9 Agosto 2026, domenica
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Dallavalle d’argento nel triplo: impresa mondiale a Tokyo con 17,64 metri

Il campione piacentino si migliora di 28 centimetri e sfiora un clamoroso oro. Sesto Andy Diaz, condizionato dalla pubalgia. Il portoghese Pichardo trionfa con 17,91

TOKYO – Quando il destino si scrive in pedana, il salto è molto più di una sequenza tecnica: diventa una dichiarazione d’intenti. Andrea Dallavalle, 25 anni, piacentino, ha scritto una delle pagine più brillanti dell’atletica leggera italiana recente conquistando una magnifica medaglia d’argento nel salto triplo ai Campionati Mondiali di atletica di Tokyo, grazie a uno strepitoso 17,64 ottenuto all’ultimo tentativo. Un balzo che ha avuto per qualche istante il sapore dell’oro, prima che l’esperienza e il talento del portoghese Pedro Pichardo – già campione olimpico a Tokyo 2021 – spegnessero il sogno con un superbo 17,91 nel suo ultimo salto.

Una beffa, forse. Ma anche un capolavoro tecnico e caratteriale.
Perché Dallavalle non solo si migliora di ben 28 centimetri rispetto al suo precedente primato personale, ma lo fa nella serata più importante della sua carriera, in una finale mondiale incandescente, dopo una stagione tormentata e senza gare all’aperto. Alle spalle, solo una medaglia di bronzo agli Europei indoor di Apeldoorn nel marzo scorso. Nessun altro test agonistico nel 2025, nessuna occasione per testare la forma. Eppure, nel giorno che contava, Andrea ha fatto “all-in”, come lui stesso ha raccontato, e ha vinto la sua sfida personale più grande.

Il podio iridato

La finale del triplo maschile a Tokyo si è decisa negli ultimi minuti, con una successione emozionante di rilanci e controsorpassi. Pedro Pichardo, portoghese di origini cubane, argento olimpico a Parigi 2024 ma oro a Tokyo 2021, ha dimostrato ancora una volta di essere uomo da ultimo salto: con 17,91 ha ribaltato la classifica e si è ripreso la corona mondiale. Sul terzo gradino del podio, il cubano Lázaro Martínez, forte di un 17,49 che gli ha garantito la medaglia di bronzo.

Sesto, invece, l’italo-cubano Andy Diaz, campione del mondo indoor e primatista nazionale, oggi condizionato da un riacutizzarsi della pubalgia che ne ha limitato l’esplosività. Per lui, un 17,19 finale che lascia l’amaro in bocca ma anche la consapevolezza di poter tornare protagonista non appena ritroverà la condizione.

Un salto nella storia

Il 17,64 di Dallavalle non è soltanto una medaglia d’argento: è uno dei migliori risultati italiani di sempre nel salto triplo. Nella lista all-time nazionale, Andrea scala posizioni fino a raggiungere il quarto posto assoluto, dietro solo ad Andy Diaz (17,80), Fabrizio Donato (17,73) e Daniele Greco (17,70). Vale la pena sottolineare che tutti questi primati sono stati ottenuti al coperto. All’aperto, Dallavalle è secondo solo a Diaz (17,75).

Una progressione straordinaria, che affonda le radici in un lavoro paziente, costruito con determinazione nonostante i tanti ostacoli fisici incontrati negli ultimi anni. Il suo quarto posto ai Mondiali di Eugene 2022, mancato per soli sei centimetri, aveva lasciato l’amaro in bocca. Stavolta, Andrea si è preso la rivincita, salendo su quel podio iridato che già allora sembrava alla sua portata.

Le parole del protagonista

Raggiante e incredulo, Dallavalle si è lasciato andare a dichiarazioni che restituiscono tutta la sua emozione:

“Qualcosa di inimmaginabile! In quel salto c’era tutto il lavoro e anche tutte le batoste degli ultimi anni. Ho dato tutto, ho fatto ‘all-in’ e questo mi ha premiato. Non mi ero reso conto di quanto fosse lungo il salto, quando ho visto di essere al primo posto mi sono detto: c’è qualcosa che non va, hanno sbagliato a misurare oppure ho fatto qualcosa di grande… e per fortuna era la seconda!”

Ma nonostante l’impresa, Andrea non perde il contatto con la realtà:

“Sapevo che Pichardo ha sempre una cartuccia pronta e purtroppo è stato così, comunque qualcosa di incredibile. Non mollo facilmente nonostante gli infortuni e sono molto determinato, finalmente ho potuto dimostrarlo. Non sempre sono arrivato alle gare nella migliore condizione, stavolta invece sapevo di star bene e dovevo meritarmelo”.

Un dettaglio curioso ha impreziosito la serata giapponese:

“Anche stavolta le mutande di Diabolik hanno portato bene. E poi ho visto il tennista Matteo Berrettini che mi faceva i complimenti dalla tribuna: sono andato a salutarlo, a stringergli la mano. È stato emozionante che un campione così mi riconoscesse”.

Conclude con orgoglio e umiltà:

“Adesso dovranno preoccuparsi anche di me in pedana, ma io non cambio, rimango il ragazzo di sempre. E penso che questo non me lo toglierà mai nessuno”.

L’Italia applaude e sogna

Il triplo italiano torna così sul podio mondiale all’aperto, un traguardo che mancava da anni, e lo fa con un atleta giovane, determinato e in costante crescita. L’abbraccio tra Dallavalle e Diaz al termine della gara è l’immagine più bella di una serata da incorniciare: due amici, due compagni di squadra, due fuoriclasse che condividono sogni, fatica e, oggi, anche un pizzico di dolore sportivo.

Se la gara di Tokyo rappresenta il picco di una carriera in piena ascesa, è altrettanto vero che, da oggi, Andrea Dallavalle non è più una promessa: è una realtà del salto triplo mondiale. E non è difficile immaginare che, con una stagione completa e libera dagli infortuni, possa presto puntare anche più in alto.

Nel cielo di Tokyo, quella medaglia d’argento brilla come oro.

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