Donald Trump torna ad agitare i mercati internazionali e a inasprire i rapporti con l’Unione europea. In una lettera inviata ufficialmente a Bruxelles, l’ex presidente e candidato repubblicano alla Casa Bianca ha annunciato l’introduzione di dazi del 30% su una vasta gamma di beni importati dall’Unione, a partire dal primo agosto. Un’eventuale reazione europea, avverte Trump, porterebbe a un raddoppio delle tariffe.

L’impatto, soprattutto per un Paese esportatore come l’Italia, sarebbe devastante. Secondo le stime dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, l’esposizione delle imprese italiane potrebbe tradursi in un danno complessivo da circa 35 miliardi di euro. Un colpo secco al nostro export, in un momento già segnato da incertezze e tensioni geopolitiche.
Non si è fatta attendere la reazione delle istituzioni europee. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha definito la decisione di Trump “sconvolgente”, avvertendo che “tale imposizione sconvolgerebbe le catene di approvvigionamento transatlantiche a scapito di imprese e consumatori su entrambe le sponde dell’Atlantico”. Bruxelles si è detta disponibile a negoziare, ma ha anche precisato che l’Ue “adotterà tutte le misure necessarie per salvaguardare i propri interessi”.
Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, ha parlato senza giri di parole: “È evidente che quella lettera manifesta una sgradevole volontà di trattare. Le modalità e i contenuti appaiono più come un’intimidazione che come l’avvio di un dialogo costruttivo”.
Anche dal fronte politico italiano si levano voci preoccupate. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, e Chiara Appendino, vice presidente del Movimento 5 Stelle, hanno chiesto una reazione immediata da parte dell’esecutivo.
Gli italiani pagheranno l’oscena gestione del Governo Meloni e di una terrificante politica estera.
L’annuncio sui dazi non si limita all’Europa. Trump ha infatti comunicato l’intenzione di colpire con la stessa misura del 30% anche le importazioni dal Messico, mentre nei confronti del Canada le tariffe saliranno addirittura al 35%. Una strategia protezionista aggressiva, che secondo l’ex presidente servirà a “riequilibrare” i rapporti commerciali a vantaggio dell’economia statunitense.
E i primi effetti si fanno già sentire. Secondo le fonti vicine alla campagna repubblicana, il surplus di bilancio commerciale statunitense ha superato per la prima volta i 100 miliardi di dollari, grazie ai dazi introdotti durante la precedente amministrazione e ora rilanciati con maggiore vigore.
In Italia, la mossa di Trump solleva interrogativi sulla tenuta della politica estera del governo. Le opposizioni attaccano l’esecutivo per quello che considerano un atteggiamento passivo di fronte a una minaccia che potrebbe travolgere numerosi settori strategici del Made in Italy. Le prossime settimane saranno decisive per capire se l’Unione europea saprà trovare una risposta compatta e se Roma sarà in grado di farsi ascoltare a Bruxelles e Washington.
In gioco non c’è solo un principio di equità commerciale, ma la sopravvivenza di una parte significativa dell’economia nazionale.
