5 Dicembre 2025, venerdì
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Manovra 2026: più tutele per i lavori gravosi, Irpef ridotta e risorse da Pnrr, banche e ministeri

Il Documento programmatico di bilancio inviato alla Commissione Ue delinea le direttrici della prossima manovra: pensioni, fisco, salari, famiglie e bonus edilizi al centro dell’intervento. Tagli alla spesa pubblica e imposte su banche e assicurazioni tra le principali voci di copertura.

Il Governo ha trasmesso alla Commissione europea il Documento programmatico di bilancio (Dpb) per il 2026, delineando le linee guida della prossima legge di bilancio. Un piano che tiene insieme prudenza sui conti pubblici, sostegno ai redditi medio-bassi, incentivi alla produttività e redistribuzione mirata delle risorse. La direzione è chiara: bilanciare gli impegni di finanza pubblica con interventi calibrati su lavoro, famiglie, fisco e investimenti.

Tra le misure più rilevanti, lo stop all’aumento automatico dell’età pensionabile viene confermato solo per i lavoratori impegnati in attività gravose o usuranti. Sul fronte fiscale, il governo punta su un alleggerimento dell’Irpef per la seconda aliquota e su sgravi per il rinnovo dei contratti e i premi di risultato.

Non mancano i capitoli dedicati al sostegno sociale, con interventi a favore delle lavoratrici madri, dei caregiver familiari e delle famiglie numerose. A finanziare queste misure saranno la revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, tagli mirati alla spesa ministeriale e un nuovo contributo dal settore bancario e assicurativo.

Pensioni, stop all’aumento dell’età per i lavori più pesanti

Nel biennio 2027-2028 sarà confermato, ad eccezione delle categorie impegnate in lavori gravosi e usuranti, il progressivo adeguamento dei requisiti pensionistici all’aspettativa di vita. La misura, prevista dalla normativa vigente, resta quindi in vigore salvo per quei lavoratori che già oggi accedono a regimi più favorevoli per la natura fisicamente impegnativa delle mansioni svolte.

Il principio guida resta quello dell’equilibrio attuariale del sistema pensionistico, ma con attenzione alle categorie più fragili, evitando che l’aumento della vita media si traduca automaticamente in un allungamento dell’attività lavorativa anche per chi svolge mansioni logoranti.

Fisco: Irpef più leggera per la fascia intermedia

Sul piano fiscale, la novità principale riguarda l’Irpef. Il governo interviene sulla seconda aliquota, riducendola dal 35% al 33%. Una misura che intende rafforzare il potere d’acquisto delle classi medie e sostenere la domanda interna.

Il beneficio sarà più marcato per i redditi medi, con un impatto marginale su quelli alti grazie a un sistema di modulazione che limita il vantaggio per le fasce più elevate. Secondo quanto si legge nel Documento, l’intervento produrrà un “graduale impulso favorevole sui consumi rispetto al quadro tendenziale”.

Salari: incentivi su contratti e premi di risultato

Un altro pilastro della Manovra riguarda la politica salariale, in particolare nel settore privato. L’obiettivo è duplice: adeguare gli stipendi al costo della vita e premiare la produttività.

In questa direzione si muovono le misure fiscali sui rinnovi contrattuali e sui premi di risultato, che prevedono sgravi per i lavoratori dipendenti. Analoghi interventi sono previsti anche per il settore pubblico, dove si intende alleggerire la pressione fiscale sul trattamento accessorio, ovvero sulle componenti aggiuntive dello stipendio legate a performance e produttività.

Un insieme di misure che punta a sostenere il reddito da lavoro, incentivare il rinnovo dei contratti collettivi e ancorare la crescita salariale all’andamento economico.

Famiglia: sostegno ai caregiver, madri lavoratrici e famiglie numerose

Particolare attenzione è riservata alle politiche familiari, con interventi mirati per il riconoscimento del ruolo dei caregiver familiari, il potenziamento del bonus per le madri lavoratrici con almeno due figli e il rafforzamento della Carta “Dedicata a te”, destinata all’acquisto di beni alimentari di prima necessità.

In dettaglio, il bonus per le madri sarà rifinanziato per il 2026 e riservato a chi ha redditi inferiori a 40mila euro annui, mentre la Carta spesa verrà prorogata per due anni.

In parallelo, viene rivista la disciplina dell’ISEE, con l’innalzamento della soglia di esclusione della prima casa e maggiorazioni delle scale di equivalenza per i nuclei familiari con almeno due figli, rendendo più accessibile l’accesso ai benefici sociali.

Coperture: fondi dal Pnrr, tagli ai ministeri, contributo di banche e assicurazioni

La manovra si finanzia attraverso una combinazione di revisione della spesa, riallocazione delle risorse europee e prelievo settoriale. La principale voce è rappresentata dalla rimodulazione del Pnrr, che vale lo 0,22% del Pil nel 2026, pari a circa 5 miliardi di euro.

A questi si aggiungono 2,3 miliardi derivanti da tagli ai ministeri, equivalenti allo 0,1% del Pil. La revisione della spesa proseguirà anche nel biennio successivo, con l’obiettivo di arrivare a 3 miliardi nel 2028, in un’ottica di consolidamento strutturale dei conti.

Sul versante delle entrate, il Governo prevede un apporto significativo da banche e assicurazioni: si tratta di misure specifiche a carico del settore finanziario, che garantiranno 4,4 miliardi nel 2026, con una progressiva riduzione nei due anni successivi. In totale, il contributo di questo comparto supererà gli 11 miliardi di euro nel triennio.

Edilizia: prorogati bonus e detrazioni

Confermate anche le misure a sostegno dell’edilizia, che restano inalterate nel 2026 rispetto al 2025. Saranno prorogate le detrazioni per le spese relative agli interventi edilizi e le esenzioni Irpef per i redditi dominicali e agrari, mantenendo quindi in vigore gli incentivi per chi investe nella riqualificazione del patrimonio immobiliare.

Si tratta di un segnale di continuità che intende stabilizzare il quadro normativo per imprese e cittadini, incentivando gli investimenti nel settore e sostenendo la transizione energetica degli edifici.

Un equilibrio complesso tra rigore e sostegno

Il Documento programmatico evidenzia il tentativo del Governo di muoversi lungo un crinale complesso: contenere il disavanzo pubblico rispettando gli impegni assunti in sede europea, e al contempo non rinunciare a interventi mirati per sostenere redditi, consumi e coesione sociale.

Con una crescita moderata e margini di manovra ristretti, l’esecutivo sceglie di concentrare le risorse disponibili su misure ad alto impatto redistributivo, orientando gli interventi su lavoro, famiglia e produttività.

Il prossimo passaggio sarà l’invio del disegno di legge di bilancio in Parlamento, dove i dettagli delle misure saranno oggetto di discussione e possibile rimodulazione. Il tracciato di fondo, nelle intenzioni del Governo, è già delineato: rigore selettivo, redistribuzione calibrata, incentivi alla crescita inclusiva. Tuttavia, tra l’annuncio e l’attuazione concreta, spesso si frappongono ostacoli politici e tecnici tutt’altro che secondari. Alla luce dell’esperienza delle ultime manovre, un certo grado di cautela resta d’obbligo: il rischio che il mare tra il dire e il fare si riveli ancora una volta ampio e insidioso non può essere sottovalutato.

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