Hamas apre uno spiraglio sul futuro del suo arsenale e del conflitto che da decenni insanguina il Medio Oriente. In un’intervista esclusiva rilasciata ad Al Jazeera, Khalil al-Hayya, uno dei leader di vertice del movimento islamista palestinese, ha dichiarato che l’organizzazione sarebbe pronta a consegnare le proprie armi “se dovesse terminare l’occupazione israeliana”.
“Le armi di Hamas – ha affermato al-Hayya – sono legate all’esistenza dell’occupazione e dell’aggressione israeliana. Se l’occupazione dovesse finire, queste armi verrebbero consegnate allo Stato”. Parole che, pur nella loro cautela, segnano una delle aperture più significative espresse pubblicamente da un dirigente di Hamas negli ultimi anni, in un momento in cui la guerra a Gaza e la crisi umanitaria hanno raggiunto livelli drammatici.
Il dirigente ha sottolineato che il destino delle armi resta comunque oggetto di discussione all’interno delle varie fazioni armate palestinesi e nei colloqui con i mediatori internazionali. L’intervista completa, di cui sono stati anticipati solo alcuni passaggi, sarà trasmessa integralmente questa sera da Al Jazeera.
La dichiarazione di al-Hayya arriva in un contesto di forti pressioni internazionali sul movimento islamista, dopo mesi di offensiva israeliana nella Striscia e di stallo nei negoziati per un cessate il fuoco duraturo. L’idea di un eventuale disarmo, anche condizionato, tocca uno dei nodi più delicati della questione palestinese: la transizione da un’organizzazione armata a una forza politica che accetti l’esistenza di un futuro Stato palestinese sotto un’unica autorità legittima.
Se le parole del leader di Hamas rappresentino un reale cambio di strategia o una mossa tattica per guadagnare spazio nei negoziati diplomatici, lo diranno le prossime settimane. Resta il fatto che, per la prima volta dopo molto tempo, da Gaza arriva un messaggio che evoca la possibilità di un dopo-guerra fondato non solo sul conflitto, ma su una nuova architettura politica e istituzionale ancora tutta da costruire.
