16 Agosto 2026, domenica
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Sette nuovi santi, la Chiesa si allarga al mondo: da Bartolo Longo al primo santo della Papua Nuova Guinea

Un rito solenne in Piazza San Pietro, tra migliaia di fedeli e delegazioni da quattro continenti, segna l’ingresso nel calendario dei santi di figure che raccontano una Chiesa universale e missionaria

Città del Vaticano – È stato un abbraccio planetario, quello che questa mattina ha circondato Piazza San Pietro. Sotto un cielo limpido e davanti a decine di migliaia di fedeli, Papa Leone XIV ha proclamato sette nuovi santi della Chiesa cattolica, unendo in un solo gesto di fede le voci e le culture di quattro continenti. Dall’Italia al Medio Oriente, dall’America Latina fino all’Oceania, la canonizzazione ha dato volto concreto all’universalità del cattolicesimo, nel giorno in cui si celebra la Giornata Mondiale delle Missioni.

Tra i nuovi santi figurano Bartolo Longo, fondatore del Santuario della Madonna del Rosario di Pompei, e Peter To Rot, primo santo della Papua Nuova Guinea. Con loro, altri cinque testimoni della fede: la missionaria italiana Maria Troncatti, la religiosa veronese Vincenza Maria Poloni, l’arcivescovo armeno-cattolico Ignazio Choukrallah Maloyan, il medico venezuelano José Gregorio Hernández e la religiosa venezuelana Maria del Monte Carmelo Rendiles Martínez. La lettura della formula canonica è avvenuta alle 10:59, seguita da un lungo applauso e dalla venerazione delle reliquie, deposte ai piedi dell’altare papale. Le bandiere dei sette Paesi sventolavano accanto a quella vaticana, in un intreccio di colori, lingue e storie.

I nuovi santi: sette volti della fede

Sette vite diversissime, unite dal filo rosso della dedizione evangelica. 

Bartolo Longo, unico laico del gruppo e unico italiano maschio canonizzato in questa cerimonia, fu un convertito radicale. Nato a Latiano nel 1841, dopo gli studi in giurisprudenza a Napoli attraversò un periodo giovanile segnato da ideali anticlericali e persino da esperienze di occultismo. La sua conversione, profonda e definitiva, lo portò a diventare apostolo del Rosario e fondatore del Santuario di Pompei, oggi meta di milioni di pellegrini. Longo dedicò la vita alla promozione della fede, alla solidarietà verso orfani e poveri e alla costruzione di una società fondata sulla giustizia. La sua canonizzazione giunge dopo un lungo cammino di devozione popolare, riconosciuto come segno di grazia anche senza il consueto secondo miracolo.

Accanto a lui, due figure femminili italiane che raccontano il volto missionario e misericordioso della Chiesa: Maria Troncatti, suora delle Figlie di Maria Ausiliatrice, missionaria in Ecuador tra gli indigeni Shuar, e Vincenza Maria Poloni, fondatrice a Verona dell’Istituto delle Suore della Misericordia, dedito all’assistenza e all’educazione delle giovani donne.

Il vescovo armeno-cattolico Ignazio Choukrallah Maloyan, martire del genocidio del 1915, rappresenta invece la forza del martirio e della testimonianza fino all’estremo sacrificio. Arrestato e ucciso per non aver rinnegato la fede, la sua figura è divenuta simbolo di resistenza spirituale per i cristiani d’Oriente.

Dal Pacifico arriva la storia di Peter To Rot, catechista della Papua Nuova Guinea, ucciso nel 1945 dai giapponesi per aver difeso la libertà religiosa e la dignità del matrimonio cristiano. È il primo santo del suo Paese: la sua canonizzazione segna un momento storico per una Chiesa giovane e vitale, che oggi conta milioni di fedeli.

Dal Venezuela provengono infine José Gregorio Hernández, medico dei poveri e simbolo di umanità e dedizione, e Maria del Monte Carmelo Rendiles Martínez, fondatrice della Congregazione delle Serve di Gesù, impegnata nell’educazione e nell’assistenza ai più fragili. Per entrambi, il riconoscimento pontificio rappresenta una consacrazione attesa da decenni, salutata con entusiasmo da una nazione che li venera come figure di luce e speranza.

Una Chiesa senza confini

La scelta della data, il 19 ottobre, non è casuale. È la “Domenica missionaria”, istituita da Papa Pio XI nel 1926 per ricordare la vocazione universale della Chiesa. In questo quadro, la proclamazione di santi provenienti da quattro continenti assume un valore simbolico e pastorale profondo: la santità come linguaggio comune che supera le barriere di lingua, cultura e condizione sociale.

Durante la Messa, letture e preghiere si sono alternate in diverse lingue, mentre cori e delegazioni popolari hanno dato voce a una coralità planetaria. Tra i presenti, oltre ai rappresentanti diplomatici, anche gruppi di fedeli giunti da Pompei, da Caracas, da Port Moresby e da comunità armene sparse nel mondo. Piazza San Pietro, inondata di canti e bandiere, ha restituito l’immagine di una Chiesa che non teme la pluralità, ma la celebra come segno della sua vitalità.

Le parole del Papa

Nel momento centrale del rito, Papa Leone XIV ha pronunciato la formula canonica con voce ferma: «Li iscriviamo nell’albo dei santi, stabilendo che in tutta la Chiesa essi siano devotamente onorati». Poi, in un gesto di profonda devozione, ha venerato le reliquie dei nuovi santi. Nella sua omelia, il Pontefice ha sottolineato come la santità non sia un privilegio di pochi, ma una vocazione universale: “Queste vite ci ricordano che ogni cristiano è chiamato alla santità nel quotidiano, con la semplicità di chi ama e serve”.

Il respiro del mondo

La canonizzazione del 19 ottobre 2025 resterà negli annali non solo per il numero dei santi, ma per la sua portata simbolica. In un tempo attraversato da guerre, divisioni e disuguaglianze, la Chiesa ha scelto di mettere al centro sette testimoni della misericordia, della pace e del servizio. Figure diverse per storia e cultura, ma accomunate da una fede vissuta come dono e responsabilità. 

In loro, il mondo cattolico rilegge se stesso: non come potenza o istituzione, ma come rete di volti, storie e vocazioni che, da Pompei a Port Moresby, da Caracas a Yerevan, continuano a dire al mondo che la santità è, prima di tutto, una forma alta di umanità.

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