29 Giugno 2026, lunedì
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Francia, stop a Shein dopo lo scandalo delle bambole pedopornografiche: “Verificheremo la conformità alle nostre leggi”

Il governo di Parigi sospende temporaneamente la piattaforma cinese accusata di vendere sex doll con sembianze infantili. L’inchiesta della magistratura, le proteste all’apertura del primo negozio fisico e la nuova stretta sull’ultra-fast fashion mettono il colosso asiatico sotto assedio.

In Francia il colosso della moda online Shein finisce di nuovo nel mirino delle autorità. Il governo francese ha infatti disposto la sospensione temporanea della piattaforma di e-commerce cinese, imponendo alla società di dimostrare la piena conformità alle leggi nazionali in materia di tutela dei consumatori, dignità umana e trasparenza commerciale. Una decisione arrivata in un momento di massima esposizione mediatica, a pochi giorni dallo scandalo delle cosiddette “bambole pedopornografiche” messe in vendita sul sito.

L’ordine di sospensione porta la firma del primo ministro Sébastien Lecornu, che ha chiesto ai ministeri competenti di avviare verifiche entro quarantotto ore. L’obiettivo dichiarato è accertare che “tutti i contenuti e i prodotti offerti da Shein rispettino pienamente le leggi e i regolamenti francesi”. Solo dopo questi controlli – ha precisato il ministero dell’Economia – il provvedimento potrà essere revocato. Nel frattempo, la piattaforma rimane sotto stretta osservazione da parte delle autorità giudiziarie e amministrative.

Il caso è esploso dopo la scoperta, sul sito francese di Shein, di bambole gonfiabili con fattezze infantili. Prodotti di questo tipo, assimilabili a materiale pedopornografico, hanno immediatamente provocato indignazione e l’apertura di un’indagine da parte della magistratura. La reazione pubblica è stata durissima: associazioni per la tutela dei minori, gruppi femministi e parlamentari di ogni schieramento hanno chiesto l’intervento del governo.

L’azienda, travolta dalle accuse, ha rimosso le inserzioni incriminate e ha deciso di sospendere l’intera categoria di articoli a contenuto sessuale. “Saremo completamente trasparenti con le autorità”, ha dichiarato alla radio RMC il portavoce francese del gruppo, Quentin Ruffat, assicurando la piena collaborazione con la magistratura e la disponibilità a fornire i dati degli acquirenti coinvolti. Contestualmente, Shein ha annunciato una revisione interna delle proprie procedure di controllo sui prodotti caricati nella piattaforma.

La tempesta giudiziaria e politica è arrivata in coincidenza con un altro momento chiave per l’azienda: l’inaugurazione del suo primo negozio fisico permanente in Francia, nel cuore di Parigi, all’interno dei grandi magazzini BHV Marais. L’apertura, concepita come un evento celebrativo per il marchio, si è rapidamente trasformata in un fronte di contestazione. Davanti alle vetrine, gruppi ambientalisti e associazioni per i diritti umani hanno organizzato manifestazioni contro le pratiche del colosso dell’“ultra-fast fashion”, accusato da anni di sfruttamento, inquinamento e violazioni dei diritti dei lavoratori.

Mentre all’interno si formavano lunghe code di clienti attratti dai prezzi bassissimi e dall’effetto social del marchio, all’esterno si levavano cori e cartelli di protesta. Secondo quanto riferito da Le Parisien, alcuni attivisti sono riusciti a entrare nel negozio esponendo bandiere palestinesi e striscioni contro lo sfruttamento della minoranza uigura in Cina. “Dalla colonizzazione ai vostri armadi”, gridavano prima di essere accompagnati all’uscita dal servizio d’ordine. Intanto, tra rue de Rivoli e rue des Archives, la fila di curiosi e acquirenti continuava a scorrere, segno della potenza commerciale e comunicativa del marchio, nonostante la bufera.

Non è la prima volta che Shein entra in rotta di collisione con le autorità francesi. Negli ultimi anni il gruppo è stato più volte sanzionato per pratiche commerciali scorrette e scarsa trasparenza in materia ambientale. Nel 2025, una multa da 191 milioni di euro è stata inflitta alla società per violazioni legate all’uso dei cookies e alla pubblicità ingannevole. Parallelamente, il Parlamento francese sta discutendo una legge destinata a colpire l’ultra-fast fashion, imponendo nuove tasse e limiti di produzione ai marchi che basano il proprio modello di business su un consumo compulsivo e a basso costo, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale e migliorare la tracciabilità delle filiere.

Ora, lo scandalo delle bambole pedopornografiche rischia di accelerare la stretta. La commissione parlamentare incaricata di monitorare le attività delle piattaforme digitali convocherà i vertici di Shein entro quindici giorni per un’audizione sulla trasparenza della catena di approvvigionamento e sulle misure adottate dopo l’incidente. Il relatore della commissione, Antoine Vermorel-Marque, ha chiarito che in caso di ulteriori irregolarità il governo non esclude un divieto totale di operare sul territorio francese.

Per Shein si apre così una fase cruciale. Oltre a dover rispondere a gravi accuse sul piano legale, il colosso cinese deve ora affrontare una crisi d’immagine in uno dei mercati europei più sensibili al tema della responsabilità sociale e ambientale. Parigi, da parte sua, manda un segnale politico chiaro: il rispetto della dignità umana e delle regole del commercio non può essere subordinato alla convenienza dei prezzi o alla popolarità di un brand globale.

In una società sempre più attenta all’etica della produzione e alla trasparenza digitale, la sospensione di Shein rappresenta molto più di una misura amministrativa: è un monito rivolto a tutte le piattaforme dell’economia globale, chiamate a confrontarsi con un principio non negoziabile, quello del rispetto delle persone prima del profitto.

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