Roma – Dopo giorni di tensione diplomatica e trattative dietro le quinte, 26 cittadini italiani fermati a bordo della Global Flotilla stanno per lasciare Israele. A renderlo noto è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani attraverso una comunicazione sui social, confermando che il gruppo è stato trasferito nella base aerea di Ramon e partirà dall’aeroporto di Eilat a bordo di un volo Turkish Airlines diretto a Istanbul. Si tratta del primo contingente dei 41 connazionali coinvolti nell’iniziativa simbolica diretta verso la Striscia di Gaza e intercettata dalle autorità israeliane nei giorni scorsi.
“Li abbiamo inseriti su un volo per Istanbul”, ha precisato Tajani, sottolineando come la partenza sia stata coordinata dall’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv in collaborazione con le autorità israeliane e l’unità di crisi della Farnesina.
La vicenda, tutt’altro che conclusa, vede coinvolti anche altri 15 italiani che si trovavano a bordo della stessa imbarcazione, ma che hanno rifiutato di firmare il modulo per il rilascio volontario. Per questi ultimi, la procedura seguirà un percorso diverso e più lungo: l’espulsione avverrà infatti per via giudiziaria, come previsto dalla normativa israeliana in caso di mancata collaborazione al rimpatrio. Secondo le autorità di Tel Aviv, l’iter dovrebbe concludersi entro la prossima settimana.
“Ho nuovamente dato disposizioni all’Ambasciata affinché venga garantito un trattamento pienamente rispettoso dei diritti dei nostri connazionali”, ha aggiunto il vicepremier, segnalando che l’Italia seguirà da vicino l’evolversi della vicenda, anche sul piano giuridico.
La partenza del primo gruppo pone fine, almeno in parte, a una situazione che ha assunto rapidamente una valenza politica e mediatica, alimentando un dibattito non solo sui rapporti tra Italia e Israele, ma anche sul diritto alla protesta, la gestione degli attivisti stranieri e le implicazioni umanitarie legate all’assedio di Gaza.
La Global Flotilla, nome scelto per richiamare le precedenti iniziative analoghe di protesta contro il blocco della Striscia, era salpata con l’intento dichiarato di portare aiuti simbolici e richiamare l’attenzione internazionale sulla situazione umanitaria in corso. L’imbarcazione è stata intercettata in acque internazionali e condotta nel porto israeliano di Ashdod. Le autorità hanno proceduto al fermo degli attivisti a bordo – tra cui cittadini di diversi Paesi europei – accusandoli di violare il divieto imposto dallo Stato israeliano sull’accesso marittimo a Gaza, ancora sottoposta a un blocco rigido in vigore dal 2007.
Se per molti dei partecipanti l’azione si iscrive nel solco della disobbedienza civile nonviolenta, Israele ha trattato l’episodio come una violazione della sicurezza nazionale, adottando misure immediate di espulsione secondo le leggi in vigore. La divisione tra i 26 italiani disponibili a collaborare e i 15 intenzionati a restare fino alla fine del processo legale rende evidente anche la differenza di approccio interno al gruppo.
In questo contesto, la Farnesina si è mossa su un doppio binario: da un lato l’assistenza consolare e logistica per il rientro immediato di chi ha accettato il rimpatrio, dall’altro la tutela dei diritti per chi ha scelto di affrontare l’iter giudiziario, pur restando sul territorio israeliano.
L’episodio, pur circoscritto, si inserisce in un contesto più ampio di tensione regionale, con l’escalation militare in corso tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza e le crescenti pressioni della comunità internazionale per una de-escalation. In questo quadro, le iniziative di attivisti stranieri – tra cui quelle delle cosiddette flottiglie per Gaza – continuano a rappresentare un elemento di forte carica simbolica, ma anche di rischio operativo e diplomatico.
Dal punto di vista delle autorità italiane, la priorità resta quella di evitare che cittadini italiani vengano coinvolti in situazioni potenzialmente pericolose in zone ad alta instabilità, pur nel rispetto della libertà di espressione e iniziativa individuale. Tajani ha ribadito nelle scorse ore la posizione del governo, sottolineando che “il rispetto della legge e dei diritti fondamentali deve andare di pari passo”, evitando “strumentalizzazioni o forzature ideologiche”.
Nelle prossime ore è atteso l’arrivo del primo gruppo in Turchia, da dove i connazionali proseguiranno il rientro verso l’Italia. Per gli altri 15, sarà invece la magistratura israeliana a definire tempi e modalità dell’espulsione. La Farnesina continuerà a seguire il caso con attenzione, assicurando – almeno sulla carta – che nessun diritto venga leso nel corso del procedimento.
