6 Ottobre 2026, martedì
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Terremoto in Afghanistan, una tragedia di proporzioni immani

Nell'est del Paese oltre 2.200 morti e 3.600 feriti. Le operazioni di soccorso continuano tra immense difficoltà. In campo anche la distribuzione di aiuti umanitari per migliaia di sfollati.

Kabul – Il bilancio del devastante terremoto che ha colpito l’Afghanistan orientale continua a salire drammaticamente. Secondo quanto comunicato oggi dal portavoce aggiunto del governo di Kabul, Hamdullah Fitrat, il numero delle vittime accertate ha raggiunto quota 2.205, mentre i feriti sono almeno 3.640. Il sisma ha colpito nella giornata di domenica la provincia orientale di Kunar, una delle aree più fragili e impervie del Paese, provocando il collasso di centinaia di abitazioni e lasciando migliaia di persone senza un tetto.

La scossa, di forte intensità, ha colpito un territorio già segnato da anni di conflitti, instabilità politica e gravi difficoltà economiche, rendendo ancora più complesso l’intervento dei soccorritori. Le autorità afghane hanno avviato da subito le operazioni di ricerca tra le macerie, ma la natura montuosa dell’area, unita alla carenza di mezzi e infrastrutture, ostacola fortemente il lavoro delle squadre di emergenza.

«Le ricerche sono ancora in corso e in molte zone si continua a scavare tra le macerie con ogni mezzo disponibile», ha spiegato Fitrat in una nota ufficiale pubblicata sui canali istituzionali del governo. Contestualmente, è partita la macchina degli aiuti umanitari: sono state montate tende in diversi distretti colpiti per offrire un riparo temporaneo agli sfollati, mentre prosegue la distribuzione organizzata di generi di prima necessità, compresi cibo, acqua e medicinali.

L’emergenza coinvolge un numero crescente di persone, molte delle quali si trovano in condizioni precarie, senza accesso a strutture sanitarie adeguate. Numerose sono anche le famiglie separate o colpite da lutti. Il sisma ha messo in ginocchio intere comunità rurali, dove le case costruite con materiali poveri non hanno retto all’urto.

Le autorità locali hanno lanciato un appello alla comunità internazionale affinché venga garantito un rapido sostegno alle operazioni di soccorso e alla successiva ricostruzione. Anche le organizzazioni non governative presenti sul territorio segnalano l’urgenza di un intervento coordinato per evitare che la crisi umanitaria degeneri ulteriormente.

La provincia di Kunar, al confine con il Pakistan, è una delle aree più isolate dell’Afghanistan. Oltre alle difficoltà legate alla geografia del territorio, il terremoto ha danneggiato diverse vie di comunicazione, rendendo più lento l’arrivo degli aiuti. Le autorità hanno confermato che l’accesso ad alcuni villaggi è ancora impossibile via terra, e si lavora per aprire corridoi alternativi anche con l’aiuto di mezzi aerei.

Non è la prima volta che il Paese viene colpito da una catastrofe naturale di questa portata. L’Afghanistan, situato in una zona ad alta sismicità, è tristemente abituato a simili emergenze. Tuttavia, la carenza cronica di risorse e infrastrutture adeguate rende ogni evento sismico potenzialmente devastante per la popolazione civile.

La comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione la situazione, ma al momento gli aiuti stranieri giungono con il contagocce, complice anche l’isolamento diplomatico del governo talebano, al potere dal 2021. La mancanza di relazioni ufficiali con molti Paesi occidentali ha fortemente limitato l’accesso diretto a risorse internazionali, rallentando la risposta globale all’emergenza.

Nel frattempo, i numeri parlano da soli: oltre duemila vite spezzate, migliaia di feriti, famiglie distrutte e interi villaggi cancellati dal sisma. La popolazione locale affronta ora una doppia sfida: sopravvivere all’immediato e ricostruire un futuro incerto in un contesto già provato da decenni di difficoltà.

Il dramma che si sta consumando nell’est dell’Afghanistan è un richiamo urgente alla responsabilità collettiva. In un’area del mondo dove la sofferenza spesso resta invisibile, questa tragedia impone uno sguardo attento e interventi concreti, rapidi, coordinati. La vita di migliaia di persone, già segnata da troppe prove, dipende anche dalla solidarietà internazionale.

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