8 Luglio 2026, mercoledì
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Andrea Cavallari catturato a Barcellona: fine della fuga del condannato per la strage di Corinaldo

Evaso il 3 luglio dopo la discussione della tesi all’Università di Bologna, il 26enne è stato fermato in Spagna. La Procura di Bologna indaga anche per favoreggiamento: si cerca la rete che ha agevolato la latitanza.

Dopo due settimane di latitanza, è finita a Barcellona la fuga di Andrea Cavallari, 26 anni, uno dei condannati in via definitiva per la strage della Lanterna Azzurra di Corinaldo, in cui, nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018, persero la vita cinque adolescenti e una giovane madre. A renderlo noto è stato il Nucleo investigativo regionale della polizia penitenziaria, che ha localizzato e fermato Cavallari nella tarda mattinata, mentre si trovava per strada nella città catalana.

Una cattura che chiude – almeno per ora – un episodio che ha sollevato interrogativi profondi e polemiche su misure di custodia, permissi penitenziari e sull’efficacia dei controlli nelle procedure che permettono ai detenuti di accedere a benefici.

La fuga dopo la laurea

Cavallari, detenuto presso la casa circondariale della Dozza di Bologna, stava scontando una condanna a 11 anni e 10 mesi per la sua partecipazione al gruppo criminale che la notte della strage agì con spray urticante nella discoteca di Corinaldo per mettere a segno furti, provocando il panico che causò il crollo di una balaustra e la morte di sei persone.

Nel carcere bolognese aveva avviato un percorso di studio in Giurisprudenza, culminato con il permesso – regolarmente concesso – di uscire per discutere la tesi di laurea presso l’Università di Bologna. Era il 3 luglio quando, affidato alla custodia dei familiari e senza alcuna scorta della polizia penitenziaria, Cavallari ha discusso il proprio elaborato accademico. Ma non ha mai fatto ritorno in carcere.

Da quel momento è scattata la procedura di evasione, con la conseguente apertura di un fascicolo da parte della Procura di Bologna. Per giorni le autorità hanno cercato di ricostruire gli spostamenti del fuggitivo, fino alla segnalazione della sua presenza in Spagna.

Si indaga su una possibile rete di aiuto

Parallelamente alla fuga, gli inquirenti hanno aperto un secondo fascicolo per favoreggiamento personale, con l’obiettivo di chiarire come Cavallari sia riuscito ad attraversare i confini e raggiungere Barcellona, eludendo i controlli e potenzialmente appoggiandosi a una rete di fiancheggiatori.

Al centro dell’indagine ci sono le modalità della sua fuga: chi lo ha aiutato? Con quali mezzi ha viaggiato? Dove si è nascosto in queste due settimane? La presenza in una grande città come Barcellona suggerisce che il 26enne possa aver avuto appoggi logistici, contatti preesistenti o persino un piano organizzato con anticipo.

Le autorità ora lavorano per ricostruire ogni passaggio della sua latitanza e identificare eventuali complici. Le ipotesi di reato potrebbero estendersi ad altre persone, tra cui anche familiari o conoscenti, se dovessero emergere responsabilità dirette nel favorire la fuga.

Una ferita ancora aperta

Il nome di Cavallari è legato a una delle tragedie più sconvolgenti degli ultimi anni in Italia. La strage della Lanterna Azzurra rappresenta ancora oggi una ferita aperta per le famiglie delle vittime, che hanno più volte chiesto giustizia e pene esemplari.

La sua evasione, avvenuta in circostanze che molti definiscono sconcertanti, ha riacceso l’attenzione su come vengano gestiti i benefici penitenziari per detenuti coinvolti in reati così gravi, soprattutto quando si tratta di permessi senza scorta. Il fatto che Cavallari non fosse accompagnato da agenti durante l’uscita per la tesi ha alimentato forti polemiche politiche e istituzionali.

Il rientro in Italia

Dopo il fermo a Barcellona, le autorità italiane sono ora al lavoro per ottenere il trasferimento di Cavallari in Italia, tramite le previste procedure di cooperazione internazionale. La posizione del 26enne si aggrava, oltre che per l’evasione, anche per l’eventuale coinvolgimento di terzi, il che potrebbe generare ulteriori risvolti giudiziari.

La vicenda, che si è consumata nel silenzio dei suoi spostamenti ma sotto l’occhio vigile delle autorità, resta emblematica di una tensione irrisolta tra diritto alla rieducazione del condannato e necessità di tutela della collettività e della memoria delle vittime.

Il ritorno di Cavallari dietro le sbarre chiude, per ora, il capitolo della sua fuga. Ma apre uno scenario più ampio e ancora tutto da esplorare: chi l’ha aiutato, come e perché. E quali falle di sistema hanno reso possibile tutto questo.

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