Gli Stati Uniti hanno fornito a Kiev informazioni di intelligence per colpire le infrastrutture energetiche russe, incluse raffinerie e impianti situati ben oltre la linea del fronte. Lo rivela il Financial Times, secondo cui questo sostegno si è intensificato dalla metà dell’estate, contribuendo a indebolire uno dei settori più sensibili dell’economia di Mosca.
Gli attacchi ucraini, condotti con il supporto informativo americano, avrebbero fatto impennare i prezzi interni dell’energia in Russia e costretto il Cremlino a ridurre le esportazioni di gasolio, arrivando persino a importare carburante per compensare le perdite. Un colpo simbolico e concreto a uno dei principali motori finanziari della macchina bellica russa.
Il dossier del Financial Times conferma dunque una crescente profondità nella cooperazione tra Washington e Kiev, che non si limita più alla fornitura di armi difensive ma si estende ora alla pianificazione strategica di operazioni mirate sul territorio russo.
Mentre emergono questi dettagli, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha avuto una conversazione telefonica con il presidente americano Donald Trump. Il colloquio, durato circa mezz’ora secondo fonti citate da Axios, è stato definito da Zelensky “positivo” e “produttivo”.
“Abbiamo parlato di difesa aerea e delle esigenze dell’Ucraina per proteggere il nostro cielo. È stato un confronto costruttivo e molto utile”, ha dichiarato il leader di Kiev. Zelensky ha inoltre espresso apprezzamento per i risultati diplomatici ottenuti da Trump in Medio Oriente: “Mi sono congratulato con il presidente per il successo e per l’accordo in Medio Oriente che è riuscito a raggiungere, un risultato straordinario. Se una guerra può essere fermata in una regione, allora anche altre guerre possono essere fermate, inclusa quella russa”.
Secondo le stesse fonti, i due presidenti hanno discusso anche della possibilità che Washington fornisca a Kiev missili da crociera a lungo raggio Tomahawk, che permetterebbero all’Ucraina di colpire in profondità nel territorio russo. Un’ipotesi che, se concretizzata, segnerebbe un’evoluzione decisiva nella strategia militare ucraina e nella postura americana nel conflitto.
Il rafforzamento della cooperazione tra Stati Uniti e Ucraina arriva in un momento cruciale. Mentre l’esercito russo continua a premere sul fronte orientale, Kiev punta a consolidare la propria capacità di difesa e a infliggere danni crescenti all’economia di Mosca, in particolare alle sue infrastrutture energetiche.
La telefonata tra Trump e Zelensky e il sostegno strategico americano confermano che, a più di tre anni dall’inizio dell’invasione, la guerra in Ucraina resta al centro della politica estera statunitense. Washington, pur evitando dichiarazioni ufficiali sull’assistenza diretta negli attacchi oltre confine, continua a giocare un ruolo decisivo nell’equilibrio del conflitto.
Con l’intelligence americana sempre più coinvolta e la prospettiva di nuove forniture di armi avanzate, Kiev si prepara a una nuova fase del confronto con la Russia, mentre la diplomazia internazionale tenta – ancora una volta – di trovare un varco verso la fine della guerra.
