Un Paese sempre più diseguale: cresce la povertà tra bambini e stranieri, il lavoro non basta più
In Italia, la povertà assoluta non accenna a diminuire. I numeri diffusi dall’Istat relativi al 2024 raccontano di un’Italia spaccata e vulnerabile, con 5,7 milioni di persone che vivono in condizioni economiche tanto gravi da non riuscire a soddisfare i bisogni più elementari: nutrirsi adeguatamente, curarsi, riscaldarsi, garantirsi una vita dignitosa. È una fotografia impietosa e statica: gli stessi livelli record già raggiunti nel 2023, senza segni di miglioramento.
Dietro ai numeri ci sono le persone. Le famiglie in povertà assoluta sono oggi oltre 2,2 milioni, pari all’8,4% del totale. Ma la media nazionale nasconde differenze profonde, che si riflettono su cittadinanza, composizione familiare, età dei figli, area geografica e posizione lavorativa. Sono proprio queste differenze a rendere la povertà un fenomeno ancora più complesso, radicato e difficile da affrontare.
Stranieri e italiani: l’abisso delle disuguaglianze
Uno degli elementi che colpisce con maggiore evidenza è il divario tra famiglie italiane e straniere. Più di 1,8 milioni di stranieri vivono in povertà assoluta, con un’incidenza del 35,6%: quasi cinque volte superiore a quella delle famiglie italiane, ferma al 7,4%. Nelle famiglie composte interamente da stranieri, il tasso è del 35,2%, mentre scende al 30,4% in quelle miste, con almeno un componente straniero.
Eppure, nonostante questa incidenza elevatissima, la maggioranza delle famiglie povere nel nostro Paese – il 67% – è composta esclusivamente da italiani. Parliamo di circa 1,49 milioni di nuclei. Il restante 33% è rappresentato da famiglie con presenza straniera, la maggior parte delle quali (l’82%) interamente composta da cittadini non italiani. Questo dato evidenzia come la povertà non sia solo un tema migratorio, ma riguardi profondamente anche la popolazione autoctona.
I minori: oltre 1,28 milioni senza l’essenziale
Particolarmente preoccupante è la situazione dei minori. Sono oltre 1,28 milioni i bambini e ragazzi in Italia che vivono in povertà assoluta: il 13,8% del totale, il dato più alto dal 2014. È un’emergenza nell’emergenza, che incide pesantemente sul presente e sul futuro delle nuove generazioni.
Nel Mezzogiorno, l’incidenza tra i minori raggiunge il 16,4%, mentre al Centro si attesta al 12,1%. La fascia di età più colpita è quella tra i 7 e i 13 anni, con un picco del 14,9%. Le famiglie in povertà assoluta con almeno un figlio minore sono 734 mila, pari al 12,3% del totale. Non solo: l’intensità della povertà – ovvero la profondità della condizione economica rispetto alla soglia minima – è più alta proprio tra queste famiglie, raggiungendo il 21%, contro il 18,4% della media nazionale.
Famiglie numerose e monogenitoriali: il peso del numero
La composizione del nucleo familiare è un fattore determinante nella diffusione della povertà. Più cresce il numero dei componenti, maggiore è il rischio di non farcela. Nelle famiglie con cinque o più membri, l’incidenza della povertà assoluta sale al 21,2%. Scende all’8,6% nei nuclei con tre persone.
Anche il numero di figli fa la differenza. Tra le coppie con un solo figlio, l’incidenza è del 7,3%. Ma con tre o più figli, la percentuale balza al 20,7%. Le famiglie monogenitoriali con figli minori presentano un’incidenza del 14,4%, a conferma delle difficoltà che spesso affrontano i genitori soli.
Il dato più alto, tuttavia, si registra tra le cosiddette “famiglie atipiche”, ovvero quei nuclei dove convivono più famiglie o persone non legate da vincoli stretti. In questi casi, la povertà assoluta coinvolge quasi una famiglia su quattro (23,9%).
Il Sud continua a soffrire: povertà stabile, ma le isole peggiorano
Il divario territoriale rimane una costante. Il Mezzogiorno è l’area più colpita, con un’incidenza del 10,5% tra le famiglie, seguito dal Nord-Ovest (8,1%) e dal Nord-Est (7,6%). Il Centro si conferma l’area meno colpita con un’incidenza del 6,5%.
Tuttavia, il dato che preoccupa di più arriva dalle Isole, dove – a differenza del resto del Paese – si registra un peggioramento rispetto al 2023. L’incidenza individuale della povertà assoluta è passata dall’11,9% al 13,4%, segno che qui il disagio si sta ampliando.
Paradossalmente, in termini assoluti, la maggior parte delle famiglie povere si trova al Nord, dove risiede il 44,5% dei nuclei in povertà assoluta, seguite da quelle del Mezzogiorno (39,8%) e del Centro (15,7%).
Il lavoro non basta: gli operai tra i più penalizzati
Un altro dato allarmante riguarda la condizione occupazionale. La povertà non risparmia nemmeno chi ha un lavoro. Nelle famiglie dove la persona di riferimento è un lavoratore dipendente, l’incidenza della povertà è dell’8,7%. Ma se si tratta di operai o figure assimilabili, la percentuale sale bruscamente al 15,6%.
È un segnale chiaro di una trasformazione profonda del mercato del lavoro italiano: il lavoro, da solo, non è più garanzia di sicurezza economica. Gli stipendi spesso non sono sufficienti a tenere il passo con il costo della vita, in particolare per le famiglie numerose o monoparentali, già esposte a rischi maggiori.
Un welfare da ripensare, un’emergenza da affrontare
L’istantanea scattata dall’Istat è quella di un Paese che non riesce a sanare le proprie ferite sociali, dove il welfare arranca e le politiche redistributive mostrano limiti strutturali. La povertà assoluta, che dovrebbe rappresentare un’eccezione, sembra essersi ormai consolidata in molte fasce della popolazione.
La questione, oggi più che mai, non è solo economica, ma strutturale e politica. La crescita delle disuguaglianze, l’aumento della povertà infantile, la vulnerabilità delle famiglie straniere e monogenitoriali, il fallimento del lavoro come leva di inclusione sociale sono fenomeni che interrogano profondamente le istituzioni.
Contrastare la povertà non può più essere una questione marginale o emergenziale. Richiede un cambio di paradigma, un investimento strategico nella coesione sociale, nell’inclusione, nella dignità delle persone. L’alternativa è un’Italia sempre più divisa, dove nascere in una famiglia numerosa o in una certa area geografica può condannare a un destino segnato. E dove la povertà non è più soltanto una condizione temporanea, ma una trappola ereditaria.
