5 Luglio 2026, domenica
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Ucraina, la coalizione europea si prepara al dopoguerra. Macron: “Ventisei Paesi pronti a inviare truppe”. Meloni: “L’Italia non parteciperà”

Vertice a Parigi della cosiddetta "coalizione dei volenterosi": l'Unione Europea riafferma il proprio impegno a favore di Kiev e studia un meccanismo militare di garanzia per la stabilità post-bellica. Berlino prende tempo, Varsavia esclude ogni partecipazione. Intervento a distanza di Trump: “L’Europa smetta di comprare petrolio russo”

Parigi – La guerra in Ucraina, nel suo drammatico protrarsi, continua a ridisegnare gli equilibri politici, strategici e diplomatici del continente europeo. A oltre tre anni dall’inizio dell’invasione russa, un nuovo scenario inizia a prendere forma: quello di una presenza militare europea coordinata sul territorio ucraino non più nell’ottica del conflitto, ma con finalità di stabilizzazione e garanzia dopo un’eventuale cessazione delle ostilità. È questa la direzione tracciata dal vertice tenutosi a Parigi, convocato su iniziativa del presidente francese Emmanuel Macron, che ha riunito i leader della cosiddetta “coalizione dei volenterosi”, un’alleanza informale composta da ventisei Stati membri dell’Unione Europea.

Secondo quanto annunciato da Macron al termine della riunione, i ventisei Paesi sarebbero pronti a inviare truppe in Ucraina come “forze di riassicurazione”, ovvero contingenti militari con funzione di supporto, protezione e dissuasione, a partire dal giorno successivo alla firma di un eventuale accordo di pace. “Non si tratta di provocare o minacciare la Russia – ha precisato il capo dell’Eliseo – ma di garantire che l’Ucraina non venga lasciata sola nel difficile e delicato passaggio dal conflitto alla ricostruzione”. Una posizione che, pur ferma, non è priva di complessità politiche e operative, e che sta già provocando reazioni contrastanti all’interno della stessa Unione.

Roma si chiama fuori: “Nessun soldato italiano in Ucraina”

Tra le voci dissonanti, spicca quella della premier italiana Giorgia Meloni, che durante l’incontro ha ribadito la netta indisponibilità dell’Italia a inviare truppe sul suolo ucraino. “Il nostro contributo continuerà ad essere solido e coerente – ha dichiarato la presidente del Consiglio – ma non prevede l’impiego di personale militare in Ucraina. Siamo disponibili, invece, a sostenere missioni di monitoraggio o formazione, purché svolte fuori dai confini ucraini e finalizzate a un effettivo cessate il fuoco”.

Una linea prudente, quella di Palazzo Chigi, che riflette sia una precisa valutazione strategica sia il delicato equilibrio politico interno, dove il consenso all’invio di truppe è tutt’altro che scontato. La posizione italiana trova sponda anche in Germania, dove il governo di Olaf Scholz mantiene una postura attendista: Berlino ha fatto sapere che prenderà una decisione “a tempo debito”, solo dopo aver chiarito le condizioni quadro e gli obiettivi della missione.

La linea di Varsavia: “Nessuna truppa polacca, neanche dopo la guerra”

Anche la Polonia, uno dei Paesi più esposti al conflitto sul piano geografico e tra i principali sostenitori dell’Ucraina sin dall’inizio della guerra, ha escluso ogni coinvolgimento diretto. “Non intendiamo inviare truppe né oggi né dopo la fine della guerra – ha dichiarato il premier Donald Tusk –. La nostra responsabilità resta sul piano logistico e umanitario. Garantiremo sostegno, ma senza coinvolgimento militare diretto”.

Una posizione chiara, che riflette la volontà di evitare una pericolosa escalation e al tempo stesso di non perdere il controllo sul tipo di supporto fornito a Kiev. Tusk ha ribadito che ogni intervento sul terreno deve essere strettamente coordinato e rispondere a una logica condivisa tra gli alleati europei e la NATO.

Von der Leyen: “La sicurezza dell’Europa passa da Kiev”

Il vertice parigino ha visto anche la partecipazione della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ha parlato in termini netti del significato strategico dell’impegno europeo. “In gioco non c’è solo il destino dell’Ucraina, ma la sicurezza dell’intero continente – ha affermato –. La riunione è stata cruciale per rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri e definire il ruolo che l’Europa intende giocare nel futuro post-bellico. Saremo implacabili nei nostri sforzi per mantenere forte l’Ucraina, sicura l’Europa e creare le condizioni per una pace duratura”.

Von der Leyen ha anche confermato che i leader hanno approvato le proposte avanzate dai rispettivi capi di Stato maggiore e dai ministri della Difesa, aprendo di fatto alla progettazione di un sistema di garanzie militari permanenti in grado di sostenere l’Ucraina nella fase di transizione.

Trump interviene a distanza: “Stop al petrolio russo”

Il vertice ha avuto anche una dimensione transatlantica, con la partecipazione in videocollegamento dell’ex presidente americano Donald Trump, tornato centrale nella politica estera statunitense in vista delle elezioni presidenziali del 2025. Trump ha colto l’occasione per rivolgere un messaggio diretto ai leader europei, sollecitandoli a interrompere immediatamente ogni acquisto di petrolio dalla Russia. “È assurdo continuare a finanziare Mosca mentre si cerca di fermare la sua aggressione – ha detto –. L’Europa deve smettere di comprare energia russa. Solo così si potrà esercitare una vera pressione economica sul Cremlino”.

Il messaggio di Trump, sebbene espresso fuori dai canali ufficiali della Casa Bianca, ha comunque suscitato riflessioni nei palazzi europei, dove la dipendenza energetica dalla Russia resta uno dei nodi più critici e irrisolti della risposta occidentale al conflitto.

Kostyantynivka sotto attacco: bombe su un ospedale

Mentre le diplomazie si confrontano, la realtà della guerra continua a colpire con brutale regolarità. Nelle stesse ore in cui a Parigi si discuteva di pace e ricostruzione, l’esercito russo ha lanciato un nuovo attacco sulla città di Kostyantynivka, nella regione orientale del Donetsk. Le bombe hanno colpito un ospedale, provocando almeno due morti e numerosi feriti.

Un’azione che conferma quanto sia ancora lontano il raggiungimento di una tregua e quanto il conflitto continui a causare devastazioni tra la popolazione civile. La città, già duramente provata in precedenti fasi della guerra, rappresenta uno dei tanti epicentri di una crisi umanitaria che non accenna a rallentare.

Conclusione: l’Europa tra ambizioni e incertezze

Il vertice di Parigi segna un passo importante nella ridefinizione del ruolo europeo nel conflitto ucraino. Se da un lato emerge una volontà condivisa di non abbandonare Kiev e di costruire un futuro di sicurezza comune, dall’altro si evidenziano profonde differenze tra i governi su tempi, modalità e limiti del coinvolgimento militare.

Mentre la Francia spinge per una presenza sul campo che garantisca l’integrità dell’Ucraina nel dopoguerra, Italia, Polonia e Germania si muovono con cautela, consapevoli dei rischi di una militarizzazione eccessiva e delle ricadute politiche interne.

Resta sullo sfondo, ma non in secondo piano, il ruolo degli Stati Uniti, il cui futuro impegno dipenderà in larga parte dall’esito delle imminenti elezioni presidenziali. In un contesto segnato da instabilità, pressioni geopolitiche e scelte difficili, l’Europa è chiamata a trovare una sintesi tra ambizione strategica e prudenza politica. Una sintesi che, al momento, appare ancora lontana.

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