MONTEBELLUNA – Una casa abbandonata, un giaciglio di fortuna, un incendio nella notte e una vita spezzata. È morto così, in silenzio e nella marginalità più assoluta, un uomo di 34 anni, senza fissa dimora, ritrovato cadavere all’interno di un’abitazione disabitata in via San Gaetano, nel centro di Montebelluna, in provincia di Treviso. Le fiamme, divampate nella tarda serata del 4 agosto, hanno reso vano ogni possibile soccorso. Quando i vigili del fuoco sono riusciti a domare il rogo e a penetrare nell’edificio, per l’uomo non c’era già più nulla da fare.
Secondo i primi rilievi, la vittima avrebbe perso conoscenza a causa del fumo sprigionato dal fuoco, morendo per asfissia dovuta alle esalazioni tossiche. Sarà l’autopsia, disposta dall’autorità giudiziaria, a confermare la dinamica del decesso, ma gli elementi raccolti finora fanno propendere per un incidente.
Le indagini, condotte dai carabinieri della compagnia di Montebelluna e coordinate dalla Procura di Treviso, sono in corso per accertare l’origine dell’incendio. Nessuna pista, al momento, è esclusa: si vagliano sia l’ipotesi accidentale – ad esempio un fuoco acceso per riscaldarsi o illuminare l’ambiente – sia quella dolosa, eventualmente riconducibile a terzi. Tuttavia, non sarebbero stati rilevati segni evidenti di effrazione o atti vandalici recenti all’interno dell’immobile.
L’edificio in questione, disabitato da tempo e segnalato da più di un anno come luogo di accesso da parte di persone senza dimora, era noto alle forze dell’ordine e ai servizi sociali del Comune. Più volte erano stati segnalati ingressi abusivi, ma senza mai registrare episodi di violenza o degrado estremo. La presenza del 34enne, che secondo fonti investigative sarebbe di origine straniera e già noto per situazioni di marginalità e disagio, è verosimilmente riconducibile a una ricerca di riparo dalle intemperie e dalla solitudine.
Questa tragedia riaccende i riflettori su un fenomeno spesso invisibile, ma profondamente radicato anche nei centri minori del Nord Italia: quello della povertà estrema e della mancanza di un tetto. Se nelle grandi città il disagio è visibile nei dormitori pieni, nelle stazioni, sotto i portici, nei centri urbani di provincia come Montebelluna l’emergenza sociale si manifesta più silenziosamente, spesso nascosta in edifici fatiscenti e in quartieri periferici.
La morte di questo uomo interroga le istituzioni, ma anche la comunità: chi era, cosa l’aveva condotto in quel luogo, quali possibilità gli erano state offerte? Sono domande che non trovano risposta immediata, ma che chiamano in causa il tessuto sociale, le reti di assistenza, le fragilità che spesso sfuggono al radar delle politiche pubbliche.
Nel frattempo, i vigili del fuoco hanno messo in sicurezza l’area, e il fabbricato è stato posto sotto sequestro per consentire tutti gli accertamenti tecnici del caso. Il Comune ha espresso cordoglio per l’accaduto, sottolineando la necessità di rafforzare i servizi di prossimità per le persone in situazioni di vulnerabilità estrema.
Un’inchiesta è stata formalmente aperta: nei prossimi giorni saranno ascoltati alcuni testimoni e acquisite immagini delle videocamere di sorveglianza presenti in zona. L’identificazione completa della vittima, intanto, è ancora in corso, così come il contatto con eventuali familiari.
Una morte solitaria, consumata nell’ombra di una casa che non era più tale. Una fiamma che spegne non solo un’esistenza, ma accende, ancora una volta, il bisogno di attenzione verso chi, ai margini, troppo spesso resta invisibile.
