16 Agosto 2026, domenica
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Interferenze al GPS sull’aereo di Ursula von der Leyen: l’ombra di Mosca su un atterraggio d’emergenza in Bulgaria

L’aereo della presidente della Commissione europea ha perso i sistemi di navigazione durante l’avvicinamento a Plovdiv. Il Cremlino nega ogni coinvolgimento, ma crescono le preoccupazioni su un pattern sempre più aggressivo di jamming e spoofing nell’Est Europa

AGGIORNAMENTO

Bruxelles – Plovdiv (Bulgaria) – È atterrato regolarmente, ma non senza apprensione, l’aereo che trasportava Ursula von der Leyen nella città bulgara di Plovdiv domenica scorsa. Secondo fonti europee e bulgare, durante l’avvicinamento all’aeroporto il velivolo ha perso improvvisamente l’accesso ai sistemi di navigazione satellitare. Un blackout completo del segnale GPS in tutta l’area aeroportuale ha costretto il pilota a rinunciare agli strumenti elettronici e a procedere con un atterraggio manuale assistito esclusivamente da mappe cartacee.

La presidente della Commissione europea era in volo da Varsavia per una visita ufficiale in Bulgaria, tappa di un tour in sette Stati membri dell’Unione. L’obiettivo: rafforzare la cooperazione in materia di difesa, con focus sulla produzione bellica. Il programma è stato rispettato, ma l’incidente ha riacceso i riflettori su una delle forme più insidiose e meno visibili di guerra ibrida: l’interferenza elettromagnetica intenzionale sulle infrastrutture civili, nota come GPS jamming e spoofing.

Un’interferenza “innegabile”

Secondo quanto riportato dal Financial Times, citando tre funzionari europei a conoscenza dell’accaduto, l’incidente sarebbe riconducibile a un’operazione deliberata di disturbo delle frequenze satellitari, e le autorità bulgare sospettano un’origine russa. “Il GPS dell’intera area si è spento”, ha dichiarato una delle fonti. Il volo ha sorvolato la zona per circa un’ora prima che il comandante decidesse di atterrare con metodi tradizionali.

L’Autorità bulgara per il controllo del traffico aereo ha confermato l’anomalia e, in una comunicazione ufficiale, ha inserito l’accaduto nel quadro di un aumento significativo degli episodi di jamming e spoofing a partire dal febbraio 2022, coincidente con l’invasione russa dell’Ucraina. “Queste interferenze compromettono la ricezione accurata dei segnali GPS, generando problemi operativi tanto per i velivoli quanto per i sistemi di terra”, si legge nella nota tecnica.

Il Cremlino nega

Come prevedibile, la Russia respinge ogni accusa. Interpellato dal Financial Times, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha bollato le informazioni come “non corrette” e ha negato qualsiasi coinvolgimento da parte di Mosca. Una smentita netta, ma che arriva in un contesto già teso e che vede l’uso del jamming come strumento ricorrente della strategia russa di pressione tecnologica, soprattutto in aree di frizione geopolitica.

Nonostante le smentite ufficiali, l’episodio si inserisce in una serie crescente di disturbi sistematici al segnale GPS registrati nel Baltico, nel Mar Nero e nell’Est Europa. Negli ultimi mesi, piloti civili e militari hanno segnalato decine di episodi simili in Lituania, Estonia, Finlandia, Polonia e Romania. Interferenze spesso attribuite, direttamente o indirettamente, ad apparati russi.

Un attacco mirato o un disturbo generalizzato?

Resta il dubbio più inquietante: era l’aereo di von der Leyen l’obiettivo specifico dell’interferenza? Al momento, non ci sono elementi certi che lo dimostrino. L’aereo utilizzato per il viaggio era un volo charter, non un volo di Stato o militare, anche se l’identità della passeggera principale era certamente nota a molti osservatori.

“La domanda va posta ai russi, se effettivamente sono stati loro”, ha dichiarato Arianna Podestà, portavoce della Commissione europea, nel consueto briefing con la stampa a Bruxelles. “Quello che possiamo dire è che le autorità bulgare ci hanno informato di una palese interferenza nell’area e che sospettano una regia esterna”.

La portavoce ha poi precisato che, pur in presenza dell’anomalia, l’aereo è atterrato nella destinazione prevista, senza modifiche di rotta o incidenti a bordo. La visita della presidente si è svolta regolarmente.

Una minaccia in espansione

Secondo esperti di sicurezza e intelligence, l’utilizzo del jamming e del spoofing – tecnologie originariamente riservate agli ambiti militari per difendere obiettivi sensibili – si è ormai esteso anche a scenari civili, in un contesto in cui la guerra informatica e quella elettronica vanno ben oltre il campo di battaglia.

In particolare, il disturbo GPS è diventato un’arma a bassa visibilità, difficilmente tracciabile in tempo reale, ma estremamente efficace per creare disagi, allarmare la popolazione e testare le capacità di risposta delle istituzioni. Colpire i segnali di navigazione significa compromettere non solo la sicurezza dei voli, ma anche quella di trasporti marittimi, logistica terrestre, sistemi bancari, telecomunicazioni e dispositivi quotidiani come smartphone e automobili.

L’UE prende tempo, ma la posta in gioco è alta

La Commissione europea, per ora, non si sbilancia sull’origine dell’attacco. Fonti interne confermano che sono in corso indagini approfondite, coordinate con le autorità bulgare e i servizi europei. Sul piano politico, però, l’episodio alimenta le pressioni per dotare l’Unione di una strategia unitaria di difesa elettronica e cyber, in grado di rispondere con tempestività e deterrenza a episodi simili.

“Non si tratta di allarmismo, ma di realismo”, osserva un funzionario UE che chiede l’anonimato. “Il disturbo GPS è oggi la nuova frontiera del confronto tra potenze: silenzioso, invisibile, ma capace di generare conseguenze molto concrete. La vulnerabilità è trasversale: dalla sicurezza nazionale alla mobilità urbana”.

Una prova di fragilità tecnologica

L’incidente di Plovdiv è finito sotto i riflettori non solo per il valore politico del bersaglio, ma perché rivela una fragilità strutturale. Un solo attacco elettromagnetico è stato in grado di mettere fuori uso i sistemi di bordo di un volo che trasportava uno dei massimi vertici dell’UE, nel cuore del continente. Una situazione risolta solo grazie all’esperienza del pilota e alla disponibilità – quasi anacronistica – di mappe cartacee.

In tempi di automazione spinta e intelligenza artificiale, non è un dettaglio da sottovalutare. Affidarsi esclusivamente ai sistemi digitali, anche in ambiti critici come l’aviazione, espone a rischi asimmetrici, difficili da contrastare con le logiche classiche della difesa.

L’atterraggio di Ursula von der Leyen a Plovdiv non è stato solo un episodio tecnico. È un segnale politico, un campanello d’allarme sulla vulnerabilità delle infrastrutture civili europee e sulla crescente esposizione a forme di interferenza non convenzionale. La Russia nega. Ma il contesto internazionale e la frequenza di questi episodi spingono Bruxelles a tenere alta la guardia.

Per ora non c’è stata alcuna conseguenza operativa. Ma se bastano pochi secondi di oscuramento satellitare per mettere in crisi la navigazione di un aereo europeo, la domanda non è se ci sarà un altro episodio simile. La vera domanda è: quando – e con quali obiettivi – accadrà di nuovo.

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