A cura di Daniele Cappa
C’è un’immagine che, più di tante parole, racconta la miopia con cui molte amministrazioni gestiscono il territorio: un cane che si lecca le zampe dopo aver camminato sull’erba appena trattata con diserbante. Un bambino che si rotola felice su un prato che nasconde, invisibile, un potenziale cancerogeno. Una città che, per “risparmiare”, decide di tornare a usare il glifosato. Nel 2025.
No, non è fantascienza. È Vercelli, dove la nuova amministrazione di centrodestra ha annunciato di voler reintrodurre l’erbicida più discusso e controverso degli ultimi trent’anni – quello bandito da oltre un decennio dalle stesse istituzioni comunali che ora si fingono smemorate. Una decisione che grida vendetta alla luce delle evidenze scientifiche, del buonsenso e della semplice decenza politica.
La scienza non è più un’opinione
Il glifosato è classificato dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) come “probabilmente cancerogeno per l’uomo”. Altri studi ne indicano la capacità di alterare il microbiota intestinale, di interferire con il sistema ormonale, di provocare danni epatici, renali e neurologici negli animali da compagnia, che vi entrano in contatto semplicemente camminandoci sopra. O leccandosi. O sdraiandosi.
Eppure, nonostante queste conoscenze, alcuni amministratori locali preferiscono fingere di non sapere. Perché usare il glifosato è “più comodo”. Perché “costa meno”. Perché “semplifica”. Semplifica sì, ma la vita di chi deve fare i bandi. Non quella di chi vive nelle città.
Animali e bambini: le prime vittime
I primi a pagare il prezzo di queste scorciatoie sono gli animali domestici. Chi ha un cane lo sa: non c’è zampa che non tocchi il suolo, non c’è pelo che non venga leccato. E quando quell’erba è stata trattata da poche ore, il rischio è concreto. Vomito, diarrea, salivazione eccessiva, letargia: questi sono solo i sintomi più visibili di un’esposizione acuta.
Ma il vero allarme è per i bambini, che giocano a contatto diretto con il prato, portano le mani alla bocca, respirano. Secondo ricerche pubblicate sul “Environmental Science and Pollution Research” e sul “National Institutes of Health”, l’esposizione precoce a glifosato è associata a disturbi neurocomportamentali, modifiche al microbioma e persino a un aumento del rischio di linfomi non-Hodgkin.
Serve altro per considerarlo inaccettabile in un’area pubblica? Evidentemente sì, per chi ritiene il verde urbano un “problema da gestire” e non un bene comune da custodire.
Il caso Vercelli: ideologia travestita da pragmatismo
A Vercelli, il glifosato era stato bannato dal 2013. Una scelta allora coraggiosa, che anticipava le raccomandazioni europee e trovava pieno consenso nella cittadinanza. Ora la nuova giunta di destra vuole riportarlo in vita per tagliare i costi di manutenzione. La motivazione è chiara: non si tratta di ignoranza tecnica, ma di ideologia amministrativa.
Un’ideologia miope che confonde l’efficienza con la negligenza. Che misura il valore del verde in metri quadrati rasati, non in qualità dell’aria, biodiversità, salute pubblica. E che crede che i pesticidi siano una soluzione rapida, senza considerare che i veri costi – ambientali, sanitari, sociali – si pagano dopo, e molto più cari.
Alternativa c’è. E funziona
Chi difende il glifosato dice che “non ci sono alternative realistiche”. Falso. Le città più avanzate d’Europa – come Friburgo, Lione, Amsterdam – usano da anni tecniche meccaniche, vapore caldo, acido pelargonico, pacciamature naturali, gestioni integrate biologiche che non solo funzionano, ma creano occupazione, non inquinano e non mettono a rischio la salute dei cittadini.
Anche in Italia, città come Bolzano, Trento, Bari, Milano stanno progressivamente abbandonando i diserbanti chimici per modelli più sostenibili. Ci vuole visione. Ci vuole coraggio. Ma soprattutto ci vuole rispetto per le persone.
Non è solo erba
Il punto non è il prato. Il punto è chi ci vive sopra: bambini, animali, famiglie. Il verde urbano non è un vezzo estetico, è spazio di vita, salute e comunità. Chi lo avvelena per comodità, per ignoranza o per pigrizia amministrativa, sta violando un patto fondamentale con i cittadini: quello della cura.
E se davvero si vuole parlare di “decoro urbano”, cominciamo a considerare indecoroso che un’amministrazione riproponga l’uso di una sostanza sospetta, nociva, invisa ai cittadini, in nome di un malinteso senso del risparmio.
Il prato perfetto non è quello senza erbacce. È quello dove un cane può rotolarsi e un bambino può giocare, senza portarsi a casa un veleno invisibile sulle mani, sul pelo, nei polmoni.
E questo, oggi, dovrebbe essere il minimo.
Le alternative al glifosato: efficaci, sicure, sostenibili
Diserbo meccanico/manuale
Tagli frequenti con decespugliatori o rimozione manuale delle infestanti. Ideale per marciapiedi, aiuole, bordure.
Vapore e acqua bollente
Sistema efficace che sfrutta il calore per distruggere i tessuti vegetali. Usato in molte città europee.
Acido pelargonico e aceto industriale
Soluzioni naturali, efficaci contro infestanti a foglia larga e completamente biodegradabili.
Pacciamatura naturale
Strati di corteccia, trucioli o paglia per soffocare la crescita delle infestanti in aiuole e orti urbani.
Gestione integrata biologica
Un approccio che combina tecniche agronomiche, interventi mirati e tutela della biodiversità. Più complesso, ma sostenibile nel lungo termine.
