MILANO – Un terremoto scuote Palazzo Marino. Al centro dell’inchiesta giudiziaria più esplosiva degli ultimi anni sulla gestione urbanistica della città, compare anche il nome del sindaco Beppe Sala, iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di false dichiarazioni e induzione indebita. A comunicarlo non è stata la Procura, ma il quotidiano Corriere della Sera—un fatto che il primo cittadino ha definito “allucinante”.
L’inchiesta, che coinvolge complessivamente 74 persone, tra amministratori pubblici, tecnici comunali, architetti e imprenditori del settore immobiliare, ruota attorno a un presunto sistema parallelo di gestione delle pratiche edilizie a Milano. Un sistema opaco, in cui pressioni politiche, favori istituzionali e valutazioni urbanistiche sarebbero state piegate a interessi privati.
Il fulcro dell’indagine: il “caso Pirellino” e il “Pgt ombra”
A finire sotto la lente d’ingrandimento della Procura della Repubblica di Milano, coordinata dall’aggiunta Tiziana Siciliano, è il progetto di riqualificazione dell’ex sede dei Servizi Tecnici Comunali in via Melchiorre Gioia, noto come “Pirellino”, destinato a diventare la futura “Torre Botanica” firmata dall’architetto Stefano Boeri.
La Commissione Paesaggio del Comune aveva inizialmente espresso un parere negativo sull’intervento, giudicandolo incongruo dal punto di vista urbanistico. Ma qualcosa cambia. Secondo gli inquirenti, una rete di pressioni coordinate, che coinvolgerebbe anche Sala, avrebbe portato la Commissione a rivedere il proprio giudizio, rilasciando in tempi stretti un parere favorevole condizionato. La Procura ipotizza che Boeri, l’assessore Giancarlo Tancredi e lo stesso sindaco abbiano esercitato un’influenza diretta sull’allora presidente della Commissione, Giuseppe Marinoni.
Al centro dell’indagine anche un presunto “Pgt ombra”, un piano urbanistico parallelo a quello ufficiale, il Piano di Governo del Territorio, che avrebbe permesso l’approvazione accelerata di progetti edilizi in deroga o fuori norma. Una chat del 23 maggio 2023, inviata da Marinoni e intercettata dagli investigatori, suona come un’ammissione:
“Stiamo attuando un Pgt ombra e con alte parcelle”.
A rafforzare l’ipotesi, un messaggio dell’assessore Tancredi: “Avremo lavori per il prossimo lustro”.
Le accuse a Sala: due fronti d’indagine
Le ipotesi di reato contestate a Giuseppe Sala si articolano su due livelli.
- False dichiarazioni: secondo la Procura, il sindaco avrebbe omesso volutamente di segnalare un conflitto d’interesse nella nomina di Giuseppe Marinoni alla presidenza della Commissione Paesaggio. Nonostante ne fosse a conoscenza, avrebbe attestato formalmente il contrario.
- Induzione indebita: Sala sarebbe stato parte attiva, seppur indirettamente, nel creare un clima di pressione istituzionale per spingere la Commissione a esprimersi in favore del progetto Pirellino, operazione nella quale erano coinvolti anche l’architetto Boeri e l’assessore Tancredi. Un messaggio intercettato suggerisce che lo stesso Boeri si rivolse a Sala per ottenere un intervento diretto su Marinoni. Il giorno dopo, la Commissione modificò il proprio parere.
La “copertura istituzionale” che secondo i magistrati il sindaco avrebbe fornito al progetto è un elemento ritenuto cruciale per configurare l’induzione indebita.
La reazione del sindaco: “Sconcertante. Non ho mai avuto il numero di Marinoni”
La replica del sindaco Sala è arrivata a stretto giro, con toni duri:
“Allucinante apprendere da un giornale di essere indagato… non ho mai avuto il numero di Marinoni” – ha dichiarato al Corriere della Sera.
Il sindaco ha sottolineato che la nomina dei membri della Commissione Paesaggio non passa direttamente dal suo ufficio, ma viene curata da una struttura tecnica del Comune, con criteri selettivi autonomi. E sul progetto del “Pirellino” ha aggiunto:
“Lo abbiamo venduto nel 2019. Sono passati sei anni e i lavori non sono ancora partiti. Altro che induzione: è stata una discussione continua. Non siamo mai riusciti a trovare un accordo”.
Nonostante le accuse e il clima di tensione politica, Sala non ha annunciato alcun passo indietro, ma ha lasciato intendere che attenderà sviluppi prima di decidere eventuali iniziative.
L’inchiesta e i suoi protagonisti
I nomi coinvolti nell’inchiesta compongono un mosaico influente nella trasformazione urbanistica di Milano degli ultimi dieci anni. Tra questi:
- Giancarlo Tancredi, attuale assessore alla Rigenerazione Urbana e all’epoca dirigente con ampie deleghe sulle pratiche edilizie;
- Giuseppe Marinoni, presidente della Commissione Paesaggio e punto di snodo tra Comune e progettisti;
- Stefano Boeri, architetto di fama internazionale, progettista del controverso Pirellino;
- Manfredi Catella, CEO della società immobiliare Coima, acquirente dell’edificio;
- Alessandro Scandurra, progettista;
- Andrea Bezziccheri, imprenditore immobiliare;
- Federico Pella, manager tecnico della società J+S.
Secondo la Procura, queste figure avrebbero costruito una rete operativa parallela, fondata su pareri favorevoli pagati profumatamente, accordi sottobanco e accelerazioni procedurali in violazione dei principi di trasparenza e imparzialità.
Sono già state chieste sei misure cautelari, tra cui i domiciliari per Tancredi e Catella, mentre per altri quattro indagati è stato richiesto il carcere. Gli interrogatori sono fissati per il 23 luglio, data chiave per il futuro dell’indagine e, forse, dell’amministrazione comunale.
Il panorama politico si agita: il centrodestra chiede le dimissioni
Lo tsunami giudiziario ha innescato un’immediata reazione politica. Le opposizioni, con Forza Italia e Fratelli d’Italia in prima fila, chiedono le dimissioni del sindaco, parlando di una “Milano gestita come un condominio privato, dove gli amici ricevono permessi e favori”.
Sul fronte opposto, il Partito Democratico e le forze di centrosinistra restano compatti attorno a Sala, chiedendo di non cedere alla “giustizia mediatica” e di attendere gli esiti delle indagini.
Il “Pirellino”: simbolo di un sistema?
L’edificio venduto a Coima doveva diventare una torre residenziale con funzioni miste. Dopo le prime bocciature, il progetto è stato riformulato come struttura per uffici, ma per la Procura i favori istituzionali risalgono alla fase precedente. Secondo l’ipotesi accusatoria, i rapporti privilegiati con Coima avrebbero condizionato l’intera operazione fin dalle prime fasi.
Il caso del Pirellino diventa così un simbolo: un episodio emblematico di come l’urbanistica possa diventare terreno di scambio opaco tra potere pubblico e interessi economici.
Milano si trova ora di fronte a un bivio: difendere l’integrità della propria immagine di città internazionale e trasparente, oppure fare i conti con l’ipotesi che la sua metamorfosi urbanistica sia stata guidata anche da logiche private e condizionamenti istituzionali. Il 23 luglio potrebbe essere solo l’inizio di una resa dei conti che va ben oltre Palazzo Marino.
