Sull’isola di Syros, nel cuore dell’Egeo, la rabbia per il conflitto in corso a Gaza si è trasformata in azione concreta. Una manifestazione di protesta ha infatti impedito lo sbarco dei passeggeri di una nave da crociera israeliana, costringendo l’imbarcazione a cambiare rotta. È quanto riportano i media greci, secondo cui la dimostrazione ha raccolto circa trecento persone, riunite nel porto principale dell’isola con bandiere palestinesi e cartelli che chiedevano lo stop immediato all’offensiva militare condotta da Israele: “Fermate il genocidio”, si leggeva su uno degli striscioni.
L’episodio, che ha coinvolto una nave con circa 1.600 turisti a bordo, è emblematico di un sentimento crescente in diverse parti d’Europa, dove la società civile inizia a esprimere con forza il proprio dissenso verso le operazioni militari condotte dal governo di Benjamin Netanyahu nella Striscia di Gaza. A Syros, le trattative tra le autorità locali e l’equipaggio non hanno portato a una soluzione praticabile, e l’attracco è stato definitivamente annullato. La nave ha poi fatto rotta verso Cipro.
Secondo alcune fonti locali, i passeggeri avrebbero chiesto l’intervento diretto del governo israeliano. Tuttavia, il colloquio tra il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar e il suo omologo greco George Gerapetritis non avrebbe prodotto alcun accordo utile a garantire lo sbarco in sicurezza.
L’episodio di Syros si inserisce in un contesto internazionale di crescente mobilitazione: università occupate, appelli di intellettuali, boicottaggi culturali e ora anche azioni simboliche sul terreno del turismo. L’insofferenza verso la linea dura del governo israeliano sembra trovare nuove forme di espressione anche fuori dai tradizionali canali della diplomazia. E la piccola isola dell’Egeo, per un giorno, è diventata teatro di una protesta che guarda oltre i suoi confini.
