La scuola come spazio aperto, inclusivo e formato non solo di conoscenze ma di comunità: è questo il messaggio centrale del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenuto oggi a Napoli in occasione della cerimonia di apertura dell’anno scolastico. Un discorso che ha toccato i temi più attuali e delicati della vita dei ragazzi, dalla diffusione dei social media alla lotta contro il bullismo, fino al ruolo fondamentale delle famiglie nella costruzione di fiducia e autonomia.
Bullismo e social: strumenti che possono ferire
“Talvolta la violenza si manifesta in modalità meno evidenti, almeno per noi adulti. È la violenza gratuita della prepotenza, del bullismo, che denigra, emargina e aggredisce”, ha affermato Mattarella, evidenziando come la sopraffazione non sia mai un segno di forza ma di debolezza. Particolare attenzione è stata dedicata all’uso dei social network, definiti dal Capo dello Stato “armi che colpiscono in profondità”. La responsabilità, ha spiegato Mattarella, è contrastare con tenacia questi comportamenti, promuovendo una cultura della solidarietà e del rispetto reciproco.
La scuola come diritto e dovere di inclusione
Richiamando l’articolo 34 della Costituzione, il Presidente ha ricordato che “la scuola è aperta a tutti: è l’affermazione di un diritto”. Ma, ha sottolineato, vi è anche un dovere: “integrare tutti, tutti, sconfiggendo l’abbandono. Occorre l’impegno che la scuola sia ovunque e l’impegno per includere chi è svantaggiato”. Un richiamo netto a costruire istituzioni scolastiche capaci di garantire pari opportunità, indipendentemente dal contesto sociale ed economico dei ragazzi.
Contro la solitudine nella realtà virtuale
Il presidente Mattarella ha dedicato un passaggio significativo ai rischi della dimensione virtuale, che può isolare i giovani dalla vita reale. “La persona, ogni persona, non può realizzare sé stessa se condannata alla solitudine in una dimensione soltanto virtuale. Anche a questo riguardo si riafferma un basilare valore della scuola: costruire una comunità. I giovani hanno bisogno di amicizie. Insieme, guardandosi negli occhi, nascono idee e sgorgano sentimenti, si sperimenta la vita. L’assenza di questi elementi fa crescere disagio ed emarginazione”.
Mattarella ha sottolineato la necessità di un uso consapevole della tecnologia digitale, capace di favorire l’autonomia critica dei ragazzi: “Occorre adoperarsi perché ogni ragazzo possa costruirsi una capacità critica, una struttura della conoscenza che gli consenta di scegliere, di avere autonomia”.
Famiglie e insegnanti: un patto di fiducia
Un altro punto cardine del discorso ha riguardato il ruolo delle famiglie. “Le famiglie sono chiamate a costruire, anno per anno, un rapporto di fiducia con gli insegnanti, nella comune opera educativa. Con fiducia anche nei ragazzi”, ha spiegato il Capo dello Stato, citando Hannah Arendt: l’amore per i figli include il coraggio di lasciar loro spazio per intraprendere qualcosa di nuovo, imprevedibile per gli adulti.
In chiusura, Mattarella ha evocato l’immagine di Vittorio Bachelet, docente universitario e vittima del terrorismo, secondo cui “nel momento in cui l’aratro della storia scava a fondo… è importante gettare seme buono, seme valido. La scuola è una grande, preziosa seminatrice”. Un monito e insieme un invito a considerare la scuola non solo come luogo di istruzione, ma come fulcro della crescita civile, della solidarietà e della formazione di cittadini consapevoli e responsabili.
