Palazzo Reale di Milano ospita a partire dal 22 luglio la mostra “Valerio Berruti. More than kids”, la più grande esposizione personale mai realizzata dell’artista che, attraverso la meraviglia delle sue opere, conduce in un percorso che parte dall’infanzia per arrivare a toccare temi universali che inducono i visitatori ad una riflessione.
La mostra, prodotta dal Comune di Milano – Palazzo Reale e da Arthemisia, con il sostegno di Fondazione Ferrero, che in precedenza ha organizzato ad Alba un’esposizione dell’artista in anticipazione di quella milanese, presenta sculture monumentali, installazioni, video e una vera e propria giostra sulla quale è possibile anche salire.
Il linguaggio di Valerio Berruti è riconoscibile e profondamente autentico, i suoi “bambini” non raccontano una storia solo personale ma parlano di libertà, sogni, fantasia, mostrano l’infanzia come luogo dove tutti siamo stati, ma anche come futuro possibile e ancora da scrivere.
Le opere esposte non sono solo da guardare, alcune installazioni coinvolgono lo spettatore che le attraversa e le percorre mentre affrontano temi cari all’artista come il cambiamento climatico, protagonista nei suoi ultimi lavori.

Il progetto espositivo, curato da Nicolas Ballario, è un viaggio all’interno della poetica dell’artista attraverso opere cardine della sua produzione, come la grande scultura-carosello con la musica appositamente realizzata da Ludovico Einaudi “La giostra di Nina”, e opere del tutto inedite che vengono presentate per la prima volta a Milano come “Don’t let me be wrong”, la grande scultura allestita nel cortile di Palazzo Reale musicata da Daddy G dei Massive Attack. Nell’esposizione troviamo anche video-animazioni, opere solo in apparenza semplici, ma in realtà frutto di un processo meticoloso e interamente manuale, realizzate senza l’uso di tecnologie digitali, come le due novità: “Lilith”, con la colonna sonora di Rodrigo D’Erasmo, e “Cercare silenzio” con il suono di Samuel Romano – storica voce dei Subsonica – che si uniscono alle precedenti animazioni musicate, tra gli altri, da Paolo Conte e Ryuichi Sakamoto.
“Con questa ampia monografica, Berruti si trasforma in un regista che, stanza dopo stanza, tocca tutti i grandi temi della contemporaneità” afferma il curatore Nicolas Ballario, “Le sue opere non parlano dell’infanzia, ma usano quel periodo della vita dove tutto può ancora avvenire per chiederci se siamo ancora in tempo per cambiare le cose. Le sue figure non sono mai finite perché è il visitatore a decidere il destino e la provenienza dei suoi soggetti. Ci riconosciamo in loro? La monumentalità delle opere in mostra in qualche modo ci dice che non possiamo far finta di niente. Chi distoglie lo sguardo è complice”.
