15 Agosto 2026, sabato
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Delitto di Garlasco, nuova battaglia sull’impronta 33: “Non sangue, ma solo sudore”

I consulenti della difesa di Andrea Sempio contestano la ricostruzione della Procura: "Impronta fisiologica, nessuna traccia ematica". E mettono in dubbio l’attribuzione stessa dell’impronta. In arrivo osservazioni anche dai legali di Stasi.

Delitto di Garlasco, la difesa di Andrea Sempio respinge l’accusa: “Quell’impronta è sudore, non sangue”

Nel delicatissimo mosaico del delitto di Garlasco — l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 — torna sotto i riflettori la cosiddetta impronta 33, ritrovata sul muro della scala che conduce alla cantina dove fu rinvenuto il corpo della giovane. Secondo i consulenti nominati dalla difesa di Andrea Sempio, oggi indagato per l’omicidio, quella traccia non sarebbe sangue, ma semplice sudore lasciato da un normale contatto fisiologico.

A sostenerlo sono due esperti noti nell’ambito forense, Luciano Garofano e Luigi Bisogno, incaricati dagli avvocati di Sempio, Massimo Lovati e Angela Taccia. In un’integrazione tecnica depositata nelle ultime ore, i due professionisti contestano apertamente le conclusioni della consulenza disposta dalla Procura, secondo cui quella traccia sarebbe ematica e riconducibile proprio a Sempio.

“Errore interpretativo e metodo scorretto”

Garofano e Bisogno parlano esplicitamente di un “pregiudizio interpretativo” da parte dei consulenti dell’accusa, accusati di essersi discostati dai protocolli scientifici comunemente accettati. Nel dettaglio, si contesta l’analisi delle cosiddette “minuzie”, ovvero i punti caratteristici delle impronte, che secondo i tecnici della difesa sarebbero state confuse con mere “interferenze murarie”: cioè, segni del muro e non strutture papillari.

Già nel 2007 il RIS escluse la presenza di sangue

A rafforzare la tesi difensiva, anche un passaggio delle indagini originarie. Garofano e Bisogno ricordano che già nel 2007 il RIS escluse che l’impronta fosse insanguinata. Inoltre, l’intonaco contenente la traccia — rimosso per ulteriori accertamenti — non fu mai recuperato, rendendo oggi impossibile ogni verifica diretta.

Per la difesa, la natura della macchia è inequivocabile: nessun sangue, ma sudore. Inoltre, l’attribuzione della stessa ad Andrea Sempio non sarebbe supportata da elementi sufficienti. La sovrapposizione tra l’impronta 33 e quella del giovane indagato, spiegano i consulenti, non reggerebbe nemmeno tenendo conto delle tolleranze consentite nelle analisi biometriche.

Una traccia “involontaria e composita”

Secondo l’interpretazione fornita da Garofano e Bisogno, la traccia sarebbe stata lasciata in almeno tre fasi distinte, e in maniera “involontaria e composita”. Una dinamica che, se confermata, metterebbe ulteriormente in discussione l’ipotesi accusatoria di un’impronta lasciata in un contesto violento o concitato.

Dubbi sul software e sulle minuzie attribuite

Un altro punto sollevato nella consulenza riguarda l’eventuale uso di software automatici da parte dei consulenti della Procura per identificare i 15 punti caratteristici dell’impronta. Una tecnica che, secondo i due esperti della difesa, non sarebbe adeguata per impronte parziali o deboli come la 33, poiché rischierebbe di generare errori di sovrapposizione e attribuzioni non fondate morfologicamente.

Quanto alla corrispondenza con l’impronta di Sempio, solo cinque minuzie — secondo la difesa — potrebbero teoricamente coincidere, ma anche queste sarebbero “in discussione”; le restanti sarebbero invece riconducibili a semplici irregolarità della superficie muraria.

Anche i consulenti della famiglia Poggi escludono Sempio

Ulteriore elemento di peso a favore della linea difensiva è una consulenza tecnica, depositata di recente dai legali della famiglia Poggi, che a loro volta non attribuiscono con certezza l’impronta 33 ad Andrea Sempio. Una convergenza che, pur partendo da presupposti differenti, contribuisce ad aumentare le perplessità sull’identificazione.

In arrivo nuove osservazioni dalla difesa di Stasi

Nel frattempo, si prepara a intervenire anche la difesa di Alberto Stasi, l’ex fidanzato di Chiara Poggi già condannato in via definitiva per l’omicidio. I suoi legali stanno per depositare una nuova serie di osservazioni tecniche, con l’obiettivo di sollecitare la Procura ad approfondire la natura dell’impronta. Secondo loro, la 33 apparirebbe “densa e carica di materiale biologico”, con caratteristiche compatibili con una traccia di sangue.

Una prova controversa, ancora senza verità condivisa

A distanza di quasi due decenni, il delitto di Garlasco continua a generare dubbi e scontri tecnici. La “verità” sull’impronta 33 — e sulla sua reale natura — resta ancora sospesa tra interpretazioni divergenti. Ma proprio questa traccia potrebbe rivelarsi uno degli ultimi nodi cruciali da sciogliere in una delle vicende giudiziarie più discusse del Paese.

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