Un’ordinanza di custodia cautelare a carico di sei persone è stata eseguita dai Carabinieri del Comando Provinciale di Barletta-Andria-Trani nell’ambito dell’operazione convenzionalmente denominata “Long Vehicle”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Trani. L’indagine, che ha portato alla luce gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli indagati, ha ricostruito l’attività di un gruppo criminale strutturato, accusato di aver messo a segno — o tentato di compiere — una serie di rapine a mano armata contro camionisti in transito tra la provincia BAT e quella di Bari.
Il provvedimento cautelare, firmato dal Gip del Tribunale di Trani, è stato eseguito con il supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Puglia”, del Nucleo Cinofili di Modugno e del 6° Nucleo Elicotteri di Bari, a conferma della delicatezza e della complessità dell’operazione.
Un’associazione a delinquere nel cuore della provincia
Secondo quanto accertato dai Carabinieri del Nucleo Investigativo della Compagnia BAT, il gruppo operava con una pianificazione meticolosa. Al vertice vi sarebbe un 48enne originario di Bitonto, individuato come promotore e coordinatore delle attività illecite. L’uomo non si limitava a dirigere l’organizzazione, ma avrebbe preso parte attiva agli assalti, arrivando in più occasioni a guidare personalmente i veicoli utilizzati durante le rapine.
Le indagini, avviate nella primavera del 2024, hanno ricostruito una vera e propria catena operativa, con una suddivisione dei ruoli all’interno della banda che, pur non rigida, mostrava un collaudato livello di affiatamento e prontezza. Il gruppo, secondo gli inquirenti, era dedito al sequestro degli autotrasportatori con finalità di rapina, impiegando armi da fuoco e veicoli rubati con targhe contraffatte o ricettate.
Il covo tra Molfetta e Bisceglie: base logistica della banda
Uno dei momenti chiave dell’indagine è stato l’individuazione di un immobile situato al confine tra i comuni di Molfetta e Bisceglie, trasformato in covo operativo e deposito per l’organizzazione. Da lì partivano le azioni criminose, con una struttura logistica funzionale all’intercettazione dei mezzi pesanti in transito.
Il meccanismo era tanto semplice quanto efficace. Un componente del gruppo, a bordo di un’auto civetta, individuava il tir da colpire, comunicandolo agli altri sodali tramite ricetrasmittenti. A quel punto scattava l’assalto: una seconda vettura si avvicinava al camion, costringendo l’autista ad accostare con la minaccia delle armi. Dopo averlo sequestrato, i malviventi prendevano il controllo del mezzo, valutavano il contenuto del carico e procedevano con la sottrazione. Solo successivamente l’autotrasportatore veniva rilasciato.
Colpi riusciti e assalti sventati: il monitoraggio costante dei Carabinieri
Nel corso delle indagini sono stati documentati almeno due assalti andati a segno lungo la SP238. In uno di questi, tuttavia, il colpo è fallito quando i rapinatori si sono accorti della presenza, all’interno dell’abitacolo, del figlio minore dell’autista, abbandonando l’azione criminale per evitare conseguenze peggiori.
Il gruppo si era già reso responsabile di vari assalti a mezzi pesanti, mirando soprattutto a carichi di valore facilmente smerciabili nel mercato clandestino. Tuttavia, il rafforzamento della presenza dell’Arma nei punti sensibili delle tratte stradali monitorate — grazie a un’intensa attività di osservazione e controllo preventivo (OCP) — ha costretto più volte la banda a desistere all’ultimo momento.
L’intera operazione investigativa si è avvalsa di un ampio ventaglio di strumenti: intercettazioni telefoniche e ambientali, servizi di pedinamento, perquisizioni, e sequestri mirati. Il materiale raccolto ha consentito di costruire un quadro indiziario solido, tale da portare la Procura a richiedere l’applicazione di misure cautelari.
Misure cautelari: quattro in carcere, due con obbligo di dimora
All’esito dell’operazione, il Gip ha disposto per quattro indagati la custodia in carcere, mentre altri due sono stati sottoposti alla misura meno afflittiva dell’obbligo di dimora nel proprio comune di residenza. Si tratta di provvedimenti adottati in via cautelativa, nella piena consapevolezza che il procedimento si trovi ancora nella fase delle indagini preliminari. Seguiranno, infatti, gli interrogatori di garanzia e il confronto con le rispettive difese, in un processo che dovrà svolgersi secondo le garanzie del contraddittorio e del diritto di difesa.
Un segnale forte contro i reati predatori
L’operazione “Long Vehicle” si inserisce in un contesto investigativo più ampio, che mira a contrastare la crescente incidenza di reati predatori sul territorio pugliese, in particolare nelle zone ad alta densità logistica e commerciale. Le rapine ai danni degli autotrasportatori rappresentano da anni una delle criticità più gravi per la sicurezza pubblica e per l’economia del trasporto su gomma, pilastro fondamentale del sistema produttivo nazionale.
La risposta congiunta della Procura di Trani e dell’Arma dei Carabinieri conferma l’impegno nel rafforzare il controllo del territorio e nel garantire protezione a una categoria particolarmente esposta come quella degli autotrasportatori, spesso isolati durante i lunghi tragitti su strade periferiche e poco presidiate.
L’indagine dimostra, ancora una volta, quanto il crimine organizzato si adatti con estrema rapidità ai contesti territoriali e quanto sia necessario un approccio investigativo strutturato, multidisciplinare e supportato da tecnologie avanzate.
La parola ora passa alla giustizia
In attesa delle determinazioni del giudice e dello sviluppo del procedimento penale, resta alta l’attenzione delle forze dell’ordine sul fenomeno delle rapine stradali e del traffico illecito di merci. La Procura ha sottolineato l’importanza di proseguire nel lavoro sinergico con le forze investigative, al fine di assicurare alla giustizia eventuali ulteriori componenti del sodalizio o fiancheggiatori non ancora individuati.
L’auspicio è che l’operazione “Long Vehicle” segni una svolta concreta nel contrasto a un fenomeno che incide non solo sulla sicurezza delle strade, ma anche sulla fiducia di cittadini e imprese nella capacità dello Stato di garantire legalità e ordine.
