22 Settembre 2026, martedì
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Hamas annuncia il rilascio degli ostaggi da lunedì: riparte il fragile processo di pace a Sharm el-Sheikh

Mentre migliaia di palestinesi tornano a Gaza dopo la tregua, si apre un nuovo fronte diplomatico: gli Stati Uniti invitano l’Iran ai negoziati, l’Unione Europea sarà rappresentata da Antonio Costa. Israele prepara la distruzione dei tunnel di Hamas e si ipotizza un coinvolgimento del genio militare italiano per lo sminamento.

Gaza – Dopo giorni di trattative serrate e di dichiarazioni contraddittorie, Hamas ha confermato che il rilascio dei 48 ostaggi israeliani inizierà lunedì mattina, segnando un potenziale punto di svolta nella crisi mediorientale. L’annuncio arriva mentre gli Stati Uniti, in un segnale di apertura strategica, hanno invitato l’Iran a partecipare ai negoziati di pace che si terranno a Sharm el-Sheikh sotto la regia diplomatica del Cairo.

Il piano di pace, fortemente sostenuto da Washington e approvato dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, prevede un progressivo disarmo delle milizie palestinesi e una transizione politica sotto garanzia internazionale. Tuttavia, la risposta dei fondamentalisti non lascia spazio a interpretazioni concilianti: Hamas definisce “assurda e priva di senso” l’ipotesi che i suoi leader debbano abbandonare la Striscia di Gaza, come previsto nella bozza elaborata su ispirazione del precedente piano Trump.

Il movimento islamista respinge anche l’idea di un disarmo totale, proponendo invece di integrare i propri combattenti in una futura forza militare palestinese unificata, e ribadisce il rifiuto di qualunque “tutela straniera” nella gestione del dopoguerra.

Intanto, la tregua ha permesso il rientro di circa 500mila sfollati a Gaza City, segnale di una fragile normalizzazione dopo mesi di bombardamenti e distruzione. L’agenzia israeliana Cogat, incaricata di gestire il passaggio degli aiuti umanitari, ha confermato l’ingresso di diversi camion carichi di viveri, medicinali e carburante attraverso il valico di Kerem Shalom.

Israele prepara la “fase due”: la distruzione dei tunnel di Hamas

Da Gerusalemme, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha delineato la prossima fase delle operazioni militari. “Dopo la restituzione degli ostaggi, la grande sfida sarà la distruzione di tutti i tunnel del terrore di Hamas a Gaza”, ha dichiarato in un messaggio su X. Katz ha aggiunto che le operazioni saranno condotte dalle Forze di Difesa israeliane (Idf) in coordinamento con un meccanismo internazionale supervisionato dagli Stati Uniti.

L’obiettivo è quello di attuare concretamente il principio di smilitarizzazione della Striscia, eliminando le infrastrutture sotterranee costruite negli anni dal gruppo islamista. In questo quadro, secondo fonti diplomatiche, si valuta anche un possibile coinvolgimento del genio militare italiano per lo sminamento dell’area, una volta garantite le condizioni di sicurezza.

Tensione al confine con il Libano

Mentre la diplomazia si muove sul fronte egiziano, la tensione resta alta al confine settentrionale. Le Forze di difesa israeliane hanno annunciato di aver eliminato un membro di Hezbollah in un raid aereo condotto nell’area di Qalaouiyah, nel sud del Libano. L’operazione si inserisce in un quadro di crescente instabilità nella regione, dove il movimento sciita filo-iraniano continua a lanciare attacchi sporadici contro le postazioni israeliane, alimentando il rischio di un conflitto parallelo a quello di Gaza.

L’Europa al tavolo di pace: Antonio Costa in rappresentanza dell’Ue

Sul piano diplomatico, sarà il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, a rappresentare l’Unione Europea alla cerimonia per la firma della tregua in programma domani a Sharm el-Sheikh. L’ex premier portoghese parteciperà al fianco di delegazioni arabe, statunitensi e israeliane, in un vertice che segna il ritorno della diplomazia multilaterale nel cuore della crisi mediorientale.

Secondo fonti europee, l’Alto rappresentante Kaja Kallas era inizialmente indicata come partecipante, ma ha dovuto rinunciare per impegni istituzionali già assunti. La presenza di Costa, dicono da Bruxelles, intende rafforzare il ruolo dell’Europa come garante politico e umanitario nella ricostruzione della Striscia di Gaza.

Un equilibrio precario

Il nuovo scenario che si apre tra Gaza, Israele e i Paesi mediatori resta fragile. Da un lato, la liberazione degli ostaggi e il ritorno di centinaia di migliaia di civili palestinesi sono segnali positivi di una distensione possibile; dall’altro, il rifiuto di Hamas di accettare un pieno disarmo e la determinazione israeliana a neutralizzare ogni minaccia militare rischiano di far deragliare il processo di pace.

L’invito dell’amministrazione americana all’Iran, insieme al coinvolgimento dell’Europa e dell’Egitto, indica tuttavia una volontà comune di trasformare la tregua in una soluzione politica duratura. Resta da vedere se le parti saranno disposte a fare il passo decisivo per uscire da un conflitto che da troppo tempo tiene in ostaggio non solo le persone, ma anche il futuro della regione.

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