26 Luglio 2026, domenica
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Automotive, Giorgetti accusa Bruxelles: “La transizione green è stata un disastro”

Il ministro dell’Economia in Senato invita l’Unione europea a un cambio di rotta: “Profilo diverso necessario, errori da riconoscere e correggere”

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha puntato il dito contro l’Unione europea, accusandola di aver gestito in modo fallimentare la transizione green nel settore dell’automotive. Intervenendo ieri in Senato, Giorgetti ha sottolineato la necessità di un profondo ripensamento delle strategie europee, in particolare alla luce del delicato contesto internazionale.

“È necessario – ha dichiarato – che in sede di Unione europea ci si dia un profilo diverso, assolutamente indispensabile, data la fase geoeconomica e geopolitica”. Un passaggio che fotografa l’urgenza di un cambio di approccio a Bruxelles, messo in discussione dallo stesso titolare del Tesoro anche durante il recente consiglio informale dell’Ecofin a Copenaghen.

Il ministro non ha usato mezzi termini nel giudicare l’azione europea, invocando un’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni comunitarie. “Qualche mea culpa l’Ue stessa deve farselo. Anzi, ha cominciato a farlo – ha proseguito –. Basta pensare al processo di transizione green, in particolare sull’automotive, che è stato totalmente un disastro e che ha affossato l’industria europea. Bisogna considerare anche quello che si è sbagliato”.

Con queste parole Giorgetti ha voluto richiamare l’attenzione sulle conseguenze delle politiche ambientali comunitarie, che hanno imposto regole stringenti al comparto automobilistico europeo senza garantire tempi, strumenti e condizioni adeguate per reggere la concorrenza globale. Un settore strategico per l’economia continentale, messo a dura prova dalle scelte normative e dal confronto sempre più serrato con i colossi industriali extraeuropei.

Il monito del ministro si inserisce in un dibattito ormai centrale a livello europeo: come coniugare gli obiettivi di sostenibilità con la necessità di tutelare la competitività delle imprese e la tenuta occupazionale. Un equilibrio che, secondo Giorgetti, Bruxelles non ha saputo mantenere, contribuendo a indebolire un settore chiave della manifattura europea.

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