5 Novembre 2026, giovedì
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Il contagio delle ombre

Dalle nuove frequentazioni alle false accuse, come la pressione del nuovo gruppo e i meccanismi di difesa corrodono anche i legami più duraturi

Quando una coppia si separa o decide di divorziare, si pensa quasi sempre che i problemi riguardino solo i due partner, come le discussioni, la mancanza di dialogo o l’abitudine che spegne i sentimenti nel tempo. Spesso, però, dimentichiamo quanto contino le persone che abbiamo intorno. I nuovi amici e le frequentazioni più strette, soprattutto quando hanno già vissuto una separazione o stanno iniziando ad attraversare a loro volta i primi scricchiolii e problemi di coppia, possono avere un impatto molto forte anche sui matrimoni più duraturi.
Quando un amico o un’amica chiude una relazione importante o comincia a vivere le prime incomprensioni coniugali, l’equilibrio del gruppo storico cambia subito. Molte volte, chi si allontana dal partner cerca qualcuno con cui condividere le proprie insoddisfazioni o un nuovo stile di vita. La fine del matrimonio viene presentata come una liberazione, come la possibilità di ritrovare se stessi o di ricominciare finalmente a vivere. Chi ascolta questi racconti ogni giorno, magari mentre sta affrontando un momento di stanchezza o di normale difficoltà con il proprio partner, comincia a vedere le cose in modo diverso. Se all’interno del nuovo gruppo separarsi o allontanarsi diventa la risposta più normale e immediata a ogni problema, anche un impegno preso per la vita rischia di sembrare una gabbia, e chiudere la storia appare come una via d’uscita facile per sentirsi parte della comitiva.
A livello sociale entra in gioco una vera e propria pressione dei pari, dove il bisogno naturale di sentirsi accettati e conformarsi alle dinamiche delle nuove frequentazioni spinge ad adottare le stesse visioni e abitudini. Chi invece sceglie di resistere, impegnandosi a difendere il proprio matrimonio e a restare fedele alla famiglia, finisce spesso per sperimentare una forma dolorosa di isolamento sociale. Si viene gradualmente esclusi dalle uscite, etichettati come persone “pesanti” o poco libere, fino a trovarsi di fronte a un bivio ingiusto, ossia assecondare le dinamiche delle nuove cerchie amicali per non rimanere soli o tutelare la propria casa al prezzo dell’emarginazione.
Il problema non riguarda solo le chiacchiere, ma il modo in cui queste frequentazioni entrano nella vita di tutti i giorni. Chi sta vivendo difficoltà coniugali o c’è già passato tende a credere che tutti i matrimoni siano destinati a fallire o che tutti, prima o poi, tradiscano o pensino solo a se stessi. In questo modo si finisce per giudicare male anche il coniuge dell’amico. Inoltre, aperitivi continui, chat segrete e uscite fino a tardi creano una vita parallela che allontana dalla famiglia, facendo passare certi comportamenti scorretti come qualcosa di normale e perdonabile.
La situazione peggiora quando il legame di coppia comincia a vacillare sul serio per colpa di queste abitudini. Sul piano psicologico scatta un meccanismo potente, noto come dissonanza cognitiva. Quando le proprie azioni contraddicono i valori morali e le promesse fatte nel matrimonio, nasce un profondo senso di colpa, e per soffocarlo ci si convince ostinatamente che la separazione sia l’unica scelta giusta e necessaria. Dietro questa corazza si celano un disperato bisogno di approvazione esterna da parte dei nuovi amici e una profonda incapacità di gestire la solitudine interiore e il vuoto emotivo, che si cerca illusoriamente di colmare con serate e distrazioni superficiali.
Di fronte alla richiesta di parlarsi chiaramente e a cuore aperto, chi si è lasciato trascinare spesso si rifiuta di affrontare la discussione. C’è la paura di ammettere i propri sbagli e di perdere il controllo della situazione. Piuttosto che riconoscere le proprie colpe, si preferisce ribaltare la situazione, puntando il dito contro il partner e accusandolo ingiustamente delle stesse cose che si stanno facendo di nascosto, solo per trovare una scusa e sentirsi a posto con la coscienza.
In alcuni casi, pur di avvalorare la narrazione del gruppo, giustificare la scelta di rompere il legame o crearsi un alibi morale davanti agli altri e alla propria coscienza, si arriva persino ad accusare ingiustamente il partner di violenze mai avvenute. Si tratta di un comportamento manipolatorio e puramente difensivo, con cui ci si dipinge come vittime pur di non doversi assumere le proprie responsabilità né fare i conti con la propria leggerezza.

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