La conferma è arrivata e non lascia spazio a dubbi: Francis Kaufmann è il padre biologico della piccola Andromeda, la bambina trovata morta insieme alla madre, Anastasia Trofimova, nel parco romano di Villa Pamphili. A stabilirlo è stato l’esame del DNA disposto dalla Procura di Roma: le tracce genetiche rinvenute su un telo che avvolgeva i corpi corrispondono a quelle dell’uomo e della bambina.
Un riscontro definito dagli investigatori “inequivocabile”, che consolida ulteriormente l’impianto accusatorio nei confronti del 46enne cittadino americano, già indagato per omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere. Kaufmann, arrestato in Grecia e trasferito l’11 luglio nel carcere romano di Rebibbia, ha finora scelto il silenzio: durante l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari, il 15 luglio, si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Il ruolo del DNA e le accuse a carico di Kaufmann
L’analisi genetica è stata eseguita nei laboratori forensi incaricati dalla Procura. Le tracce prelevate dal telo che avvolgeva i cadaveri hanno permesso di stabilire con certezza il legame biologico tra Kaufmann e la bambina. Non si tratta solo di un dettaglio biologico, ma di un tassello fondamentale nell’indagine: il movente, i legami familiari e la dinamica del delitto potrebbero trovare in questo riscontro una cornice più chiara.
Secondo gli inquirenti, Kaufmann avrebbe vissuto per circa due settimane all’interno del parco con Anastasia e Andromeda, un dato che emerge dai rilievi investigativi e che apre scenari inquietanti sulle condizioni in cui madre e figlia avrebbero trascorso i loro ultimi giorni di vita. La ricostruzione, ancora in fase di definizione, ipotizza che l’uomo abbia strangolato la bambina proprio nel parco e abbia poi tentato di occultare i due corpi.
Il mistero irrisolto sulla morte di Anastasia
Diversamente da quanto accertato per la bambina, la causa della morte della 28enne Anastasia Trofimova non è stata ancora determinata. La Procura ha disposto esami istologici e tossicologici per capire se la giovane donna sia stata uccisa per soffocamento, strangolamento o se siano presenti altri segni di violenza. Solo i risultati degli approfondimenti medico-legali potranno stabilire con certezza la dinamica della sua morte.
L’indagine, coordinata dalla Procura di Roma, resta aperta e complessa. Gli inquirenti sono ora in attesa degli ultimi esiti scientifici, necessari per chiudere il cerchio e costruire un quadro probatorio definitivo.
Dall’arresto in Grecia ai giorni a Rebibbia
Kaufmann era stato fermato in Grecia prima dell’estradizione in Italia. Durante la sua detenzione in un carcere greco, aveva dato segni di instabilità, arrivando a distruggere la cella in cui era recluso. Un comportamento che ha fatto emergere possibili disturbi psicologici, ma che non cambia la gravità delle accuse: duplice omicidio volontario e tentativo di occultamento dei cadaveri.
In Italia, l’uomo è sotto sorveglianza in regime di custodia cautelare, in attesa di nuovi sviluppi. La sua posizione, già gravissima, si è aggravata con la conferma del test del DNA, che lo collega biologicamente alla vittima minore e rafforza il sospetto di una tragedia familiare consumata nel silenzio del parco.
Un duplice omicidio ancora avvolto da zone d’ombra, che la giustizia sta cercando di illuminare passo dopo passo, con l’aiuto della scienza, della logica investigativa e — si spera — di future testimonianze.
