28 Luglio 2026, martedì
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Milano, arrestata la madre del tredicenne alla guida dell’auto che ha ucciso Cecilia De Astis

Fermata nei pressi del campo nomadi di via Selvanesco, la donna – 33 anni, con una condanna definitiva per furti – è finita a San Vittore. I suoi figli, coinvolti nell’incidente mortale dell’11 agosto, sono stati affidati a una comunità protetta.

È finita in carcere la madre del tredicenne che l’11 agosto scorso, alla guida di un’auto rubata, ha investito e ucciso a Milano la 71enne Cecilia De Astis in via Saponaro. La donna, 33 anni, di origine bosniaca, è stata arrestata dalla polizia locale di Milano nei giardini di viale Giovanni da Cermenate, a poca distanza dal campo nomadi di via Selvanesco, dove viveva con altre famiglie.

Su di lei pendeva un cumulo di pene per reati contro il patrimonio, in particolare per furti commessi tra il 2017 e il 2019, che le è costato un ordine di carcerazione per 3 anni e 10 mesi. Gli agenti, al momento del fermo, le hanno trovato addosso oltre 130 grammi di monili in oro e più di 1.500 euro in contanti, ritenuti provento di attività illecite. Per questo è stata anche denunciata per ricettazione.

L’arresto avviene in un contesto già delicatissimo, segnato da un incidente che ha profondamente scosso l’opinione pubblica: la morte di una donna investita da un’auto guidata da un ragazzo di appena 13 anni, con a bordo altri tre minori, tutti non imputabili per età. Il caso ha riacceso il dibattito sulla devianza minorile, sulle condizioni nei campi rom e sul ruolo delle famiglie nella tutela e nell’educazione dei figli.

I figli in comunità, uno ancora irreperibile

I due figli della donna – il tredicenne alla guida e un altro bambino coinvolto – sono tra i quattro minori presenti sulla Citroën bianca che ha travolto la vittima. Dopo l’incidente, i ragazzi erano riusciti a far perdere le proprie tracce, ma sono stati rintracciati la vigilia di Ferragosto in un insediamento abusivo a Beinasco, alle porte di Torino.

Il tredicenne era poi fuggito nuovamente, ma è stato rintracciato dalla polizia sempre in viale da Cermenate, lo stesso luogo in cui è avvenuto l’arresto della madre. Un’altra ragazzina, undicenne, è stata fermata in autostrada, lungo la A6 Torino-Savona, all’altezza del casello di Fossano, in provincia di Cuneo. Il quarto minore, anche lui di undici anni, è ancora ricercato: secondo gli inquirenti, si sarebbe allontanato in zona San Paolo, nella periferia sud di Milano.

I tre minori identificati sono stati affidati a una comunità protetta, su disposizione urgente della Procura per i Minorenni, che ha attivato l’articolo 403 del Codice civile. Il provvedimento scatta in caso di gravi pregiudizi per l’incolumità psicofisica dei minori all’interno del nucleo familiare. La misura è stata convalidata dal giudice per le indagini preliminari il 16 agosto.

Attesa per l’udienza del 27 agosto: genitori convocati davanti al Tribunale dei Minori

Il prossimo passaggio decisivo è previsto per il 27 agosto, quando i genitori dei minori coinvolti compariranno davanti al Tribunale per i Minorenni di Milano, in un’udienza che vedrà la presenza di un giudice togato e uno onorario.

Nel corso dell’udienza, anche i ragazzi potranno essere ascoltati, accompagnati da un curatore speciale nominato ad hoc. L’obiettivo sarà valutare la situazione complessiva e stabilire le misure più idonee alla tutela dei minori, a partire dalla possibile permanenza in comunità. I magistrati dovranno anche considerare l’idoneità genitoriale, alla luce dei precedenti penali e delle condizioni di vita dei nuclei familiari.

Una tragedia che scuote Milano e interroga le istituzioni

L’investimento mortale di Cecilia De Astis, avvenuto in una tranquilla via della periferia sud di Milano, ha suscitato profondo sgomento. La vittima, travolta mentre attraversava la strada, non ha avuto scampo. La dinamica ha reso ancor più dolorosa la vicenda: alla guida un ragazzino che non avrebbe mai potuto condurre un veicolo, affiancato da coetanei altrettanto giovanissimi, in un’auto non di loro proprietà.

Il fatto ha messo in evidenza criticità profonde: dalla gestione delle comunità rom sul territorio, ai controlli sul rispetto dell’obbligo scolastico, fino al ruolo dei genitori e al compito – spesso difficile – delle istituzioni nel prevenire fenomeni di devianza minorile.

La scelta della Procura dei Minori di ricorrere all’allontanamento immediato e alla collocazione in comunità rappresenta una misura estrema, adottata di fronte a una situazione di conclamato abbandono educativo e sociale. L’arresto della madre, ora detenuta a San Vittore, conferma un quadro familiare compromesso, segnato da condanne penali e attività illecite documentate.

Nel frattempo, le indagini proseguono per individuare il quarto bambino fuggito e chiarire le responsabilità dei genitori coinvolti. La procura è al lavoro per ricostruire i movimenti dei ragazzi prima e dopo l’incidente e per verificare eventuali altre responsabilità penali o omissive degli adulti.

Il caso di via Saponaro diventa così un simbolo di un’emergenza silenziosa, che riguarda minori cresciuti ai margini del sistema, spesso ignorati finché non entrano nelle cronache. Un’emergenza che chiede risposte coordinate, non solo sul piano repressivo, ma anche educativo, sociale e culturale.

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