MILANO – Serviranno ancora due mesi per accertare se Alessia Pifferi, condannata all’ergastolo in primo grado per l’omicidio della figlia di 18 mesi, fosse realmente capace di intendere e volere al momento dei fatti. La Corte d’Assise d’Appello di Milano ha infatti concesso una proroga ai consulenti incaricati di redigere la nuova perizia psichiatrica, fissando al 27 agosto il termine per il deposito della relazione. I tre esperti nominati — lo psichiatra Giacomo Francesco Filippini, la neuropsicologa Nadia Bolognini e il neuropsichiatra infantile Stefano Benzoni — sono chiamati a valutare l’eventuale presenza di un disturbo cognitivo nella donna, come sostenuto dalla difesa.
Secondo quanto stabilito oggi in udienza, i periti verranno ascoltati in aula il 24 settembre, mentre per il 22 ottobre è attesa la possibile pronuncia della sentenza d’appello.
Nel processo di primo grado, i giudici avevano ritenuto Pifferi pienamente capace di intendere e volere quando, nel luglio 2022, lasciò la figlia Diana da sola in casa per sei giorni, causando la morte della piccola per stenti. Una decisione maturata in un quadro di apparente normalità, ma che la difesa della donna continua a ritenere incompatibile con un equilibrio psichico.
A margine dell’udienza è intervenuta anche Viviana Pifferi, sorella dell’imputata e parte civile nel processo: “Se dovessero dichiararla incapace, non ci crederei”, ha dichiarato ai giornalisti. Visibilmente provata, ha ricordato come tra poche settimane ricorrerà il terzo anniversario della tragedia: “Il nostro cuore è spezzato a metà. Quando cammino per strada e sento il caldo di questi giorni, non posso non pensare a quella bambina sola nel lettino, mentre la madre era fuori a divertirsi…”.
Un dolore che il tempo non attenua, mentre la giustizia cerca di far luce definitiva sulla vicenda.
