WASHINGTON — “Lanciare un terzo partito è ridicolo.” Donald Trump non usa mezzi termini nel commentare l’iniziativa di Elon Musk, che nei giorni scorsi ha annunciato l’intenzione di dare vita a una nuova formazione politica alternativa ai due grandi blocchi tradizionali.
Il presidente degli Stati Uniti, interpellato dai giornalisti sull’ipotesi di una “terza via” guidata dal patron di Tesla e SpaceX, ha liquidato l’idea come “confusionaria” e, in definitiva, controproducente. “Un terzo partito non funziona — ha aggiunto Trump —. Non ha mai funzionato in questo Paese.”
Il riferimento è alle numerose esperienze di movimenti indipendenti o alternativi ai Democratici e ai Repubblicani, che nella storia degli Stati Uniti hanno raramente avuto un impatto duraturo a livello nazionale, finendo perlopiù per erodere consensi senza incidere concretamente sugli equilibri politici.
Le parole di Trump arrivano in un momento in cui Musk sembra voler capitalizzare il proprio seguito mediatico per entrare più direttamente nella sfera politica, con toni critici sia verso l’establishment democratico sia verso parte del Partito repubblicano. Una mossa che rischia però, secondo il presidente, di frammentare il campo conservatore e indebolire le chance repubblicane alle prossime scadenze elettorali.
L’affondo di Trump non è solo politico, ma anche strategico: dietro la sua dichiarazione c’è il timore, nemmeno troppo celato, che un’iniziativa del genere possa attirare consensi tra gli elettori indipendenti o scontenti della destra tradizionale, proprio nel momento in cui il presidente cerca di consolidare la sua leadership e proiettare un’immagine di unità e forza.
In un sistema elettorale come quello statunitense, dominato dal duopolio dei due grandi partiti, l’avvertimento di Trump suona come un monito non solo a Musk, ma a chiunque voglia sfidare l’architettura consolidata della politica americana. E, come sempre, il presidente lo fa con parole semplici, taglienti e destinate a lasciare il segno.
