La denuncia arriva dai canali ufficiali di Washington e rimbalza in poche ore sulle principali testate internazionali. Il segretario di Stato americano Marco Rubio accusa apertamente Hamas di sottrarre gli aiuti umanitari destinati alla popolazione di Gaza, aggravando così una crisi già drammatica e compromettendo – sostiene – il piano in venti punti promosso dal presidente Donald Trump per garantire assistenza ai civili palestinesi.
“Hamas continua a privare la popolazione di Gaza degli aiuti umanitari di cui ha disperatamente bisogno”, scrive Rubio in un messaggio pubblicato su X. “Questo furto mina gli sforzi internazionali a sostegno del piano del presidente Trump per fornire assistenza essenziale a civili innocenti. Hamas è l’ostacolo. Deve deporre le armi e fermare i saccheggi affinché Gaza possa avere un futuro migliore.”
Le immagini diffuse dal Pentagono
A corredo del suo messaggio, il capo della diplomazia americana condivide un filmato realizzato da un drone del Comando Centrale degli Stati Uniti, che mostrerebbe – secondo la ricostruzione fornita da Washington – un gruppo di miliziani di Hamas mentre prende il controllo di un camion carico di aiuti umanitari nel nord della Striscia. Il video, girato venerdì, è stato diffuso per documentare visivamente le accuse e per sottolineare, come spiegano fonti militari americane, “l’ostruzionismo sistematico” del movimento islamista nei confronti delle operazioni di soccorso.
Le immagini mostrano un convoglio in movimento scortato da veicoli armati, seguito da uomini in uniforme che – stando alla versione americana – avrebbero bloccato il passaggio per dirottare le forniture. Una dinamica che, se confermata, evidenzierebbe il controllo capillare di Hamas su ogni aspetto della distribuzione degli aiuti nella Striscia e la difficoltà delle agenzie internazionali nel far arrivare viveri e medicinali ai civili.
L’accusa politica e il contesto diplomatico
Le parole di Rubio si inseriscono in un momento di crescente tensione nella regione e di sforzi rinnovati da parte degli Stati Uniti per mantenere aperti i corridoi umanitari. Il piano di Trump – illustrato nelle scorse settimane alla Casa Bianca – prevede una rete di interventi coordinati per fornire acqua, cibo, medicinali e assistenza logistica alla popolazione di Gaza, con il coinvolgimento diretto di partner regionali e organismi internazionali.
Secondo Rubio, però, questi sforzi vengono “sabotati” da Hamas, che continuerebbe a controllare le aree di stoccaggio e i punti di accesso degli aiuti, utilizzandoli come leva politica o addirittura come risorsa militare. Le sue parole riflettono una linea dura: Washington considera il movimento islamista non solo un attore armato, ma un ostacolo concreto a qualsiasi ipotesi di ricostruzione o tregua duratura.
Gaza tra emergenza e accuse incrociate
Sul terreno, la situazione umanitaria resta critica. Le Nazioni Unite e le principali organizzazioni non governative denunciano da settimane la difficoltà di far transitare i convogli a causa delle distruzioni, dei blocchi militari e della mancanza di sicurezza. In questo quadro, le accuse di Washington assumono un peso politico ulteriore, poiché legano direttamente la gestione degli aiuti al comportamento di Hamas.
Da parte del movimento palestinese non è arrivata, almeno per ora, una replica ufficiale alle dichiarazioni di Rubio. Fonti locali, tuttavia, respingono abitualmente le accuse di appropriazione indebita, sostenendo che i ritardi e le carenze nella distribuzione dipendono dai vincoli imposti dalle autorità israeliane e dalle difficoltà logistiche imposte dal conflitto.
La strategia americana
Il messaggio del segretario di Stato segna un nuovo passaggio nella strategia comunicativa dell’amministrazione americana: da un lato, rilanciare l’immagine di un piano concreto per alleviare la crisi di Gaza; dall’altro, attribuire direttamente a Hamas la responsabilità del fallimento di ogni iniziativa di soccorso.
In questo quadro, la diffusione del video del Pentagono ha una valenza politica evidente. Washington vuole mostrare prove tangibili di ciò che definisce un “sabotaggio sistematico”, per rafforzare la propria posizione sullo scenario internazionale e ottenere un maggiore sostegno al piano Trump da parte degli alleati.
Un equilibrio fragile
Mentre la guerra prosegue e la popolazione di Gaza continua a pagare il prezzo più alto, le parole di Rubio aggiungono un nuovo livello di tensione diplomatica. Le accuse di furto degli aiuti si inseriscono in una narrazione che punta a isolare Hamas non solo come organizzazione militare, ma come principale responsabile della crisi umanitaria.
Il varco di Severodvinsk e il filmato del drone, i messaggi su X e i piani multilaterali: tutto si intreccia in un mosaico in cui la guerra dell’informazione corre parallela a quella sul campo.
Nel suo messaggio conclusivo, Rubio insiste su un punto che sintetizza la posizione americana: “Solo se Hamas rinuncerà alla violenza, Gaza potrà avere un futuro.” Un’affermazione che suona insieme come avvertimento e condizione politica. In mezzo, restano milioni di civili intrappolati tra le accuse e le promesse, in una Striscia sempre più lontana dalla pace e dalla speranza.
