PECHINO – Dopo settimane di tensioni crescenti sul fronte commerciale, Cina e Stati Uniti fanno un primo passo verso la distensione. Pechino ha annunciato la disponibilità a riaprire il confronto con Washington “il prima possibile”, con l’obiettivo di scongiurare una nuova, costosa guerra dei dazi. La decisione arriva a seguito di una videochiamata tra il vicepremier cinese He Lifeng, capo negoziatore economico del governo, e il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent.
Secondo quanto riferito dall’agenzia ufficiale cinese Xinhua, il colloquio è stato definito “sincero, approfondito e costruttivo” – una formula che, nel lessico diplomatico di Pechino, indica l’intenzione concreta di riaprire un canale di dialogo dopo un periodo di forte tensione.
La mossa arriva in un momento cruciale per gli equilibri economici globali. A inasprire ulteriormente i rapporti tra le due principali economie mondiali è stata la recente decisione di Pechino di imporre nuovi controlli sulle esportazioni di terre rare, risorse fondamentali per l’industria tecnologica e strategica globale. Una mossa che ha spinto gli Stati Uniti a valutare tariffe d’importazione estremamente elevate, fino al 157%, su una vasta gamma di prodotti cinesi.
Trump frena sui super-dazi e conferma l’incontro con Xi
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha confermato la sua intenzione di incontrare il leader cinese Xi Jinping in occasione di un vertice previsto in Corea del Sud. L’annuncio è arrivato venerdì sera durante una conferenza stampa alla Casa Bianca al termine del bilaterale con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Nel corso del suo intervento, Trump ha ammesso che dazi così elevati “non sono sostenibili” per l’economia statunitense. Ha quindi chiarito che la proposta di un’imposizione al 157% è stata formulata come risposta ai nuovi limiti cinesi sull’export di terre rare, definendo la misura come “una reazione necessaria” a quella che considera un’azione ostile da parte di Pechino.
Il presidente ha comunque lasciato intendere che, nonostante le frizioni, esiste una finestra di opportunità per una normalizzazione dei rapporti. “Stiamo lavorando per proteggere i nostri interessi economici, ma non cerchiamo una guerra commerciale”, ha detto Trump. “Con il presidente Xi ci parleremo presto, e vedremo se potremo trovare un terreno comune”.
I precedenti: una relazione tra cooperazione e competizione
Quella tra Stati Uniti e Cina è una delle relazioni più complesse e strategicamente rilevanti della geopolitica contemporanea. Da anni, i due Paesi alternano fasi di collaborazione economica a momenti di forte contrapposizione commerciale, in un equilibrio sempre più difficile da mantenere.
Durante la prima amministrazione Trump, tra il 2017 e il 2021, la guerra commerciale tra Washington e Pechino si era già manifestata con l’introduzione di dazi miliardari reciproci. Con l’elezione di Joe Biden, si era tentato un approccio più tecnico e multilaterale, ma le questioni strutturali — come il trasferimento forzato di tecnologia, il ruolo delle imprese statali cinesi e l’accesso al mercato — sono rimaste irrisolte.
Ora, con Trump tornato alla Casa Bianca dopo la vittoria nelle elezioni del 2024, la politica commerciale verso la Cina torna a seguire una linea più assertiva. Tuttavia, la nuova amministrazione sembra voler bilanciare la fermezza con una rinnovata disponibilità al dialogo, come dimostra l’incontro virtuale tra i due responsabili economici e l’imminente faccia a faccia tra i capi di Stato.
Il nodo delle terre rare: risorsa strategica e leva geopolitica
Le terre rare — un gruppo di 17 elementi chimici fondamentali per l’elettronica avanzata, la produzione di batterie, veicoli elettrici e tecnologie militari — sono oggi al centro di un contenzioso sempre più geopolitico. La Cina controlla oltre il 60% della produzione mondiale e ha deciso, negli ultimi mesi, di rafforzare i controlli sulle esportazioni, adducendo motivi di sicurezza nazionale.
Gli Stati Uniti, che da anni cercano di ridurre la dipendenza da Pechino in questo settore, hanno reagito con durezza. La possibilità di dazi estremi è stata presentata dall’amministrazione Trump come una risposta a una strategia che rischia di trasformare le terre rare in un’arma economica.
Un’agenda fragile, ma una finestra si apre
Il ritorno al dialogo non significa che i nodi siano stati sciolti. Al contrario, le divergenze rimangono profonde e strutturali. Tuttavia, il segnale lanciato da Pechino e Washington rappresenta un passo importante: dopo mesi di tensioni crescenti, le due potenze sembrano riconoscere che una nuova escalation commerciale sarebbe dannosa per entrambe, oltre che per l’economia globale.
L’incontro tra Trump e Xi in Corea del Sud potrebbe offrire un’occasione per rilanciare una nuova fase di confronto. Più che su un accordo immediato, gli osservatori puntano a un impegno politico reciproco per stabilizzare le relazioni e avviare un percorso negoziale più ampio.
Il mondo osserva con attenzione. Perché da Pechino e Washington passa non solo il futuro dei commerci internazionali, ma l’intera architettura della competizione globale nei prossimi anni.
