29 Giugno 2026, lunedì
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L’orso M90 e la lunga ombra dell’agonia: Fugatti indagato per uccisione con crudeltà. “Mi difenderò in tribunale”

Il gip di Trento respinge la richiesta di archiviazione della procura e dispone l’imputazione coatta per il presidente della Provincia autonoma di Trento. Secondo il giudice, l’abbattimento dell’orso M90 sarebbe avvenuto “in modo crudele”, senza anestesia e dopo una lunga agonia.

Il caso dell’orso M90, giovane esemplare di due anni e mezzo abbattuto in Val di Sole lo scorso febbraio, torna a scuotere il Trentino e la politica nazionale. Il giudice per le indagini preliminari di Trento, Gianmarco Giua, ha respinto la richiesta di archiviazione presentata dalla procura e ha disposto l’imputazione coatta per il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, accusato del reato di uccisione di animale con crudeltà ai sensi degli articoli 544 bis e 544 ter del Codice penale.

La decisione del gip accoglie le opposizioni di numerose associazioni animaliste, tra cui l’Ente nazionale protezione animali (Enpa), che si erano schierate contro la richiesta di archiviazione e avevano chiesto giustizia per l’animale.

Un abbattimento “in modo crudele”

Nel provvedimento del giudice emerge un quadro che ribalta la versione finora sostenuta dalla Provincia. Secondo il gip, l’orso M90 sarebbe stato ucciso in modo crudele, poiché non venne narcotizzato prima dell’esecuzione del decreto di abbattimento, nonostante fosse munito di radiocollare e dunque facilmente rintracciabile.

L’animale venne colpito da due proiettili, ma non morì subito. “L’autopsia – si legge nell’ordinanza – ha evidenziato che l’orso morì dissanguato per un’emorragia interna dopo una lunga agonia. Nessun veterinario era presente, contrariamente a quanto previsto dal protocollo Pacobace”.
Un dettaglio, quest’ultimo, che per il giudice conferma la violazione delle procedure e la presenza di elementi di particolare crudeltà.

La vicenda di M90

L’abbattimento di M90 risale al 6 febbraio 2024, poche ore dopo la firma del decreto provinciale che ne autorizzava l’uccisione. Il giovane orso era stato segnalato nei giorni precedenti in Val di Sole, dove aveva seguito – a distanza – una coppia di escursionisti lungo un sentiero di circa settecento metri nei boschi di Mezzana. Un comportamento ritenuto “anomalo” e potenzialmente pericoloso, che aveva indotto la Provincia a emanare il provvedimento di abbattimento, eseguito poi dal personale del Corpo forestale.

Fin da subito, però, l’uccisione aveva sollevato un’ondata di polemiche. Le associazioni ambientaliste e animaliste avevano denunciato una gestione “sbrigativa e sproporzionata” del caso, accusando la Provincia di Trento di utilizzare criteri repressivi nella gestione dei grandi carnivori.

Le nuove indagini e gli altri indagati

Oltre al presidente Fugatti, il giudice ha disposto l’iscrizione nel registro degli indagati anche per Raffaele De Col, capo del Corpo forestale del Trentino, e per Giovanni Giovannini, dirigente del Servizio foreste e fauna della Provincia.

I tre dovranno ora rispondere davanti alla magistratura delle accuse mosse a vario titolo nell’ambito del procedimento penale. La procura di Trento dovrà formalizzare l’imputazione entro dieci giorni, e successivamente verrà fissata l’udienza preliminare, nella quale il giudice deciderà sull’eventuale rinvio a giudizio.

La Provincia aveva in passato difeso la legittimità dell’atto, sostenendo di aver agito per garantire la sicurezza pubblica. Ma la decisione del gip apre ora un fronte giudiziario di grande rilievo, destinato a riaccendere il dibattito su come gestire la convivenza tra uomo e fauna selvatica sulle Alpi.

Le associazioni: “Fare piena luce sulla morte di M90”

La decisione del giudice rappresenta una vittoria per le associazioni animaliste, che da mesi chiedevano di non archiviare il caso. In una nota, l’Enpa ha espresso soddisfazione per l’ordinanza, sottolineando che “la giustizia riconosce la necessità di fare piena luce sulla morte di M90 e sulle modalità dell’abbattimento”.

Altre organizzazioni hanno colto l’occasione per ribadire la richiesta di una revisione complessiva delle politiche di gestione della fauna selvatica in Trentino, invocando più trasparenza, formazione e il rispetto rigoroso dei protocolli scientifici.

Fugatti: “Mi difenderò in tribunale”

Di fronte alla decisione del gip, il presidente Maurizio Fugatti ha dichiarato di prendere atto del provvedimento e di essere pronto a difendere le proprie scelte in tribunale. “La decisione di procedere con il decreto di rimozione – ha spiegato – è stata adottata in un quadro di piena legittimità, sulla base degli elementi tecnici e delle competenze attribuite alla Provincia, con l’obiettivo prioritario di tutelare l’incolumità pubblica e garantire la sicurezza del territorio”.

Fugatti, che ha sempre sostenuto la linea della fermezza nella gestione dei grandi carnivori, rivendica la correttezza dell’operato della sua amministrazione e promette battaglia giudiziaria.

Un caso simbolo della convivenza difficile tra uomo e natura

La vicenda di M90 va ben oltre il confine della Val di Sole. Diventa emblema di un conflitto che da anni attraversa le montagne trentine: quello tra la tutela della fauna e la sicurezza delle comunità locali. Un equilibrio fragile, in cui ogni episodio di contatto tra uomo e orso si trasforma in un caso politico e giudiziario.

Con l’imputazione coatta, il caso M90 si appresta a diventare un banco di prova per la giustizia, ma anche un punto di svolta nel dibattito pubblico su come conciliare conservazione ambientale e gestione del territorio. Una partita che si giocherà non solo nelle aule di tribunale, ma anche nella coscienza collettiva di un Paese chiamato a decidere quanto spazio concedere, davvero, alla natura.

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