9 Maggio 2026, sabato
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Trump alza i toni su Gaza: “Se Hamas rifiuta il piano, sperimenterà l’inferno”

Israele conferma l’ok alla proposta americana, ma dice no allo Stato palestinese. Hamas vicino all’accettazione. Scontro sulla Flotilla, cresce la tensione a Gerusalemme. Almeno 45 morti nei raid nella Striscia

WASHINGTON – “Tre o quattro giorni. Poi, se non accetteranno, sperimenteranno l’inferno”. Con queste parole, dure e taglienti, Donald Trump ha riassunto la linea della sua amministrazione sul futuro della guerra a Gaza, lanciando un ultimatum senza precedenti al movimento di Hamas. Al centro, un piano di pace articolato in venti punti, proposto dagli Stati Uniti per fermare un conflitto che da mesi insanguina il Medio Oriente, con costi umani e politici sempre più difficili da sostenere.

A poche ore dal faccia a faccia tra Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu alla Casa Bianca, i contorni della proposta americana si fanno più chiari: da un lato l’obiettivo dichiarato di porre fine ai combattimenti nella Striscia, dall’altro un’intesa complessa, che evita di affrontare di petto il nodo politico più delicato – la nascita di uno Stato palestinese – e si concentra su tregua, sicurezza e ricostruzione.

Netanyahu dice sì, ma “non a uno Stato palestinese”

L’incontro con Trump ha prodotto un via libera condizionato da parte del governo israeliano. Netanyahu ha confermato l’accettazione del piano americano nella sua struttura generale, ma ha subito tracciato una linea rossa netta: “Non accetteremo la creazione di uno Stato palestinese”. Il premier ha anche ribadito che le forze israeliane “rimarranno nella maggior parte di Gaza”, lasciando intendere che, anche in caso di cessate il fuoco, Tel Aviv manterrà un controllo militare diretto su gran parte del territorio palestinese.

Si tratta di una posizione che, se da un lato conferma la volontà di coordinarsi con Washington, dall’altro rischia di minare le basi di una soluzione duratura. La creazione di uno Stato palestinese indipendente, infatti, è da sempre considerata dalla comunità internazionale un passaggio imprescindibile per una pace stabile e condivisa.

Hamas valuta il piano: “Vicini all’accettazione”

Dall’altro lato del conflitto, anche Hamas si muove. Secondo una fonte vicina al gruppo, citata da Sky News Arabia, il movimento islamista “è vicino ad accettare” il piano statunitense. Se confermata, si tratterebbe di una svolta significativa, dettata tanto dal logoramento sul campo quanto dalla pressione internazionale.

Trump, tuttavia, ha scelto la strada dell’ultimatum: pochi giorni di tempo per decidere, poi la promessa di nuove operazioni militari israeliane con il sostegno implicito degli Stati Uniti. “Hamas deve sapere che la pazienza è finita”, ha dichiarato il presidente, aggiungendo che “ogni rifiuto sarà considerato una scelta deliberata per prolungare il conflitto”.

Scontro sulla Flotilla: Tel Aviv accusa, gli attivisti replicano

A gettare benzina sul fuoco, nel frattempo, è arrivata una nuova accusa lanciata dalle forze armate israeliane (Idf). Secondo fonti militari, sarebbero stati rinvenuti a Gaza documenti ufficiali che collegherebbero direttamente Hamas al finanziamento della Global Flotilla Sumud, la missione internazionale organizzata da gruppi umanitari con l’obiettivo di rompere l’assedio della Striscia.

Un’accusa che ha immediatamente sollevato reazioni dure. “Solo propaganda”, ha risposto la portavoce italiana della Flotilla, Maria Elena Delia, rigettando ogni legame con il gruppo estremista e ribadendo il carattere esclusivamente umanitario dell’iniziativa. Al suo fianco anche la Cgil, che ha annunciato la disponibilità a proclamare uno sciopero generale “tempestivo e unitario” nel caso in cui la missione venga ostacolata da attacchi, sequestri o blocchi da parte di Israele.

Attacco a Gerusalemme: la tensione si sposta nelle città

La tensione, nel frattempo, si è trasferita anche sul fronte interno. A Gerusalemme sud un’auto ha investito un gruppo di giovani per strada, in quello che ha assunto rapidamente i contorni di un attentato. Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo al volante sarebbe sceso dal veicolo armato di coltello, ma è stato ucciso a colpi di pistola da un civile armato, intervenuto prima dell’arrivo delle forze dell’ordine. L’identità dell’attentatore e il movente dell’azione sono ancora in fase di accertamento.

Gaza: 45 morti in poche ore, tra cui civili in cerca di aiuti

Intanto, nella Striscia di Gaza, la guerra continua a mietere vittime. Secondo fonti mediche riportate da Al-Jazeera, sarebbero almeno 45 i palestinesi uccisi dall’alba di oggi in una serie di attacchi israeliani, che hanno colpito diverse aree dell’enclave. Diciotto delle vittime, secondo le stesse fonti, sarebbero civili che si trovavano in fila per ricevere aiuti umanitari.

Si tratta dell’ennesima strage che conferma quanto sia precaria la situazione umanitaria nella Striscia. I corridoi per l’accesso agli aiuti restano insufficienti, i bombardamenti incessanti, e la popolazione civile continua a pagare il prezzo più alto del conflitto.

Uno scenario fragile, appeso alla risposta di Hamas

Il piano statunitense, sebbene accolto con cautela da entrambe le parti, rappresenta il primo tentativo strutturato di mettere fine alla guerra da diversi mesi. La sua efficacia, però, dipenderà dalla disponibilità reale di Hamas ad accettare le condizioni proposte e dalla volontà di Israele di non sabotare, nei fatti, l’accordo.

Le parole di Trump, che minaccia “l’inferno” nel caso di un rifiuto, sono il segno di un approccio muscolare che punta più sulla pressione che sulla mediazione. Ma in uno scenario tanto esplosivo quanto fluido, l’escalation è sempre dietro l’angolo. Il rischio, ora, è che il tempo concesso si trasformi nell’ennesimo conto alla rovescia verso una nuova ondata di violenza.

Il Medio Oriente torna al centro del confronto globale, con una guerra che non solo distrugge ma interroga – profondamente – la tenuta degli equilibri internazionali, il ruolo delle diplomazie e la capacità dell’Occidente di imporre soluzioni credibili.

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