6 Ottobre 2026, martedì
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Videosorveglianza violata, immagini private in vendita online: la Postale indaga sul portale con tariffario

Un sito registrato alle Isole Tonga offriva accesso a oltre duemila videocamere tra case, centri estetici e studi medici. La scoperta della società trevigiana Yarix, specializzata in cybersecurity, ha portato all’apertura di un’indagine

Un portale accessibile senza alcuna registrazione, reperibile con una semplice ricerca su Google, offriva migliaia di registrazioni video sottratte illecitamente a sistemi di videosorveglianza di abitazioni, centri estetici e studi medici. Non solo: accanto alla diffusione gratuita di brevi estratti, era presente un vero e proprio tariffario per acquistare l’accesso diretto a oltre duemila videocamere, con costi variabili dai 20 ai 575 dollari a seconda della popolarità dei contenuti.

La scoperta è stata fatta da Yarix, società trevigiana del gruppo Var Group specializzata in sicurezza informatica, che ha immediatamente segnalato il caso alla Polizia Postale tramite il Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica (Cosc) di Venezia. Le indagini sono ora in corso per accertare la natura e la provenienza dei materiali diffusi e individuare i responsabili.

Secondo le prime analisi, il portale è attivo almeno da dicembre 2024. Propone un catalogo di registrazioni prevalentemente a sfondo pornografico, organizzate tramite tag che consentono di selezionare i contenuti in base alle preferenze dell’utente, esattamente come avviene in una piattaforma di streaming legittima. Alcuni video hanno superato le 20 mila visualizzazioni, segno di un traffico consistente e di un’offerta che, per quanto illecita, era strutturata in modo capillare.

Accanto ai contenuti gratuiti, il sito metteva in vendita abbonamenti e pacchetti con tariffe crescenti a seconda del numero di visualizzazioni o dell’appeal della videocamera violata. L’acquisto avveniva attraverso un bot Telegram dedicato, che consentiva ai clienti di ottenere le credenziali per accedere alle telecamere selezionate.

Il dominio del portale risulta registrato alle Isole Tonga, nell’Oceano Pacifico. Una scelta che non appare casuale: diversi Paesi in quell’area garantiscono condizioni di anonimato e normative più permissive rispetto alla privacy e ai contenuti diffusi in rete, rendendo complessa ogni cooperazione giudiziaria con le autorità europee. Nonostante ciò, nella sezione “About” del sito i gestori affermano che l’obiettivo della piattaforma sarebbe quello di “sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema della fuga di dati personali causata da imperfezioni nell’hardware e nel software”.

Un’auto-giustificazione che appare fragile di fronte all’evidenza: migliaia di persone, ignare di essere osservate, hanno visto violata la propria intimità in luoghi che avrebbero dovuto garantire sicurezza e riservatezza.

Gli investigatori della Polizia Postale stanno ora verificando se tutti i video pubblicati provengano effettivamente da telecamere compromesse o se una parte dei contenuti sia stata prodotta ad hoc con attori e comparse, nel tentativo di aumentare il numero di utenti e le sottoscrizioni a pagamento.

Yarix, che dal 2016 ha un protocollo di intesa con la Polizia Postale del Veneto, continua a monitorare l’evoluzione della vicenda attraverso il proprio team di Cyber Threat Intelligence. L’indagine, ancora in una fase preliminare, si preannuncia complessa, sia per la natura transnazionale del fenomeno sia per l’utilizzo di strumenti e piattaforme che rendono difficile tracciare i flussi finanziari legati alle transazioni.

Il caso solleva ancora una volta l’urgenza di rafforzare la sicurezza dei dispositivi di videosorveglianza e la consapevolezza degli utenti. Una falla tecnica o una configurazione errata può trasformare strumenti concepiti per proteggere case e attività in un varco spalancato sull’intimità delle persone.

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