3 Ottobre 2026, sabato
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Archiviata l’accusa di violenza sessuale per La Russa jr e l’amico dj: resta il processo per revenge porn

Il gip di Milano accoglie la richiesta della Procura: nessuna prova di abuso. I due giovani dovranno però rispondere della diffusione di video privati senza consenso.

La lunga e complessa inchiesta che aveva travolto Leonardo Apache La Russa, figlio del presidente del Senato, e l’amico dj Tommaso Gilardoni, si chiude con un punto fermo: il gip di Milano Rossana Mongiardo ha archiviato le accuse di violenza sessuale nei loro confronti, accogliendo la richiesta avanzata dalla Procura guidata dall’aggiunta Letizia Mannella e dalla pm Rosaria Stagnaro. Per i magistrati, non vi sono elementi sufficienti a sostenere che nella notte tra il 18 e il 19 maggio 2023 vi siano stati abusi nei confronti della giovane che aveva sporto denuncia. 

La decisione mette fine al filone principale dell’indagine, nato dalla denuncia di una 22enne che, dopo aver trascorso la notte in compagnia dei due ragazzi, si era risvegliata nell’abitazione di La Russa jr, figlio della seconda carica dello Stato, convinta di aver subito una violenza mentre si trovava in stato di alterazione per l’assunzione di alcol, droga e psicofarmaci antidepressivi. Secondo la ricostruzione degli investigatori della Squadra mobile, quella serata era iniziata in un locale della movida milanese e si era poi spostata nell’appartamento del giovane. 

La Procura, pur riconoscendo la “profonda superficialità e volgarità” dei comportamenti tenuti dai due imputati, ha concluso che dai filmati e dalle testimonianze raccolte “non emerge la prova che abbiano tentato di sfruttare la condizione di inferiorità della ragazza per carpirne il consenso”. Una valutazione che ha spinto i magistrati, già lo scorso aprile, a chiedere l’archiviazione del caso. 

La giovane, rappresentata dall’avvocato Stefano Benvenuto, si era opposta a quella richiesta, sostenendo che il suo stato psicofisico le impedisse una reale autodeterminazione. Ma il gip ha condiviso la linea della Procura, chiudendo formalmente la parte più grave dell’inchiesta. 

Resta però aperto un capitolo giudiziario tutt’altro che secondario: quello relativo al *revenge porn*. Sia La Russa jr sia Gilardoni sono imputati in udienza preliminare per “diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”, reato previsto dall’articolo 612-ter del codice penale. Secondo l’accusa, Leonardo Apache, la mattina del 19 maggio 2023, avrebbe inviato all’amico, tramite WhatsApp, un video a contenuto sessuale che ritraeva la ragazza, senza il suo consenso. Gilardoni, qualche mese dopo, nell’agosto successivo, avrebbe inoltrato a un conoscente un altro filmato girato quella notte, anche in questo caso senza l’autorizzazione della giovane. 

La vicenda, seguita con grande attenzione mediatica per il ruolo istituzionale del padre di uno dei due imputati, ha attraversato più di due anni di indagini serrate, interrogatori, perizie e verifiche su cellulari e chat. Un’inchiesta che, nelle parole dei difensori di La Russa, “ha giustamente indagato a fondo, restituendo oggi una verità giudiziaria limpida”. 

“Accogliamo con soddisfazione l’ordinanza di archiviazione del gip, che recepisce non solo i nostri argomenti, ma anche le risultanze di un’ampia e scrupolosa indagine della Procura”, hanno dichiarato in una nota gli avvocati Adriano Bazzoni e Vinicio Nardo, legali del giovane. “Per il nostro assistito si conclude positivamente un doloroso iter processuale, segnato da una severa esposizione mediatica e da inevitabili ricadute sulla serenità familiare, affrontate con fiducia nella giustizia.” 

Ben diversa la reazione della presunta vittima. “Questo provvedimento è contro la mia dignità di donna, contrario alla realtà dei fatti e alle prove in mano al mio difensore”, ha affermato la 22enne tramite il suo legale, annunciando di voler ricorrere “alla corte di Bruxelles” per far valere le proprie ragioni. 

Con l’archiviazione dell’accusa di violenza sessuale, il procedimento milanese si concentra ora esclusivamente sul filone relativo al *revenge porn*, che dovrà stabilire se e in che misura la diffusione di quei video, nati in un contesto privato, abbia violato la libertà e la dignità della giovane. Una vicenda che, pur depotenziata sul piano penale, resta emblematica della fragilità dei confini tra intimità, consenso e responsabilità nell’era digitale.

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