12 Giugno 2026, venerdì
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Israele, la piazza contro Netanyahu scuote anche l’Europa. Il Pd: “È un movimento democratico, va sostenuto”

Dalla sinistra italiana pieno sostegno ai manifestanti israeliani che chiedono il cessate il fuoco a Gaza, la liberazione degli ostaggi e una svolta democratica. Laureti, Zan e D’Attorre: “Netanyahu sta portando Israele e Gaza verso un abisso. Va fermato”

Roma – Le piazze israeliane si riempiono, ancora una volta, di voci, corpi e striscioni che invocano una svolta radicale nella gestione del conflitto con Hamas. Un milione di cittadini, secondo le stime più accreditate, è sceso in strada nelle principali città dello Stato ebraico per chiedere la liberazione degli ostaggi, la fine dell’occupazione della Striscia di Gaza e un cessate il fuoco immediato. Un movimento popolare senza precedenti, che mette in discussione con forza la linea del governo guidato da Benjamin Netanyahu.

Il clamore delle manifestazioni ha attraversato i confini nazionali, accendendo il dibattito anche in Europa e in Italia. Dal Partito Democratico arrivano parole di sostegno chiaro e senza ambiguità nei confronti della protesta israeliana e della sua portata politica e morale.

“Un’immagine potente – scrive Camilla Laureti, componente della segreteria nazionale del PD – fotografia di un movimento popolare che chiede al governo estremista di destra di Netanyahu di fermarsi e desistere dal suo piano criminale, a Gaza e in Cisgiordania. Centinaia di migliaia di cittadini israeliani vogliono la liberazione degli ostaggi, la fine dell’occupazione e il silenzio delle armi. La comunità internazionale, e in particolare l’Europa, devono essere al loro fianco. Per il rispetto del diritto internazionale, per il riconoscimento di uno Stato palestinese, perché Israele non smarrisca se stesso e le sue radici democratiche”.

Alle sue parole fa eco l’europarlamentare Alessandro Zan, anch’egli nella segreteria del PD, che sottolinea il carattere straordinario delle mobilitazioni e la necessità che l’Europa, e in particolare l’Italia, abbandonino ogni forma di ambiguità rispetto alla crisi mediorientale.

“Milioni di persone – afferma Zan – sono scese in piazza contro il governo Netanyahu in Israele: il loro grido non può essere ignorato. Donne e uomini scioperano e manifestano per chiedere il cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas. Noi siamo al loro fianco: Netanyahu è un criminale che sta condannando Israele e il popolo di Gaza a una spirale di sangue senza fine. Va fermato subito, e per questo sosteniamo con forza la sua opposizione interna, che non vuole la guerra e non intende assecondare i suoi folli piani”.

La mobilitazione israeliana ha riacceso anche le critiche alla posizione del governo italiano, giudicata eccessivamente timida – se non addirittura complice – nei confronti della linea del governo Netanyahu. Una posizione che il PD non ha mai condiviso, come ribadisce Alfredo D’Attorre, altro membro della segreteria dem:

“Un milione di cittadini scende in piazza in Israele per contestare radicalmente la politica del governo Netanyahu su Gaza. Parole e posizioni chiare, ben diverse dall’ignavia e dalla sostanziale complicità che hanno fin qui caratterizzato il governo italiano. Chissà se ora gli esponenti della destra accuseranno anche i manifestanti israeliani di antisemitismo, così come hanno fatto vergognosamente in questi mesi nei confronti del PD”.

Le dichiarazioni raccolgono un messaggio netto: la voce della piazza israeliana – composta da civili, parenti degli ostaggi, attivisti e cittadini comuni – non può essere ridotta a un elemento marginale. È il termometro democratico di un Paese in crisi profonda, ma ancora capace di interrogarsi sulle proprie scelte.

Quella che arriva da Tel Aviv, Haifa e Gerusalemme non è solo una richiesta di giustizia per gli ostaggi o di tutela per i civili palestinesi: è una chiamata al risveglio morale e istituzionale, che punta a restituire a Israele la propria identità democratica, oggi messa in discussione da un governo sempre più isolato a livello internazionale.

Per questo, dalla sinistra italiana si alza una linea d’appoggio senza mezzi termini, che si traduce in un sostegno politico e ideale all’opposizione israeliana. Un’opposizione che oggi, con milioni di persone in strada, si presenta come l’unica alternativa possibile a una spirale di violenza che sembra non conoscere fine. E che, secondo l’area progressista europea, deve essere l’interlocutrice privilegiata di ogni tentativo di pace reale, sostenibile e giusta.

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