16 Aprile 2026, giovedì
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Napoli saluta Michele Noschese, Dj Godzi: mistero sulla morte a Ibiza

Folla commossa ai funerali del 35enne. La bara avvolta nel tricolore, le indagini proseguono. Famiglia in cerca di verità: “Non è stato un arresto cardiaco spontaneo”

NAPOLI – Una folla silenziosa, un dolore composto ma incontenibile, e quel tricolore steso sulla bara che racconta l’orgoglio di un’intera comunità per uno dei suoi figli più amati. Napoli ha dato oggi l’ultimo saluto a Michele Noschese, in arte Dj Godzi, il trentacinquenne morto improvvisamente a Ibiza, dove viveva e lavorava da anni come artista e produttore musicale.

La cerimonia funebre si è svolta nel quartiere d’origine della famiglia, tra amici, parenti, colleghi e semplici conoscenti accorsi per rendere omaggio a un ragazzo diventato simbolo di una generazione che ha inseguito i propri sogni oltre i confini italiani. L’atmosfera è stata quella di un lutto non solo personale ma collettivo, un addio che ha toccato il cuore della città.

Ma la morte di Michele resta avvolta nel mistero, e proprio mentre la sua comunità lo piange, la sua famiglia chiede giustizia.

Secondo quanto comunicato dalle autorità spagnole, il decesso sarebbe stato causato da un arresto cardiocircolatorio, legato – secondo la prima ipotesi – a un prolungato consumo di sostanze stupefacenti. Una ricostruzione che però non convince i familiari, che attraverso legali e consulenti di parte hanno chiesto ulteriori accertamenti.

Segni di percosse, fratture alle clavicole, costole rotte: sono questi alcuni degli elementi evidenziati dai professionisti incaricati dalla famiglia, che ritiene incompatibile la versione spagnola con le lesioni riscontrate sul corpo di Michele. Le autorità italiane, una volta ricevuta la documentazione dall’estero, potrebbero aprire un fascicolo per esaminare più a fondo le circostanze in cui è avvenuto il decesso.

Intanto, il dolore resta. E si mescola all’incredulità per la fine di un giovane che aveva fatto della musica la sua vita, riuscendo a farsi spazio in uno dei contesti più competitivi del panorama elettronico internazionale. Conosciuto tra Ibiza, Berlino e Napoli, Michele Noschese era molto più che un dj: era un creatore di atmosfere, un talento riconosciuto, un punto di riferimento per molti giovani artisti italiani all’estero.

I suoi set erano intensi, i suoi progetti musicali sempre in evoluzione. La sua figura, tra console e produzione, era diventata un ponte tra culture, generi e scene musicali. Non è un caso se la notizia della sua scomparsa ha scosso anche il mondo della musica elettronica europea, con numerosi artisti che gli hanno reso omaggio sui social, sottolineando la sua creatività e la sua umanità.

Nel quartiere di origine a Napoli, dove era tornato più volte negli ultimi anni per collaborazioni e incontri artistici, il suo nome è ricordato con affetto. “Michele non era uno sprovveduto, né un autodistruttivo. Amava la vita e il suo lavoro”, raccontano amici e conoscenti. “Ci sono troppi punti oscuri, vogliamo solo sapere la verità”.

Anche per questo, l’immagine della bara avvolta dalla bandiera italiana è apparsa a molti come un atto di orgoglio ma anche di rivendicazione: quella di un talento partito da Napoli per il mondo, e ora tornato a casa in circostanze su cui si chiede piena chiarezza.

Ora si attende che le autorità facciano il proprio corso, sia in Spagna sia eventualmente in Italia, affinché sia fatta luce su una vicenda che ha lasciato una città intera sotto shock.

Michele Noschese lascia un vuoto profondo, ma anche una traccia luminosa nel panorama culturale che aveva contribuito a rendere più ricco, aperto e internazionale. Un figlio di Napoli, un artista del mondo, che ora molti chiedono di non dimenticare. Ma soprattutto, di comprendere fino in fondo.

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