Roma torna a scavare nei suoi misteri, quelli sepolti nel sottosuolo e nella memoria di una città che non dimentica. Da giorni, sotto la Casa del Jazz di via Cristoforo Colombo, si muovono squadre di carabinieri e polizia affiancate da unità cinofile specializzate nella ricerca di resti umani. Gli agenti si addentrano nelle gallerie che corrono sotto il complesso culturale, un tempo villa privata e oggi luogo simbolo di rinascita civile, alla ricerca di un nome che appartiene a una delle pagine più oscure della cronaca giudiziaria italiana: Paolo Adinolfi, il giudice scomparso nel nulla nel 1994.
La pista investigativa, riaperta dopo decenni di silenzio, porta proprio lì, in quel luogo che un tempo apparteneva a Enrico Nicoletti, l’uomo d’affari e prestanome della Banda della Magliana, considerato il suo “cassiere”. La Casa del Jazz è oggi un bene confiscato alla criminalità organizzata e trasformato in spazio pubblico dedicato alla musica e alla cultura. Ma sotto i suoi giardini, tra le fondamenta e le vecchie gallerie, potrebbero celarsi le tracce di un passato criminale che ancora chiede giustizia.
A disporre le operazioni è stato il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, che ha dato il via libera a una nuova fase delle indagini. I cani molecolari stanno ispezionando ogni intercapedine, ogni condotto, ogni varco nel terreno. Gli esperti valutano anche la presenza di materiali o resti compatibili con la scomparsa del magistrato.
Paolo Adinolfi era un giudice della sezione fallimentare del Tribunale di Roma, impegnato in delicate inchieste economiche negli anni in cui la Banda della Magliana intrecciava affari con politica, finanza e criminalità organizzata. La sua sparizione, nel 1994, avvenne in circostanze mai chiarite: l’auto fu ritrovata in zona Ostiense, ma di lui non si seppe più nulla. Da allora, inchieste e piste si sono susseguite senza esito, fino all’odierno sviluppo che riporta i riflettori su una possibile sepoltura clandestina.
La scelta di scavare sotto la Casa del Jazz non è casuale. Quella villa, appartenuta a Nicoletti, rappresenta un crocevia di storie e segreti legati a uno dei periodi più torbidi della capitale. Le gallerie sotterranee, secondo alcune testimonianze raccolte nel tempo, potrebbero essere state utilizzate per nascondere armi, denaro o persino corpi.
Gli scavi, affidati agli esperti del Ris dei Carabinieri, potrebbero durare giorni. Ogni centimetro di terreno viene esaminato con cura, nella speranza di trovare un indizio, una traccia, una conferma. Dopo oltre trent’anni, il nome del giudice Adinolfi torna così al centro della scena, insieme alle ombre della Banda della Magliana, i cui fantasmi continuano ad affiorare nei luoghi della Roma criminale.
Mentre i tecnici lavorano in silenzio, la Casa del Jazz resta chiusa al pubblico. Sulla superficie, il parco verde e la struttura che ospita concerti e iniziative culturali raccontano una città che ha saputo trasformare un simbolo del malaffare in un presidio di bellezza e legalità. Ma sotto, nelle viscere di Roma, il passato continua a parlare — e forse, stavolta, potrebbe raccontare dove finì la verità sul giudice Adinolfi.
