8 Luglio 2026, mercoledì
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Rovigo, Amine Gara ucciso in una rissa con cocci di bottiglia: cinque giovani fermati tra Veneto e Lazio

La vittima, ventitré anni, è morta dissanguata dopo una ferita al collo. Uno dei fermati è accusato di omicidio premeditato. Indagini in corso con il supporto delle immagini di videosorveglianza.

Una notte d’estate nel cuore di Rovigo si è trasformata in tragedia. Sabato venti luglio, in pieno centro cittadino, una rissa tra gruppi di giovani si è conclusa con la morte di Amine Gara, ventitré anni, colpito al collo da un coccio di bottiglia. Una ferita profonda, letale. Il ragazzo è morto dissanguato in pochi minuti, davanti agli occhi di chi non ha potuto fare nulla per salvarlo.

A quattro giorni dall’accaduto, la Polizia ha eseguito cinque fermi tra Veneto e Lazio. Uno dei giovani, secondo le accuse, avrebbe colpito deliberatamente Amine al collo, tanto che nei suoi confronti è ipotizzato l’omicidio aggravato dalla premeditazione. Gli altri quattro sono accusati di aver partecipato attivamente alla rissa, e le loro posizioni sono ora al vaglio della Procura.

La violenza esplosa nel cuore della città

La scena si è consumata tra Corso del Popolo e i giardini pubblici vicini al monumento dedicato a Giacomo Matteotti. Una zona frequentata da giovani, soprattutto nelle ore serali. Le prime ricostruzioni parlano di uno scontro fra due gruppi, con l’utilizzo di bottiglie rotte e coltelli. Durante la rissa, Amine Gara è stato colpito con un frammento di vetro all’altezza del collo. L’emorragia è stata immediata e fatale. Un altro giovane, connazionale della vittima, è stato ferito gravemente all’addome ed è attualmente ricoverato in ospedale in condizioni critiche.

Fermi tra Rovigo, Chieti e Latina

Le operazioni che hanno portato ai fermi si sono svolte il ventiquattro luglio. Le squadre mobili di Rovigo, Chieti e Latina hanno agito in modo coordinato su mandato della Procura della Repubblica di Rovigo. Solo uno dei cinque giovani fermati risulta direttamente coinvolto nell’omicidio. Gli inquirenti ritengono che abbia agito con l’intento preciso di colpire a morte, utilizzando un coccio di bottiglia come arma improvvisata. Gli altri quattro sono accusati di aver partecipato alla rissa: la loro identificazione è stata possibile grazie a testimonianze e all’analisi dei filmati raccolti dalle telecamere di sorveglianza della zona.

L’inchiesta: filmati chiave e ricostruzione dei fatti

La Polizia di Stato, con il supporto della Digos e della Squadra Mobile di Rovigo, sta continuando a raccogliere elementi utili per chiarire le responsabilità individuali. I video delle telecamere di sicurezza installate in centro sono diventati fondamentali per la ricostruzione minuto per minuto della dinamica. Gli investigatori stanno cercando di capire se l’aggressione sia stata preceduta da una lite, oppure se si sia trattato di un’esplosione improvvisa di violenza.

Il centro cittadino, quella sera, era più affollato del solito per le finali del Mondiale Under venti di rugby, un evento che aveva richiamato numerosi giovani e curiosi nella zona dei giardini pubblici. Proprio questo contesto potrebbe aver complicato la gestione dell’ordine pubblico e la ricostruzione iniziale dei fatti.

Chi era la vittima: una vita spezzata troppo presto

Amine Gara aveva ventitré anni ed era originario della Tunisia. Viveva stabilmente tra Rovigo e l’area del basso Padovano, dove svolgeva lavori saltuari. Era regolarmente residente in Italia. Chi lo conosceva lo descrive come un ragazzo discreto, riservato, con un carattere tranquillo. Non risultava avere precedenti, né era conosciuto per comportamenti aggressivi. Alcuni testimoni hanno raccontato che, al momento della rissa, Amine potrebbe essere intervenuto per difendere un amico. Un gesto impulsivo, forse coraggioso, che gli è costato la vita. Questo aspetto è tuttora oggetto di approfondimento da parte degli inquirenti.

La sua morte ha colpito duramente sia la comunità tunisina che quella locale. Nei giorni successivi, amici e conoscenti si sono riuniti in una veglia silenziosa nei pressi del luogo dell’aggressione, portando fiori e accendendo candele. Un momento di raccoglimento che ha voluto restituire dignità a una fine violenta e inspiegabile, avvenuta in un contesto urbano che mai avrebbe dovuto trasformarsi in teatro di morte.

Le indagini proseguono, con l’obiettivo di chiarire ogni dettaglio e assicurare alla giustizia i responsabili di un atto che ha lasciato sgomenta un’intera città.

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