Alberto Stasi resta in semilibertà. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, che ha respinto il ricorso presentato dalla Procura generale presso la Corte d’Appello di Milano contro l’ordinanza del Tribunale di sorveglianza, datata 9 aprile 2025, che aveva concesso allo stesso Stasi la misura alternativa al carcere.
La decisione, resa nota nella giornata di lunedì, conferma dunque la possibilità per l’unico condannato in via definitiva per il delitto di Garlasco — l’omicidio dell’allora 26enne Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 — di continuare a beneficiare del regime di semilibertà. Alberto Stasi, oggi 41 anni, sta scontando una pena di 16 anni di reclusione.
Il caso, tra i più controversi e seguiti della cronaca nera italiana degli ultimi decenni, torna intanto a far parlare di sé anche sul piano investigativo. È infatti in corso un nuovo, ampio incidente probatorio, con l’analisi di trenta fogli di acetato contenenti una cinquantina di impronte rilevate all’epoca sul luogo del delitto.
Dalle prime verifiche condotte dai consulenti delle parti sui dati finora acquisiti, non emergerebbero elementi genetici comparabili. Non sarebbero state trovate tracce di DNA utilizzabili nemmeno sull’impronta numero 10 — quella sulla porta d’ingresso dell’abitazione di via Pascoli, da sempre considerata dagli inquirenti una possibile “firma biologica” del killer.
Le analisi sono tuttora in corso e saranno oggetto di ulteriori accertamenti, ma al momento non sembrano profilarsi nuovi elementi in grado di riaprire la vicenda giudiziaria sotto un profilo sostanziale.
Intanto, con la conferma della semilibertà da parte della Cassazione, Stasi continuerà a uscire durante il giorno per lavorare, rientrando la sera nella struttura detentiva. Una misura concessa dopo più di dieci anni di carcere, sulla base dei percorsi trattamentali seguiti e della condotta tenuta durante l’espiazione della pena.
