3 Luglio 2026, venerdì
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Riconoscere le aggravanti della crudeltà e dello stalking

Omicidio Cecchettin, la Procura punta alle aggravanti: Turetta sarà comunque processato in appello

Nonostante la sua rinuncia formale, il processo d’appello per Filippo Turetta si farà. La Procura generale di Venezia ha deciso di procedere con il secondo grado di giudizio per il 23enne di Torreglia, già condannato all’ergastolo per l’omicidio della ex fidanzata Giulia Cecchettin, avvenuto l’11 novembre 2023 a Fossò, nel Veneziano. L’obiettivo dell’accusa è ottenere il riconoscimento delle aggravanti della crudeltà e dello stalking, escluse in primo grado dalla Corte d’Assise di Venezia.

Turetta, in una lettera inviata ai giudici, aveva dichiarato di accettare la condanna e di rinunciare al processo d’appello, spiegando di non voler chiedere alcuna attenuante. Un gesto che, secondo i suoi legali, intendeva rappresentare un’assunzione di responsabilità dopo mesi di silenzio e pentimento. Ma per la Procura, guidata dal procuratore generale Federico Prato e dal sostituto Pasquale Mazzei, la rinuncia non può chiudere la vicenda giudiziaria: serve un accertamento pieno anche sugli aspetti più brutali del delitto.

Il processo d’appello si aprirà il 14 novembre nell’aula bunker di Mestre, davanti alla Corte d’Assise d’Appello. Nonostante l’ergastolo resti il massimo della pena prevista dall’ordinamento – e dunque l’esito finale non potrà tradursi in un inasprimento della condanna – il riconoscimento delle aggravanti avrebbe un valore simbolico e morale di grande rilievo. È un punto, spiegano i legali della famiglia Cecchettin, che tocca la dimensione più profonda del crimine: quella della violenza reiterata e della crudeltà inflitta a una giovane donna che per mesi aveva vissuto nella paura.

Nel primo grado di giudizio, la Corte d’Assise di Venezia aveva condannato Turetta al carcere a vita per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dal legame affettivo con la vittima, nonché per sequestro di persona e occultamento di cadavere. Giulia Cecchettin, 22 anni, era stata uccisa a coltellate dopo essere stata costretta a salire in auto con l’ex compagno. Il suo corpo era stato ritrovato una settimana dopo in una scarpata vicino al lago di Barcis, in Friuli. L’eventuale riconoscimento delle aggravanti di crudeltà e stalking non cambierebbe dunque la pena, ma restituirebbe un quadro giudiziario più completo della violenza esercitata e del contesto in cui maturò il delitto. Un atto che, per la famiglia di Giulia, rappresenta una forma di giustizia morale e sociale, a testimonianza della gravità del gesto e della necessità di chiamare le cose con il loro nome.

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