I numeri non sorridono a Donald Trump. Secondo un nuovo sondaggio congiunto realizzato da Washington Post, ABC News e Ipsos, la popolarità del presidente statunitense è scesa al 41%, mentre il 59% degli americani dichiara di disapprovare il suo operato. Un calo netto che segnala un crescente malcontento nel Paese, alimentato non solo dalle controversie interne ma anche dal modo in cui il capo della Casa Bianca sta gestendo la politica estera.
La maggioranza degli intervistati ritiene che Trump abbia oltrepassato i limiti istituzionali del suo mandato, assumendo toni e decisioni che travalicano il perimetro tradizionale dei poteri presidenziali. L’immagine di un leader determinato ma divisivo continua dunque a pesare sul giudizio dell’opinione pubblica.
Sul fronte internazionale, il presidente mantiene un atteggiamento di sfida. Il suo ultimo bersaglio è Nicolás Maduro, il leader venezuelano con cui i rapporti sono ormai precipitati. Dopo le dichiarazioni al vetriolo di Trump — “Maduro ha i giorni contati” — la crisi diplomatica tra Washington e Caracas si è ulteriormente inasprita.
A sostenere la linea dura della Casa Bianca è intervenuta María Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana e Premio Nobel per la Pace 2025, che ha espresso pubblicamente il proprio appoggio a Washington, definendo l’azione di Trump “un passo necessario per liberare il Venezuela dalla tirannia”.
La mossa di Machado consolida il fronte anti-Maduro ma non basta a rafforzare il consenso interno del presidente americano. Negli Stati Uniti, infatti, la percezione di un capo di Stato troppo concentrato sulla scena internazionale e poco attento ai problemi domestici continua ad allargare la distanza tra la Casa Bianca e una parte crescente dell’elettorato.
In un contesto politico segnato da tensioni, inchieste e campagne elettorali anticipate, il dato dei sondaggi rappresenta più di un campanello d’allarme. Per Trump, la sfida ora non è solo convincere il mondo, ma riconquistare la fiducia del suo Paese.
