Una lite esplosa per motivi ancora oscuri, trasformata in una carneficina nel cuore della città. È morto così Amine Gara, 23 anni, cittadino tunisino residente tra Rovigo e il basso Padovano. Poco prima della mezzanotte, nei giardini pubblici di Corso del Popolo — a pochi passi dal monumento a Giacomo Matteotti — si è consumata una violenta rissa tra giovani, molti dei quali di origine straniera. Coltelli, bottiglie rotte, urla nella notte, poi la tragedia: Amine è rimasto a terra, ferito a morte.
Le volanti della Polizia sono arrivate in pochi minuti, allertate dalle chiamate dei residenti svegliati dalle grida. Con loro anche un’ambulanza del 118, ma i soccorsi non hanno potuto fare nulla: il cuore del giovane ha smesso di battere prima ancora di raggiungere l’ospedale.
Secondo le prime ricostruzioni degli investigatori, la rissa avrebbe coinvolto più persone, forse appartenenti a gruppi rivali. Alcuni testimoni riferiscono di un alterco nato per futili motivi, degenerato in uno scontro feroce. Quando è stato estratto un coltello e le bottiglie hanno cominciato a volare, tutto si è trasformato in una scena di violenza brutale.
«Abbiamo sentito delle urla agghiaccianti», racconta un residente. «Poi qualcuno è corso via. Subito dopo sono arrivati polizia e ambulanze». In effetti, quell’area verde alle spalle di Corso del Popolo — che dovrebbe essere un luogo di incontro e socialità — da tempo è al centro delle lamentele di chi abita nei dintorni. Segnalazioni frequenti parlano di degrado, scarsa illuminazione, presenze sospette fino a notte fonda. E ora, anche di sangue.
Le indagini sono affidate alla Squadra Mobile e alla Digos, che stanno raccogliendo testimonianze e visionando le immagini delle telecamere di sorveglianza. Al momento non ci sono arresti, ma le forze dell’ordine seguono piste definite, senza escludere l’ipotesi di una faida tra gruppi giovanili. Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo sulla dinamica esatta e sul ruolo della vittima all’interno della rissa: non è ancora chiaro se Amine sia stato coinvolto attivamente nello scontro o se si sia trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Chi conosceva il ragazzo lo descrive come tranquillo, lontano da ambienti criminali. Non risultano precedenti penali a suo carico. La sua famiglia, informata nella notte, è assistita dai servizi sociali del Comune. Una morte violenta, improvvisa e – al momento – priva di un senso.
Quella di sabato notte non è la prima esplosione di violenza in città. Già lo scorso ottobre, davanti a un locale, una rissa tra adolescenti era finita con un minorenne ferito al volto da un coccio di bottiglia. Anche allora si parlava di escalation, ma nulla era cambiato davvero. Stavolta, però, si è superata una linea tragica e definitiva: la morte di un ragazzo di 23 anni in mezzo a un giardino pubblico, in pieno centro, è un colpo duro da assorbire per tutta la comunità.
Il Comune, intanto, valuta un rafforzamento dei controlli e un piano straordinario per la sicurezza urbana. Ma la sensazione, tra i cittadini, è che la tensione stia crescendo da tempo, alimentata da marginalità, abbandono e assenza di presidi. E ora che la violenza ha lasciato un cadavere sull’erba, non si può più fingere che sia solo un episodio isolato.
