15 Agosto 2026, sabato
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Israele avvia il ritiro da Gaza dopo l’accordo di tregua con Hamas: ostaggi liberi entro martedì, inizia la fase diplomatica

Via libera nella notte del governo israeliano all’intesa mediata dall’Egitto. Cessate il fuoco già in vigore. Trump annuncia la liberazione imminente degli ostaggi, mentre Tajani apre all’ipotesi del Nobel per l’ex presidente USA. Attesa per la cerimonia ufficiale della firma: Meloni invitata al Cairo.

Gaza – Nella notte, il governo israeliano ha approvato formalmente l’accordo raggiunto con Hamas per una tregua nella Striscia di Gaza e per la liberazione di tutti gli ostaggi detenuti nel territorio palestinese. Il via libera è arrivato dopo una lunga e complessa trattativa condotta con la mediazione dell’Egitto e con il sostegno indiretto di Washington e Doha. Con l’approvazione dell’intesa, è entrato immediatamente in vigore un cessate il fuoco, segnando un momento di svolta in una delle crisi più gravi degli ultimi anni tra Israele e le fazioni armate palestinesi.

Il documento, siglato giovedì mattina al Cairo, prevede nella sua prima fase la liberazione degli ostaggi israeliani in mano ad Hamas, in cambio della scarcerazione di circa duemila prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. La tregua, che ha avuto un’applicazione pressoché immediata, è accompagnata da un ridispiegamento delle truppe israeliane: le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno infatti cominciato a ritirarsi da diverse zone della Striscia.

Secondo quanto comunicato da fonti militari israeliane, alcune unità sono state completamente ritirate, mentre altre rimangono operative lungo le linee di schieramento prestabilite. Il ritiro è stato condotto sotto la copertura di bombardamenti di artiglieria e attacchi aerei mirati, in quello che appare come un ultimo tentativo di pressione militare per garantire la sicurezza del disimpegno.

Trump annuncia la liberazione degli ostaggi: “Lunedì o martedì saranno liberi”

A confermare l’imminente rilascio degli ostaggi è stato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che in un intervento pubblico ha dichiarato: “Lunedì o martedì gli ostaggi saranno liberi”. Un annuncio che, seppur non ufficialmente confermato dalle autorità israeliane, trova riscontro nelle tempistiche previste dal piano negoziale messo in campo dalle diplomazie coinvolte.

L’intesa rappresenta un passo significativo verso una de-escalation del conflitto che, nelle ultime settimane, ha causato centinaia di vittime e una crisi umanitaria di proporzioni drammatiche. Rimane però alta l’attenzione internazionale sulle reali possibilità di una stabilizzazione duratura dell’area.

Tajani apre al Nobel per la Pace a Trump: “Non è uno scandalo”

A sorprendere è anche la dichiarazione del ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, che ha commentato con favore il ruolo di Trump nella trattativa. “Non è scandaloso pensare a un Nobel per la Pace per il presidente Trump”, ha affermato in un’intervista televisiva, alludendo al contributo del leader statunitense nel facilitare il dialogo tra le parti.

Una posizione che certamente farà discutere, soprattutto alla luce delle polemiche che negli ultimi anni hanno circondato l’azione diplomatica di Trump in Medio Oriente. Va ricordato, tuttavia, che il presidente aveva già avanzato negli anni scorsi proposte di mediazione e piani di pace per la regione, alcuni dei quali controversi, ma che oggi tornano al centro del dibattito.

Meloni invitata in Egitto per la cerimonia ufficiale della firma

La giornata di lunedì sarà cruciale anche sul piano simbolico: al Cairo si terrà infatti la cerimonia ufficiale di firma dell’accordo, alla quale parteciperanno le delegazioni dei Paesi coinvolti nella mediazione e, secondo quanto riferito da Tajani, anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stata invitata a presenziare.

“Il ministro degli Esteri egiziano mi ha detto che lunedì ci sarà una grande cerimonia e che anche la nostra presidente del Consiglio è stata invitata”, ha dichiarato il titolare della Farnesina. La partecipazione italiana, se confermata, sancirebbe una volontà di Roma di ritagliarsi un ruolo attivo nei processi di stabilizzazione dell’area mediterranea, rafforzando al tempo stesso i rapporti bilaterali con l’Egitto, tornato in questi mesi a essere uno snodo centrale per la diplomazia regionale.

Una tregua fragile ma necessaria

Nonostante l’apparente ottimismo, le incognite rimangono numerose. La tregua, infatti, nasce su un equilibrio estremamente fragile e dipenderà in larga misura dalla volontà delle parti di rispettare gli impegni assunti. Hamas, da parte sua, ha ribadito la richiesta di una soluzione definitiva per la questione palestinese, mentre il governo israeliano resta sotto pressione da parte dell’opinione pubblica e delle forze politiche interne, divise sull’opportunità di trattare con l’organizzazione islamista.

Il ritiro parziale delle truppe non rappresenta una fine delle ostilità, ma un temporaneo rallentamento dell’offensiva militare, funzionale al completamento della prima fase dell’accordo. Le prossime ore saranno decisive per verificare la tenuta del cessate il fuoco e la reale volontà di avanzare verso una soluzione politica del conflitto.

Nel frattempo, gli occhi della comunità internazionale restano puntati su Gaza, mentre la diplomazia si muove a fatica in un equilibrio precario, tra l’urgenza umanitaria e le tensioni geopolitiche che attraversano l’intero Medio Oriente.

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