16 Agosto 2026, domenica
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Italdesign, la protesta dei lavoratori. Appendino: “Silenzio assordante dalle istituzioni, lo Stato ci metta la faccia”

La deputata del Movimento 5 Stelle interviene in Aula dopo la manifestazione dei dipendenti davanti ai cancelli dell’azienda: “Mesi senza risposte sulla vendita. Millecinquecento persone vivono nell’incertezza più totale”.

Il futuro di Italdesign, colosso dell’ingegneria e del design automobilistico italiano, si sta trasformando in un enigma sempre più inquietante. Una nube densa di incertezze avvolge la storica azienda, tanto da spingere centinaia di lavoratori, venerdì scorso, a radunarsi davanti ai cancelli dello stabilimento. Una protesta composta ma determinata, in cui il silenzio delle istituzioni è risuonato con la potenza di uno strappo: un boato muto fatto di frustrazione, paura e richieste inevase.

A fianco dei dipendenti, anche una delegazione del Movimento 5 Stelle. Tra loro la deputata Chiara Appendino, che ha poi portato in Parlamento il grido d’allarme dei circa millecinquecento lavoratori che da mesi attendono chiarimenti sulla possibile vendita dell’azienda. Una cessione che, denunciano i sindacati, sembra procedere sotto traccia, in assenza totale di informazioni su tempi, acquirenti e prospettive industriali. Ed è proprio questa opacità a generare l’angoscia che attraversa non solo le famiglie dei dipendenti, ma l’intero tessuto produttivo piemontese.

Intervenendo alla Camera, Appendino ha scelto parole nette, prive di attenuanti: “Venerdì centinaia di dipendenti di Italdesign, che è un’eccellenza del nostro territorio, hanno protestato davanti ai cancelli dell’azienda. Noi eravamo lì con loro. Hanno fatto sentire la loro voce perché sono mesi che chiedono chiarezza: vogliono sapere cosa sarà del loro futuro e quali saranno i loro diritti. Nessuno sa nulla di questa vendita che sembra essere già decisa, come spesso avviene”.

Il cuore del problema, secondo la parlamentare, è l’assenza totale di interlocuzione da parte di Governo e Regione: “Dalle istituzioni è arrivato un silenzio assordante: quello di un Governo di cui non c’è traccia e di una Regione che non si fa vedere”. Un’accusa che fotografa un fossato in progressiva espansione tra lavoratori e rappresentanti istituzionali, proprio nel momento in cui la comunicazione dovrebbe essere più trasparente e tempestiva.

Appendino, però, non si limita alla denuncia. Al contrario, rilancia con un appello alla responsabilità pubblica: “Vogliamo portare in quest’Aula la voce di quei millecinquecento lavoratori terrorizzati che chiedono di rompere quel silenzio e di sapere che cosa accadrà loro. Io credo che abbiano il diritto di saperlo, perché la prima cosa che rende lo Stato veramente lo Stato, e noi degni di rappresentarlo, è avere rispetto per chi lavora. E il rispetto passa dalla trasparenza. Lo Stato ci metta la faccia”.

Il caso Italdesign, così, si spinge oltre i confini della vertenza industriale. Diventa un caso politico e sociale, uno specchio in cui si riflette il rapporto – sempre più fragile – tra istituzioni e mondo del lavoro. Da una parte una realtà industriale riconosciuta a livello internazionale, potenzialmente oggetto di operazioni negoziate lontano dai riflettori. Dall’altra un territorio che teme di perdere un presidio occupazionale storico e strategico, senza che chi dovrebbe garantire chiarezza muova un passo.

La storia, al momento, è costellata più da omissioni che da risposte. Eppure, proprio questo vuoto sta generando un’energia inattesa: la determinazione dei lavoratori a farsi ascoltare prima che la loro fiducia nelle istituzioni si perda definitivamente.

Appendino rilancia anche su Opzione Donna: “In piazza con lavoratrici tradite, suoniamo la sveglia a Meloni”

L’intervento della deputata non si limita al caso Italdesign. Davanti a Montecitorio, al fianco delle lavoratrici di Opzione Donna, Appendino ha denunciato quello che definisce un “tradimento politico” da parte del Governo: “Dov’è finita la Giorgia Meloni che stava al fianco delle donne di Opzione Donna? Dov’è finita la Giorgia Meloni che sosteneva che questa misura doveva diventare strutturale? Non c’è più, è sparita”.

Per la parlamentare, la cancellazione della misura rappresenta “uno schiaffo in faccia, da una Presidente del Consiglio donna, a migliaia di lavoratrici”. E assicura che la battaglia continuerà sia in Parlamento sia nelle piazze: “Opzione Donna è un diritto acquisito con fatica. Noi non lo accettiamo e siamo al loro fianco”.

Due fronti diversi, una stessa denuncia: la distanza crescente tra promesse pubbliche e realtà vissuta da chi lavora. In mezzo, un Paese che chiede risposte. E che, per ora, riceve soltanto silenzio.

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