche rimaste sospese e a rispondere, almeno in parte, alle aspettative di una comunità che da anni attende segnali concreti.

Infine, viene riconosciuto ad Acciaierie d’Italia un indennizzo legato ai contributi per le imprese energivore, riferito in particolare agli sconti sulle forniture energetiche e alle quote ETS. Un punto tecnico, ma di rilievo per un settore ad altissima intensità energetica, dove gli oneri legati all’approvvigionamento e alle emissioni rappresentano una voce determinante nei bilanci.

Il decreto si inserisce in un quadro complesso, in cui la tenuta produttiva, la protezione dell’occupazione, la sostenibilità economica e le esigenze dei territori continuano a intrecciarsi. L’esecutivo sceglie di sostenere la continuità degli impianti e al tempo stesso di tamponare le emergenze sociali e ambientali ancora aperte, in attesa di un passaggio decisivo: la definizione del futuro proprietario e, con esso, della nuova strategia industriale per uno dei poli siderurgici più importanti d’Europa.

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