LAMPEDUSA – Ancora una tragedia nel Mediterraneo centrale, ancora una volta a poche decine di miglia nautiche da Lampedusa. Un barcone con a bordo circa trenta migranti si è capovolto nella tarda serata di ieri in area Sar (Search and Rescue) di competenza maltese, a circa 50 miglia a sud-est dell’isola italiana. Il bilancio, provvisorio, è drammatico: un corpo senza vita è stato recuperato, undici persone sono state tratte in salvo, mentre proseguono senza sosta le ricerche dei dispersi.
Le operazioni di soccorso sono state avviate dopo che l’aereo “Manta 10-03” della Guardia Costiera italiana, impegnato in attività di sorveglianza marittima, ha avvistato l’imbarcazione rovesciata durante il pattugliamento notturno. Il velivolo, dotato di sofisticati sistemi di osservazione a lungo raggio, ha immediatamente lanciato una zattera di salvataggio e attivato il canale d’emergenza con il Rescue Coordination Centre (RCC) di Malta, a cui spetta la responsabilità operativa nella zona.
Nel buio del mare aperto e in condizioni ancora da chiarire, il barcone si è ribaltato, probabilmente a causa dell’instabilità dell’imbarcazione sovraccarica o di un improvviso moto ondoso. Al momento non è noto se i migranti indossassero giubbotti di salvataggio, né da dove provenissero esattamente. Le autorità maltesi, che hanno assunto il coordinamento delle operazioni, non hanno diffuso dettagli sull’identità o sulla nazionalità dei naufraghi.
Le ricerche sono state estese su un ampio tratto di mare e vedono impegnate unità navali e aeree maltesi e italiane, che collaborano sulla base di protocolli internazionali per le operazioni SAR. Le condizioni meteo-marine, al momento dell’incidente, non risultavano particolarmente proibitive, ma bastano pochi secondi in mare aperto, soprattutto per chi non sa nuotare o è debilitato dal viaggio, perché una traversata si trasformi in una condanna.
L’allarme, lanciato nelle prime ore della notte, ha consentito un rapido dispiegamento dei mezzi di soccorso, ma ogni ora che passa riduce le speranze di trovare altri superstiti. Undici le persone tratte in salvo fino a questo momento: sono state trasferite a bordo di un’unità navale e riceveranno assistenza medica una volta sbarcate. Uno dei sopravvissuti sarebbe in gravi condizioni.
La dinamica dell’incidente è ancora oggetto di verifica, ma si inserisce nell’ennesimo episodio di naufragio nel tratto di mare tra la Libia, la Tunisia e l’Italia, ormai divenuto il confine più fragile e mortale d’Europa. In quell’area, tra le più battute dalle rotte migratorie verso l’Europa, ogni giorno si consuma un dramma silenzioso, spesso fuori dai riflettori, spesso ignorato dai grandi circuiti della comunicazione internazionale.
Non si conoscono al momento le circostanze esatte della partenza: secondo fonti non confermate, l’imbarcazione sarebbe salpata dalle coste della Cirenaica, ma potrebbe trattarsi anche di uno dei tanti natanti partiti dalla Tunisia meridionale nelle ultime quarantotto ore, approfittando di una breve finestra di tempo favorevole. La rotta, una delle più pericolose al mondo, è ormai percorsa da piccole barche di fortuna, spesso sovraccariche e prive di qualsiasi requisito di sicurezza.
Secondo i dati dell’OIM, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, oltre duemila persone risultano disperse o morte nel Mediterraneo centrale dall’inizio dell’anno. Eppure, la pressione migratoria resta costante, alimentata da guerre, crisi climatiche, povertà e instabilità politica in molte aree dell’Africa e del Medio Oriente.
Lampedusa, epicentro di numerosi sbarchi nelle ultime settimane, continua a essere al centro di una crisi umanitaria che non conosce tregua. Ma questo nuovo naufragio, avvenuto in area Sar maltese, solleva ancora una volta interrogativi sulla gestione coordinata dei soccorsi e sulle responsabilità degli Stati europei nel Mediterraneo. A far discutere è anche il ruolo delle autorità maltesi, spesso accusate di intervenire in ritardo o con mezzi insufficienti nelle situazioni di emergenza, soprattutto quando i migranti vengono avvistati da mezzi di altri Paesi.
L’ennesima tragedia del mare porta con sé le immagini ormai consuete di corpi in mare, gommoni alla deriva, e quella zattera lanciata dal cielo che galleggia in un silenzio che sa di abbandono. Una zattera che, per undici persone, ha fatto la differenza tra la vita e la morte. Per le altre, si continua a cercare, anche se il tempo scorre inesorabile.
Mentre le operazioni proseguono sotto il coordinamento del RCC di Malta, resta forte l’interrogativo politico: quanto a lungo l’Europa potrà continuare a reagire a questi drammi solo con le operazioni d’emergenza? La risposta, al momento, sembra ancora lontana. Così come lontana appare, per molti, la possibilità di un approdo sicuro.
